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Ansia da esami e università (166256)

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on . Postato in Ansia, Stress, Panico | Letto 304 volte

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Angela, 27

La mia Storia: Buongiorno, e grazie in anticipo per il servizio offerto.
Sono una ragazza di 27 anni, che da 4 anni circa è affetta da sclerosi multipla e per questo motivo ho dovuto abbandonare l'università per due anni. Ho poi ripreso sostenendo alcuni esami anche con buoni voti, ma dopo l'ultimo, tra l'altro andato benissimo, ho avuto un blocco e ogni volta studio come una forsennata per poi rispondere all'appello e scappare perchè non riesco a reggere lo stress.Studio con largo anticipo, ma arrivo sempre con l'acqua alla gola perché tendo ad essere troppo maniacale e dovermi ricordare tutto. Questo mi carica di molta ansia e l'idea di non prendere almeno 28 mi fa sentire inutile. Soffrivo di ansia anche prima della malattia, ma una volta arrivato il giorno dell'esame mi rassegnavo a sedermi, e una volta che mi trovavo davanti al professore mi rilassavo e parlavo tranquillamente.Faccio delle sedute psicologiche da due anni, in cui ho dovuto trattare argomenti che avevo sepolto e mai affrontato seriamente. A 14 anni ho avuto una brutta esperienza con un uomo molto più grande di me, sentivo di aver deluso i miei genitori e mi sono impegnata in maniera ossessiva nello studio quasi per farmi perdonare. Mi sono diplomata col massimo dei voti e l'encomio, giocavo a pallavolo (la mia unica valvola di sfogo) suonavo il violino e clarinetto e mi sentivo realizzata, ma soffocata dai mille impegni e responsabilità di cui mi ero caricata.
Dopo il liceo ho deciso di trasferirmi a Roma per studiare Lettere alla Sapienza, la facoltà mi piaceva, ho trovato delle coinquiline fantastiche e impeccabili nello studio, mi sentivo che anche io dovevo tenere quei ritmi e mi ci sono buttata a capofitto. Tutto questo è andato avanti fino ai 24 anni fino alla malattia che ho accettato, ma comunque mi ha fatto sprofondare in uno stato di angoscia per le cose a cui ho dovuto rinunciare. Sono tornata in Sardegna, vado a Roma solo per fare gli esami, faccio tutta questa fatica e poi scappo, ritrovandomi a mentire ai miei per non deluderli.Se penso di lasciare gli studi mi sento meglio, ma so che sarebbe una felicità effimera, come quella che provo quando decido di non sostenere l'esame, al momento sto meglio, ma dopo ansia, nervosismo, paranoie e notti insonni, sentendomi incapace e stupida per non riuscire a fare qualcosa che prima facevo, con difficoltà, ma riuscivo a mettermi in gioco.
Ora mi ritrovo in un baratro profondo. Le mie sedute psicologiche mi hanno aiutato per molti aspetti, ma non c'è verso di risolvere la questione università. Mi sto rassegnando all'idea di rivolgermi a uno psichiatra anche se l'idea di prendere psicofarmaci mi terrorizza. Non ho obiettivi, mi sento senza speranza e scoraggiata, mi arrovello il cervello domandomi come è possibile che sia arrivata a questo punto.Non so più cosa fare, per di più la mia frustrazione cresce quando mi sento dire che fare un esame è la cosa più semplice del mondo e che non c'è motivo di reagire così. Io mi sento morire in quel momento. Vorrei capire meglio il da farsi, sono disperata.
Vi ringrazio per l'attenzione


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Gentile Angela, innanzitutto bisognerebbe fare un po’ di ordine nei tuoi pensieri e di conseguenza nella tua vita. Il tuo voler studiare in maniera assidua e quasi maniacale, potrebbe celare dei sensi di colpa per un passato mai elaborato (la delusione data ai tuoi genitori per una storia con un uomo più grande) e che ancora tormenta la tua vita attuale. Questo studio così accanito, in realtà non è altro che un modo per autopunirsi e ciò non porta a nulla di buono. Ciò che potrei consigliarti, è pensare cosa potrebbe realmente renderti serena e felice, perché un buon voto di un esame, per quanto possa rendere felice, non basta per far ripristinare quel senso di equilibrio e di benessere psico-fisico. Quindi, ritornando alla mia frase iniziale “bisognerebbe fare un po’ di ordine nei tuoi pensieri e nella tua vita” era riferita proprio al fatto di capire in realtà cosa vuoi tu dalla tua vita e cosa realmente ti può rendere felice e serena. Il compiacere gli altri e l’autopunirsi per dei sensi di colpa, o il riempirsi di impegni fino allo sfinimento, non possono che portarti ad incrementare il tuo malessere. Ti consiglio anche un percorso di psicoterapia per aiutarti a ripristinare l’equilibrio perso. Un saluto.

 

(Risponde la Dott.ssa Ilaria Palumbo)

 

Pubblicato in data 20/07/2015

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