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depressione (165964)

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Francesco, 23 (165964)

La mia Storia: Salve, sono un ragazzo di 23 anni che ha pochissima autostima e che frequenta l'università .Tra 8 mesi sarò fuoricorso e il fatto che mi fa stare più male è il mio poco impegno/dedizione nello studio che è fondamentale... Mi preoccupo solo gli ultimi giorni prima dell'esame. Ho dentro di me una grande paura di fallimento... che mi blocca e ha bloccato a dare degli esami. Probabilmente affiancata a questa paura c'è anche molta pigrizia/vagabondaggine,  non mi stimo e mi reputo già un fallito , una di quelle persone che molte volte vede come unica soluzione "il farla finita". La mia situazione familiare non è catastrofica ma non è neanche molto tranquilla, mio padre ha l'età di 51 anni è soffre di Parkinson, disoccupato da circa 3/4 anni e mia madre che porta avanti la "baracca". Ho dei sogni i quali però sembrano irrealizzabili.... ho una sempre una grande tristezza dentro di me, non vorrei deludere nessuno e tantomeno me stesso. Non so come risolvere questo problema....

 


Gentile Francesco,
credo che vivere con un padre affetto dal morbo di Parkinson e per di più disoccupato non sia affatto facile! La invito a domandarsi quanto questa situazione influisca sulla sua "grande paura di fallimento....che la blocca e l'ha bloccata a dare gli esami"...La prima cosa che farei, fossi nei suoi panni, sarebbe di vedere se non è proprio possibile evitare di finire fuori corso...in otto mesi si possono dare tantissimi esami se se ne ha lo stimolo, stimolo che dovrebbe provenire da lei che si confronta con la situazione che sta vivendo. Ho l'impressione, ma ovviamente non dispongo di informazioni che possano suffragare questa mia impressione/ipotesi, che lei abbia le risorse per concludere con successo l'iter universitario, ma che forse ha anche paura di finire gli studi e dover affrontare il tema della ricerca di un lavoro in un periodo nel quale tutta la comunicazione (mass media) continua a fornire panorami foschi per i giovani. Indipendentemente dalla situazione economica del paese, passare dalla condizione di studente a quella di lavoratore adulto, comporta assumersi responsabilità nuove che, talvolta, sembrano "gigantesche" e non sempre ci si sente di affrontare, e si è tentati di rimanere nella condizione di "studente". Le suggerirei di rivolgersi ad uno specialista (scegliendo, tra gli psicoterapeuti iscritti all'ordine degli psicologi della sua regione , chi offre il primo colloquio gratuito) per farsi aiutare a chiarire meglio quegli aspetti che le tendono difficile procedere.
Augurandole di realizzare almeno parte dei suoi sogni, la saluto.
S. Bertini

 

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(Risponde la Dottoressa Susanna Bertini)

Pubblicato in data 17/04/2015

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