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La mia vita con gli attacchi di panico [159220398587]

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on . Postato in Ansia, Stress, Panico | Letto 90 volte

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le risposte dellesperto

eleonora, 33

domanda

Buongiorno,

sono una ragazza di trentatré anni che, dall’età di tredici anni soffre di ansia, crisi d’ansia e d’attacchi di panico che, a lungo andare, sono diventati cronici.

Parlando della mia infanzia, fino ai quattro anni, ho dovuto fare fuori e dentro dall’ospedale, a causa di una malformazione (una displasia) congenita all’anca che mi ha portato a subire due interventi chirurgici nei primi anni di vita.

Fino ai quindici anni, poi, ho fatto il controllo annuale per vedere se tutto era a posto. Quello che è successo poi, per il resto della mia infanzia e per buona parte dell’adolescenza è quello che, mi ha portato a soffrire e di cui soffro ancora dei problemi sopra descritti (la causa di tutto ciò, però, l’ho scoperta solo all’età di vent’anni, durante una ricerca su Internet che ho voluto fare per scoprirne di più sul mio problema).

Tutto è iniziato con uno schiaffo, all’età di cinque anni mentre giocavo con i trucchi, da parte di mia madre che, vedendomi con la faccia tutta pasticciata, mi ha tirato uno schiaffo e, dopo avermi anche riempita di insulti, mi ha mandata a lavarmi la faccia.

Sulle prime sono rimasta stupita da questo suo comportamento perché, fino a quel momento, non mi aveva mai messo le mani addosso, ma con il tempo la cosa è degenerata e gli episodi di violenza fisica e psicologica si ripetevano quotidianamente, soprattutto al momento di fare i compiti, con schiaffi in faccia e sulla testa, pugni dati con forza e manrovesci sulla testa (tanto da ritrovarmi, sempre, con dei bernoccoli che cercavo, ogni volta, di coprire con i capelli, in modo che non si vedessero), morsi sulle braccia e insulti, tantissimi insulti.

Questa storia si è ripetuta fin all’età di sedici anni, per poi andare quasi ad esaurirsi (anche se altri sporadici episodi di violenza fisica e un po’ più spesso, di quella psicologica sono ancora avvenuti). Come vi dicevo un giorno ho voluto scoprire come mai mi succedesse tutto questo (alla prima psicologa dal quale ero andata, all’età di tredici anni, non ho avuto il coraggio di raccontarle le violenze perché mi vergognavo di apparire come una persona debole e, forse, in qualche modo, volevo “proteggere” anche mia madre) e quella ricerca mi ha aperto gli occhi. Così ho voluto avere un confronto con mia madre e raccontarle quello che avevo scoperto: apriti cielo! Ha cominciato ad urlare, dicendo che chi aveva scritto quelle cose erano dei pazzi (voglio precisare che ho fatto la mia ricerca su dei siti seri sul mondo della psicologia) e che non capivano niente perché sapevano raccontare solo bugie.

Dopo questa “breve” premessa vi racconto un po’ come si è svolta e si sta svolgendo la mia vita: all’età di sedici anni, dopo l’ennesimo attacco di panico, ho lasciato la scuola e ho provato ad inserirmi nel mondo del lavoro, ma senza successo perché durante i vari colloqui o non riuscivo a parlare perché ero in preda ad uno dei miei attacchi (anche se facevo il possibile per non darlo a vedere) oppure se mi veniva chiesto quali erano i miei punti di debolezza rispondevo che avevo spesso dei problemi d’ansia e di panico (ho voluto essere sincera sin da subito e dire di questi miei problemi perché credo che la sincerità paghi sempre).

Malgrado quello che mi ha fatto passare ero molto legata a mia madre e, da quando quasi tre mesi fa, è venuta a mancare improvvisamente, mi è crollato il mondo addosso e questa è stata la botta finale per la mia psiche: dormo poco e male, ho poca fame, l’ansia mi attanaglia per tutto il giorno (prendo i fiori di Bach, ma hanno poco o niente effetto), ho provato anche lo yoga, ma non ha funzionato e, ormai, non so più che cosa fare. Non sono sola, perché c’è mio padre (anche per lui è stata una brutta botta ed essendo anche lui un tipo ansioso, ma non per i miei stessi motivi, incanalo anche la sua ansia) che vive con me, ma mi manca la presenza di una figura femminile e materna.

Cerco, in qualche modo, di non dargli a vedere come sto realmente perché non voglio che si preoccupi ma poi, quando non mi vede e non mi sente piango per cercare di sfogare un po’ di quel dolore che ho dentro, ma nemmeno questo funziona. Sono stanca, stanca della vita, stanca di vivere, stanca di tutto: ho paura del futuro perché questi problemi non mi rendono autonoma ed una volta che sarò rimasta sola chi si occuperà di me?

