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Attacco di panico (147658 )

on . Postato in Ansia, Stress, Panico | Letto 182 volte


Lucrezia, 23

 

Gentile Dottore,
sono una ragazza di 23 anni, studentessa. Credo di avere un problema.
Quando avevo 17 anni ho iniziato ad accusare degli strani sintomi che inizialmente sembravano legati a un disturbo al cuore, ma dopo ecografie che non mostravano nulla di anomalo, a mia mamma è venuto in mente che ciò che avvertivo sarebbe potuto essere un attacco di panico.
Detto questo, c'è stato qualche episodio di ansia, che è andato via via sparendo senza che facessi nulla di particolare: solo l'idea di essere non sola mi aiutava a fare sparire i sintomi.
L'anno scorso, periodo primaverile, è tornato un attacco di panico, ma non generante ansia o terrore, ma simulante uno svenimento.
Ero a casa del mio ex ragazzo, ricordo bene la situazione. Da quel momento è stato tremendo, perchè hanno iniziato a susseguirsi senza termine, quotidianamente.
Il mio ragazzo, studente di psicologia, ha cercato in un qualche modo di aiutarmi, facendomi parlare, sfogare, distrarre in quei momenti. A posteriori mi rendo conto che era proprio lui una delle cause dei miei attacchi, il suo costante egoismo, la paranoia, il suo essere possessivo e scettico nei confronti della mia integrità morale.
Sono partita per un esperienza all'estero (decisa un anno prima), ho lasciato il mio ragazzo e gli attacchi sono spariti completamente.
E'stato indubbiamente il periodo più bello della mia vita.
Sono tornata in Italia. Mesi dopo, sotto esami ho avvertito dei formicolii o dolorini che mi portavano ansia, nulla di serio.
Ora sono fuori dall'Italia, per un'altra esperienza di studio all'estero.
Un po? per la lontananza e la solitudine, un po' perchè mi sento offesa (per tutte le paranoie nei confronti della mia presunta non serietà) dal matrimonio del mio ex (cosa che mi fa imbestialire, mi sento un'idiota per aver passato un anno e mezzo a farmi sovrastare caratterialmente da una persona che si è andata a sposare dopo 6 mesi che ci siamo lasciati), un po' perchè sto concludendo i miei studi e so che presto inizierò a lavorare, ad affrontare la realtà e forse a dovermi scontrare col fatto che sono una ragazza normale, non un genio, e che dovrò lottare per i miei successi, per quanto abbia cercato di avere quante più esperienze possibili nell'ambito della mia formazione universitaria, per questi motivi ed altri ancora, ogni tanto inizio ad ascoltare troppo il mio corpo, a sentire dei dolorini nel mio petto e ad avere il terrore che mi potrebbe venire un infarto.
Sono una ragazza razionale ed intelligente e so che non succederà nulla, quindi cerco di calmarmi, o, se proprio l'ansia offusca il mio cervello, esco a fare un giro così da sentirmi piu sicura, tranquilla e protetta.
So che trattandosi di attacchi di panico, lievi o presunti, la cura migliore sarebbe quella di parlare con uno psicologo, ma non me la sento. Sono scettica, ho difficoltà ad ammettere di non riuscire a risolvere i miei problemi da sola. C'è qualcosa che potrei fare?
Avete qualche suggerimento o idea?
Vi ringrazio anticipatamene

Cara Lucrezia,
lei ci dice già tutto!
Ha un quadro ben chiaro ed è molto forte e brava ad aver affrontato fino ad ora, questa situazione.
Gli attacchi di panico infatti, sono difficili da gestire, perché inducono ansia e varie angosce, l'angoscia che si ripresentino gli attacchi, l'angoscia di morire, di avere un infarto, ecc.
Brava!
Brava anche nel aver compreso la situazione e i vari contesti ansiogeni.
Ci fornisce anche un quadro molto chiaro delle sue paure attuali e comprendo che siano legittime, in questa fase della sua vita.
Il punto quindi sta nella risoluzione definitiva. Ovvero lei continua ad affrontare le paure che le si presentano, sempre allo stesso modo, con gli attacchi di panico. Ogni volta passano con vari stratagemmi, ma poi si ripresentano.
Perché?
Questo capita perché evidentemente lei ignora i suoi bisogni emotivi e questi richiedono attenzione e devono manifestarsi con gli attacchi di panico, altrimenti lei li ignora. Forse lei cerca delle soluzioni pratiche, razionali, che lì per lì aiutano, ma non eliminano il problema alla radice, ma soprattutto non forniscono sufficiente attenzione alle emozioni che sta provando.
Credo che in lei ci sia molta rabbia e molta paura!
Il punto sta nel fatto che c'è anche una parte emotiva in lei e non può fare a meno di ascoltarla. Se ha "perso" come dice lei del tempo dietro a quel ragazzo, se si è lasciata denigrare sulla sua serietà ed integrità, c'è sicuramente un motivo, in fin dei conti noi entriamo in contatto solo con ciò che ci risuona.
Che lei lo voglia o no, ci sono delle parti in lei svalutanti, che non credono nelle sue capacità, che lottano fra essere eccezionale o normale, probabilmente si trova a lottare da sempre, con le aspettative di chi la circonda, con le aspirazioni, con molte cose che non le appartengono.
Deve tener conto però che non può scappare per sempre da sé stessa e forse è tempo di vedere dentro il proprio mondo emotivo, così da farne una risorsa invece che un limite.
Deve arrendersi e cedere, deve cedere il primato del razionale a favore di una parte emotiva che ora chiede più che mai attenzione.
Deve fidarsi e deve imparare a stare in relazione.
Primo passo quindi consiste proprio nel fare una consulenza psicologica, che non significa dare la propria vita in mano a qualcun altro, no, il capitano della sua barca è sempre lei, significa semplicemente accettare di essere accompagnata a vedere delle cose per lei sconosciute, significa fidarsi del fatto che ci sono persone che non le faranno male, fidarsi del fatto che lei è in grado di sentire il dolore che si cela dentro sé, senza esserne distrutta.
Insomma, l'unica via per la guarigione consiste in un atto di resa, l'accettazione dei propri limiti, del proprio bisogno d'aiuto.
Solo così, nascerà uno spazio dentro di sé che non darà più ragione degli attacchi di panico.
Non c'è solo la prestazione, la riuscita, l'essere eccezionali, accettati, c'è anche la serenità, la soddisfazione, il mondo emotivo, la fiducia, la passione .....
Non c'è solo la domanda "Ma cosa riuscirò a fare nella vita?", c'è anche "Io cosa desidero? Cosa provo?"

 

(Risponde la Dott.ssa Costantini Sabrina)

Pubblicato in data 04/09/2012

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