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Ansia e attacchi di panico, mancanza di figura paterna (109851)

on . Postato in Ansia, Stress, Panico | Letto 198 volte

Annalisa 22

Quando avevo 12 anni i miei si separarono, da quel momento la mia vita non ebbe più un senso, non ebbi più uno scopo e in me si aprì una voragine, un vuoto che non sono mai più riuscita a colmare. Già da prima della separazione, mio padre non era molto presente in casa, ma c'era, comunque, e questo contava più di ogni cosa! Mia madre, mio fratello (più grande di me) ed io andammo a vivere dai miei nonni materni. Era l'inizio dell'estate ed ero sola. Nel trasferirmi avevo perso tutti i miei amici, mio fratello non c'era (da un lato era una fortuna, visto che quando c'era mi picchiava, mi maltrattava,ecc), mia madre era a lavoro tutto il giorno, andava via la mattina presto e ritornava che già ero a letto e mio padre, seppure in un primo momento manteneva l'impegno di venirci a trovare una volta a settimana, pian piano lo vedevamo sempre più di rado. E' andata così per molti mesi. Passavo interi pomeriggi davanti alla tv, anche quando ripresi la scuola, non riuscivo neppure a studiare e restavo appiccicata al televisore. Allora, scoprì il senso della frase "il silenzio dice più di mille parole"; ero triste e sola, quando spegnevo la tv per provare a studiare, mi sentivo sprofondare, attorno a me il nulla... avevo troppa paura di quel silenzio, mi faceva troppo male. Arrivò di nuovo l'estate e feci amicizia con una ragazzina che abitava accanto a me. Avevamo l'usanza di incontrarci in un terreno vicino casa, noi e altri fanciulli. Il proprietario è uno zio di mia madre che ci permetteva di stare lì. Ci viziava, ci offriva la merenda, la cioccolata e noi eravamo contente. Più in là però, con me si ripagò molestandomi: mi toccava e pretendeva che lo toccassi e altri particolari che preferirei evitare. Mi minacciò e si fece giurare che non avrei detto nulla a nessuno e, infatti, non l'ho mai fatto e mi sono tenuta tutto dentro. Non andai più lì e, come se nulla fosse mai successo, non pensavo mai all'accaduto, quindi non vi trovavo nulla di grave. Gli anni passavano e mi ritrovai subito alle scuole superiori, dove la mia depressione crebbe ancor di più. Il mio disagio interiore faceva si che i miei voti a scuola fossero criticabili, ma a rendere l'opera ancora peggiore erano le discriminazioni, i maltrattamenti e le umiliazioni ricevute da parte delle mie compagne e da parte dei miei professori, a causa di alcuni accadimenti, che riguardavano anche una mia compagna di classe. Cominciai a fare uso di alcool e a fumare, marinavo la scuola, venni bocciata e odiavo me stessa per aver permesso ad altri di trattarmi come uno straccio. Di questa cosa ne erano a conoscenza solo le mie amiche e la mia famiglia non si è mai accorta di nulla, nè del bere, nè della depressione. Avevo imparato a nascondere i miei reali stati d'animo. Forse non volevo essere un peso o forse ero semplicemente orgogliosa, chi lo sa!? Più passava il tempo e più andavo un disastro a scuola, fino a chè decisi di lasciarla. Da allora sono passati tre anni. Cominciai subito a lavorare al fianco di mio zio. Era da un annetto che ero diventata totalmente indifferente a tutto ciò che accadeva, nulla mi toccava, mi scivolava tutto addosso. Probabilmente fu opera di un meccanismo che si instaurò in me, quando dissi a me stessa che non volevo più soffrire. Negli ultimi mesi di scuola mi disperavo, perchè mi ero resa conto di questa cosa e pregavo Dio di ridonarmi la capacità di sentire emozioni. E un giorno, mentre ero a lavoro, commisi un errore e così riscoprì cosa significava piangere. Piansi per tutto ciò per cui non l'avevo fatto, piansi per ciò che avevo perso, per ciò che avevo fatto, ecc. Nel corso di questi tre anni ho cominciato a matuare, a responsabilizzarmi, a riparare a qualche malefatta. Da un anno però, la mia vita è diventata un inferno, perchè ho cominciato a soffrire di ansia e attacchi di panico. In principio mi era difficile addirittura attraversare la strada. Avevo paura di tutto, anche di dormire, solo che non sapevo fosse ansia, ceredevo che i miei mal di testa, i dolori allo stomaco, quella continua astenia, ecc, fossero frutto di un malessere fisico e ci sono voluti mesi prima che sapessi dargli un nome. Ciò che vorrei chiedervi è il perchè della presenza della mia ansia, perchè il panico, da cosa nascono?? E la mia paura del sesso, da cosa è provocata? Quanto l'assenza di mio padre c'entra in tutto ciò. Semplice timore per il sesso, semplice mancanza di fiducia verso gli uomini o diversità? Mi auguro che possiate dar risposte a tutte le mie domande, nella speranza, però, che esse non spingano ad altre domande, ma che siano sincere e dirette al nocciolo del mio problema, che sto tentando di risolvere già da un anno e che non voglio si prolunghi oltre. Grazie della vostra attenzione.