Per farvi un piccolo esempio da molti anni non sono nemmeno in grado d’uscire da sola perché gli attacchi di panico e le crisi d’ansia mi rendono un pericolo sia per me stessa che per gli altri (quando mi vengono per strada perdo il senso della realtà, vado in confusione totale, non mi rendo conto di quello che faccio e rischio di finire investita o di causare qualche incidente. Infatti, l’ultimo psicologo dal quale sono andata e chi mi pagavo, finché mi sono potuta permettere di pagarmi le sedute, con i soldi che i miei zii e mia nonna mi davano per Natale e che mettevo da parte, mi ha confermato che è sempre meglio che, quando esco, ci sia sempre qualcuno con me e mia mamma era una di queste persone).

Scusate il lungo messaggio, ma ho cercato di riassumere (anche se c’è ancora moltissimo da raccontare), per quanto possibile, la mia vita. Sperando di ricevere un vostro parere su quanto vi ho raccontato,vi porgo distinti saluti.

Eleonora.

 

 


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risposta

Buonasera Eleonora.

Lei chiede un parere sulla sua situazione. Provo a risponderle tracciando prima la cronologia dei fatti riferiti.

0-4 problema congenito e sua gestione

5 anni schiaffo e insulti della mamma

5-16 anni violenze fisiche e psicologiche della mamma

13 anni inizio ansia e primi attacchi di panico: va dallo psicologo ma non riesce a confidare delle violenze della mamma

15 anni finiscono i controlli perbilnproblema congenito 16 anni lasvia la scuola cerca lavoro ma gli attacchi di panico la ostacolano

20 anni fa la ricerca sugli attacchi di panico e ne scopre la causa originaria nello schiaffo e vessazioni dei 5 anni

La storia che racconta descrive gli eventi che ha vissuto prevalentemente dalla nascita ai suoi 20 anni.

Dai 20 ai 33 cita la cronicizzazione degli attacchi di panico, il lutto di sua madre di tre mesi fa ed il crollo che ne è seguito ( dorme poco male ha poca fame ha l'ansia tutto il giorno non può parlarne con suo padre che pure protegge come ha fatto con sua madre quando ha taciuto le violenze subite di fronte allo psicologo a 13 anni e soprattutto è molto stanca della vita).

Anche se la sua richiesta di parere mette al centro di tutto gli attacchi di panico che sono cronici e invalidanti, il vero probelma ora è il lutto che mette in evidenza un'area prioritaria, cioè il legame con sua madre, che sta alla base degli attacchi di panico (tenuto conto anche del fatto che lei stessa ne individua l'origine nello schiaffo e atteggaiamento 'abusante' di auasua madre).

Il lutto ora non è un lutto che parla solo della perdita fisica di sua madre, ma anche della perdita di speranza di poter riaccomodare lenire il rapporto infantile con sua madre, di sentirsi da lei legittimata anche a parlare delle sue sofferenze con uno psicologo. Non ho tante informazioni su come sono stati gli ultimi 13 anni con sua madre. Sicuramente le era legata come sono legati tutti i figli ai prorpri genitori anche quando ricevono da loro invalidazioni violenze fiaichefiaichefisiche e psicologiche: in modo ambiguo.

Da una parte lo cerca per esserne protetta e dall'altro lo teme. Da una parte vorrebbe difendersene dall'altra vorrebbe difenderli..in una sorta di accudimento invertito forse destabilizzante. Suo padre è con lei ma lo sente fragile e non vuole permettersi di aggravarlo con i suoi dolori. Perciò come figlia rimane doppiamente sola. Non le mancherebbe solo una figura femminile ma anche una figura paterna protettiva.

L'attacco di panico da un certo punto di vista è il miglior modo possibile che il suo sistema psicobiologico dispone per trovare una difesa...la fuga o qualcuno che la accompagni.

Per risolvere gli attacchi di panico dovrebbe poter lavorare sui vissuti traumatici nella ralazione con sua madre e riscoprire le sue risorse quelle che l'ha portata avanti dai 20 ai 33 anni.

Non solo: in questo periodo di lutto le può essere di aiuto mettere a fuoco i migliori insegnamenti e i migliori doni che ha condiviso con sua madre. Quelli che può riconoscere senza l'ambivalenza del rapporto. Quelli in cui sua madre è stata davvero protettiva, una base sicura. Qualcuno ne troverà forse. Elencare le migliori qualità di sua madre.

E poi piano piano leggersi qualcosa sulla vittimizzazione infantile per violenze subite da parte di un genitore, quando anche l'altro non può intervenire efficacemente per un motivo o per l'altro nel difendere il figlio/figlia.

Se può, provi a farsi seguire da un esperto. Magari con formazione EMDR, ma è solo un suggerimento il mio.

Siamo a disposizione per qualunque altro approfondimento.

Un caro saluto e un abbraccio

 

dott.ssa Liuva Capezzani

 

Pubblicato in data 25/06/2020

 

 


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Tags: attacchi di panico

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