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La ricaduta (05238)

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Massimo, 40 anni

Gentilissimi,
circa 7 anni fa ho avuto il mio primo attacco di panico: da quel momento inizio un percorso terapeutico presso una struttura di day hospital psichiatrico: terapia a base di Seroxat (20mg die), Xanax (3 x 25 mg die per tre mesi con successiva dimunuzione dosaggio) e Tavor Expidet (al bisogno - da quel momento ho sempre avuto Tavor con me, anche non utilizzandolo). Dopo circa due anni ho diminuito i dosaggi fino ad interrompere la cura: morale della favola dopo qualche mese ero di nuovo in cura (a seguito di ripetute crisi): stessa struttura psichiatrica e stessi farmaci.
Nel periodo successivo le cose sono migliorate nettamente: avevo vinto le paure che mi accompagnavano dai primi attacchi (uscire da solo, viaggiare da solo). Alla fine dello scorso anno ho man mano diminuto i dosaggi di paroxetina fino ad interrompere l'assunzione.
Negli utlimi mesi è ricominciato l'inferno: vertigini, sbandamenti, paura di perdere il controllo, sensazione di svenimento, affanno, gambe deboli,e chi più ne ha più ne metta.
Non mi sono rivolto a specialisti, il mio medico curante per ora mi ha prescritto dello Xanax con immancabile Tavor (orosolubile) sempre con me e sempre a portata di mano (in realtà non ne assumo molto). Faccio molta fatica a recarmi al lavoro, a volte arrivo qui e vorrei andar via, scappare, a volte ho piccole crisi anche mentre sono a far spese o in giro per attività che in realtà dovrebbero rilassarmi. Come uscirne? di nuovo paroxetina e chissà per quanto...Sono stanco, vorrei condurre una vita normale, senza panico, senza malesseri, senza quest'ansia che mi accompagna sempre. Grazie per l'attenzione e per i consigli che potrte darmi.
Cordiali saluti
Massimo, mi stupisce che in tutti questi anni non le sia venuto in mente di intraprendere un percorso psicoterapeutico, oltre che psichiatrico. Il farmaco aiuta molto in questi casi, certamente. Attutisce, seda, smorza il sintomo (attacco di panico). Ma il farmaco non cura, nel senso più profondo del termine. L'attacco di panico è una manifestazione, intensa e drammatica, di un disturbo di natura psicologica.
E' un sintomo, nel senso che una situazione di annodamento interno, di conflitto e, quasi sempre, di eccesso di contenimento emotivo, a lungo andare può ingenerare un'esplosione emotiva, in particolare di paura, così forte da non poter più né nascondere né far finta di non sentire.
Insomma, il sintomo richiama, come sempre, l'attenzione, e segnala una situazione da risolvere nel proprio mondo interno. Come la spia sul cruscotto della macchina. Il farmaco spegne la spia....ma non risolve il problema che sta alla base. Dunque, Massimo, credo che la psicoterapia (psicoanalisi o psicoterapie di altra natura, a seconda delle sue propensioni) sia la strada giusta da intraprendere ora, inizialmente magari affiancata a quella farmacologica se i sintomi sono così forti.
Ricordando sempre che se c'è un sintomo psichico, c'è qualcosa che non sta funzionando nel nostro panorama interiore. Vale la pena dedicargli un po' più di attenzioni e scoprire quali siano i veri motivi delle proprie paure.

( risponde la dott.ssa Elisabetta Corberi )

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