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Attacchi di panico (010032)

on . Postato in Ansia, Stress, Panico | Letto 147 volte

Denise,22 anni

La mia richiesta è piuttosto semplice in verità, vorrei sapere se ho bisogno di essere seguita da uno specialista. Non sono ipocondriaca e ho sempre cercato di uscire dai miei problemi da sola ma credo che i risultati siano ben pochi. Soffro di attacchi di panico da quando avevo 13 anni, sono iniziati in maniera lieve ma poi ho cominciato ad aver paura di prendere il trenino per andare al liceo, poi di prendere l'autobus dopo il trenino, di stare a scuola troppe ore, di essere interrogata, di non potere andare in bagno quando volevo(non so perchè ma dovevo poter andare in bagno almeno due volte all'ora), paura di fare tragitti in auto troppo lunghi(tanto che potevo recarmi solo in luoghi a me familiari)e così via.
Alla fine non riuscivo ad uscire dalla mia stanza, mia madre mi trascinava alla stazione sperando di farmi reagire e spesso mi buttavo ai suoi piedi in ginocchio pregandola di farmi restare a casa, potete ben immaginare come abbia influito sulle mie relazioni sociali. Ero una ragazzina molto sola, per il primo anno di liceo ho fatto più di ottanta assenze e passavo quasi tutto il tempo in camera mia. Durante l'estate uscii di casa sì e no due volte. Non avevo amiche e i miei che non sapevano che pesci prendere mi dicevano che era perchè ero snob, mah. So che non lo facevano per cattiveria ma sentirsi incompresi faceva comunque molto male. Fatto sta che andai a qualche seduta da una psicologa che non risolse un bel niente, ci parlai tre volte in tutto e poi mi rifiutai di continuare ad andarci. Non mi chiedeva nulla di me e io le mentivo spudoratamente. Cominciarono a darmi qualche ansiolitco e così più o meno riuscii a fatica ad andare a scuola. Ma il panico continuava, provai ad andare in gita scolastica convincendomi che ce l'avrei fatta, presi persino l'aereo(cosa che tutt'ora mi terrorizza)tranquillamente.
Ma la notte credo che l'ansia accumulata mi sia esplosa e mi sono svegliata in piena notte non riuscendo a respirare, dovevo vomitare, andare in bagno, tutto insieme. Credevo di morire. Volevano rimpatriarmi. Superata l'adolescenza sono diventati più sporadici(uno al mese)ma è costante la paura che uno mi assalga da un momento all'altro. Ho notato che sono più frequenti in corrispondenza della fine di una relazione o di un diciamo trauma sentimentale(ad es. scoprire dopo anni che un mio ex mi aveva tradito quando stavamo insieme), e succede anche se non sono relazioni importanti o durature.
Da un anno non avevo avuto più attacchi di panico significativi(l'ultimo era stato destabilizzante ed ero rimasta almeno tre giorni in un stato vegetativo e confusionale)e invece la settimana scorsa così dal nulla mi è venuta una crisi di panico spaventosa.
Tanto da costringere mio padre alle tre di notte a venire a prendermi e portarmi un ansiolitico a casa del mio ragazzo, visto che non riuscivo a uscire dal suo bagno nè a farmi riaccompagnare a casa da lui. Non so perchè, almeno prima avevano una seppur vaga ragione che riuscivo a intuire(delusioni, difficoltà di socializzare, fragilità, paura del futuro)invece adesso è arrivato mentre mi trovo forse nel periodo più felice della mia vita. Ho l'occasione di fare quello che voglio, sto facendo un lavoro che mi piace, il mio ragazzo mi ama ed è una persona meravigliosa, perchè non sono tranquilla? Mi sento come se fossi sempre destinata a perdere. Nove anni sono troppi e mi sento stanca, stupida e debole. Non so se siano ereditari(mia madre ne soffre)o dovuti a dei traumi infantili che non sono mai riuscita ad affrontare del tutto. Non credo neppure che continuare a farmi prescrivere lo xanax o lexotan e prenderli senza controllo sia una cosa saggia da farsi. Cosa devo fare? Mi dicono che esagero a voler andare da un terapeuta ma solo io so quello che passo e che provo in quei momenti.
Ringrazio comunque della cortese attenzione.

Carissima Denise, non mi sembra affatto che tu sia stupida, forse hai qualche debolezza che fai fatica ad accettare, ma soprattutto è un bene che tu sia stanca: nove anni sono tanti e finalmente non ne puoi più. Questo è un ottimo presupposto per iniziare un lavoro terapeutico, che effettivamente è la cosa migliore da fare in questi casi. Gli attacchi di panico sono una "malattia da compressione", sono cioè frequenti nelle persone che sono abituate a tenere sotto chiave le proprie emozioni e i propri stati d'animo, in particolare le proprie paure e le proprie "debolezze". Per essere più precisi, l'attacco di panico non è la malattia, ma il sintomo; vale a dire il segnale, la spia, che qualcosa non va all'interno e che bisogna fare qualcosa per ristabilire un equilibrio tra il proprio mondo emotivo ed i comportamenti. Per questo la terapia è una cosa importante, soprattutto se non si tratta di una terapia che intervenga soltanto sul sintomo quanto su ciò che lo determina (vanno bene tutte le terapie non sintomatologiche, dall'analisi alla terapia gestalt a quelle più esperienziali). Insomma, è bene che tu vada a scandagliare il tuo mondo interno, per capire come mai nella vita ti sei trovata costretta a soffocare così tanto l'espressione di te stessa e a limitare dunque la tua libertà .... I farmaci possono aiutare ad andare avanti, ma come hai avuto (purtroppo!) modo di constatare, non risolvono, perchè non intervengono sulle cause. Perciò Denise, proprio ora che vivi una situazione felice, mi sembra un buon momento per iniziare un lavoro su di te, che peraltro non è una cosa così mostruosa o riservata ai matti. Di solito si tratta di un lavoro assai piacevole e adatto alle persone curiose, perchè all'interno di noi stessi si scoprono mondi sconosciuti e affascinanti che possono si fare paura, ma una volta contattati e conosciuti offrono infinite possibilità e nuove aperture. Soprattutto, non fanno più paura. Trova un terapeuta che ti piaccia, e inizia il tuo viaggio. Ne sarai contenta.

 

( risponde la dott.ssa Elisabetta Corberi )

 

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