Cara Annalisa, cercherò di rispondere qui di seguito alle tue domande sperando di essere chiaro e diretto come tu ti aspetti. Chiedi "il perchè della presenza della mia ansia, perchè il panico, da cosa nascono". Le cause degli attacchi di panico sono spesso dovute ad un forte accumulo di stress che può essere dovuto a diversi fattori. Dopo aver subito il primo attacco di panico di solito la persona si preoccupa e comincia a temere che gli possa tornare un altro attacco di panico: ecco che allora si innesca il circolo vizioso del panico; ossia la paura della paura. Ovviamente più la persona teme che gli possa tornare questo strano attacco di panico e più è probabile che l'attacco torni. E' come una profezia che si autoavvera... il panico viene quindi alimentato dalla paura: è come un fantasma, più uno ne ha paura e più ci scappa e più il fantasma diventa grande; ma se uno affronta il fantasma e lo tocca esso svanisce. Come diceva Oscar Wilde "ognuno crea la sua realtà che poi subisce". In questi casi la soluzione migliore è rappresentata dalle terapie brevi come ad esempio quella cognitiva-comportamentale e l'approccio ipnotico breve ericksoniano. Tieni presente che l'evitamento è un fattore che tende a peggiorare il tuo disturbo: quindi dovresti cercare di affrontare le situazioni. Poi chiedi "E la mia paura del sesso, da cosa è provocata? Quanto l'assenza di mio padre c'entra in tutto ciò. Semplice timore per il sesso, semplice mancanza di fiducia verso gli uomini o diversità?". Tutte le cose di cui abbiamo paura nascono dal fatto che non le conosciamo bene e a fondo. Quando le conosciamo bene e a fondo allora le cose smettono di farci paura. La paura è in fondo una emozione primaria, ossia innata, e ha lo scopo di difenderci in situazioni percepite come minacciose, ovvero la paura ci consente di prelevare e utilizzare tutte le nostre risorse ed energie in modo da farci affrontare al meglio la situazione. Inoltre l'esperienza traumatica che hai subito da ragazzina ha certamente una parte importante in questa tua paura, ma ciò non vuol dire che per superarla tu debba rivivere il trauma, anzi! lo devi superare... L'assenza di tuo padre avrà un certo peso ma non penso abbia senso soffermarti su questo punto: ha senso invece dirti che tu PUOI FARCELA A CAMBIARE. Ti lascio con una frase di Neruda che risponde bene al tuo ultimo quesito "Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce". Un saluto.

(risponde il Dott. Fabio Gherardelli)

Pubblicato in data 23/01/08

 

 

 

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