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Autostima, depressione, ansia (127930)

on . Postato in Ansia, Stress, Panico | Letto 196 volte

Carolina 30

Gentili esperti, sono una persona apparentemente normale, di piacevole aspetto, laureanda in legge, brillante all'occorrenza, informata e istruita. Sono ormai totalmente disinteressata a tutto quello che succede intorno a me, anche ai miei familiari e amici. Chiaramente faccio capire l'esatto contrario. Fingo da tantissimo tempo e a volte non so quale sia la realtà e quale la mia invenzione. Vorrei tanto tornare serena come una volta. 5 anni fa ho avuto una crisi forse depressiva durata a lungo: ho lasciato il mio fidanzato, non riuscivo più a studiare, non ho fatto esami per almeno 2 anni, per più di un anno non ho nemmeno lavorato. Ho perso molti chili e la capacità di essere felice. Ho molti corteggiatori ma mi sento orribile: ora frequento un ragazzo che non mi piace e che non stimo molto, ma nello stesso tempo sono a disagio in compagnia di persone che ammiro: non mi sento per nulla alla loro altezza e ho paura che mi giudichino una perdente. Effettivamente mi sento tale, nonostante sia riuscita a riprendere gli studi: ma in fondo mia madre mi ripete da almeno 20 anni che sono una fallita (non vinci sempre nello sport, non prendi sempre buoni voti..). a tratti sono riuscita a superare questa sensazione di inferiorità, ma da diverso tempo, non riesco neanche ad accettare i consigli di amici fidati: mi sembra di fargli pena e che mi debbano dare il contentino tentando di consolarmi.infatti ormai li evito volentieri ed esco raramente. a volte sono assalita da attacchi di invidia, poi mi sforzo di razionalizzare e quindi mi pento. ma mi sento pessima. Poche settimane fa ho perso mio padre, dopo una malattia di lungo corso e so benissimo che ora il mio dolore  richiede del tempo, ma la cosa orrenda è che spesso penso che finalmente posso utilizzare tale perdita come giustificazione di tutti i miei malesseri. Sono un mostro? Io volevo molto bene a mio padre! Ho paura di continuare a fallire in tutto ciò che faccio e di conseguenza si rallenta sempre tutto. Ho paura che non riuscirò mai a realizzare i miei sogni anche professionali: ne avevo tanti, ma ora mi sto praticamente rassegnando. Mi sembra tutto difficile e pesante, insomma non vedo il lieto fine, ma lo vorrei tanto. Mi piacerebbe fare una terapia ma vivo in un contesto in cui si pensa che andare in terapia equivalga ad essere pazzi. Ma forse lo sono davvero. Grazie

Gentilissima Carolina, da quello che mi scrive, penso che sia stato difficile per lei essere sempre all'altezza delle aspettative degli altri e come mi ha scritto, ha cercato tramite la razionalità di trovare una giustificazione a cio che faceva. A lei va bene tutto questo? Dalle sue affermazioni mi sembra di no. Mi dispiace della perdita di suo padre e come lei ha scritto, le ci vorrà del tempo per maturare dentro di se tale lutto. Nel contesto americano andare in terapia è una forma di apertura mentale, poiché solo persone non rigide, riescono a mettersi in discussione e ad ascoltarsi, decidendo cosa è meglio per se stesse. La sua idea di fare un percorso la vedo buona per lei e molto protettiva, valuti cosa è meglio per sè. Spero di aver dato risposta alla sua richiesta.

 

(risponde il Dott. Lorenzo Flori)

 

Pubblicato in data 26/11/08

 

 

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