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Depressione (5418)

on . Postato in Depressione | Letto 51 volte

Sira, 42 anni

Dopo molti mesi di resistenza -ho trascorso l'ultimo anno e mezzo a curarmi un carcinoma mammario - dopo aver affrontato cosi' una situazione complessa con molto coraggio e ottimismo, mi ritrovo oggi senza nessuna voglia di vivere.
Follia? Dieci anni fa ho sposato un uomo molto dolce e buono, straniero; sono andata a vivere con lui nel suo paese e ho superato notevoli ostracismi familiari(i suoi)e difficolta' ambientali (le mie).Lui si e' costruito una carriera notevole che ha richiesto grossi sacrifici di spostamenti vari a me, al mio lavoro, ai nostri figli. Inizialmente ho accettato il gioco, poi ha comincito a stancarmi il ruolo di funzione madre-moglie 24 su 24 e ho cominciato a soffrire di depressione.
Quando mi hanno scoperto la malattia sono stata contenta. Avevo la scusa per dire basta, fermi tutti, mi occupo di me. In questo lungo anno anche mio marito si e' fermato, ha cambiato lavoro, mi e' stato accanto, abbiamo trascorso quello che io definisco l'anno piu' bello del matrimonio, in cui la persona e il tempo ritornavano ad essere un valore.
Ma purtroppo, questo idillio e' finito. Mio marito si e' ritrovato con un nuovo contratto...e riparte la giostra.
Ci trasferiremo di nuovo , in un ambiente estraneo ad entrambi; lui ha ripreso a lavorare con alacrita' e grande passione; io mi ritrovo al punto di partenza, di nuovo funzione, di nuovo in un luogo che non ho scelto,di colpo consapevole che della mia vita non ne ha saputo fare un granche'.
Non considero colpevole e responsabile nessuno se non me stessa, credo che alla base del problema ci sia una totale disistima di me e una attuale sfiducia nelle potenzialita' di oggi, la maternita' che mi ha prosciugato forze e la malattia che mi ha reso piu'stanca del passato (sebbene oggi sia tutto risolto in termini di cancro), la vita di coppia che e' serena  e intensa fin tanto che ci metto le energie e la positivita'...non so piu' dove andare a dissetarmi e da chi prendere energia.
Io sono un sacco vuoto, il resto intorno a me tanto carino ma privo di quelle spinte vitali che possono sostenermi. Non ho piu' voglia di camminare, vorrei che qualcuno lo facesse per me e questo-lo so- e' ridicolo.
Vorrei sedermi sul ciglio della strada e aspettare che tutto sia finito.
Eppure vi scrivo questa lettera e vi chiedo un parere perche' il mio pragmatismo e il fatto di essere madre di due mi impedisce di farlo. Ed e' questa la domanda: su quale aspetto di me devo lavorare, su quale consapevolezza, perche' recuperi la gioia di vivere?

Cara Sira, innanzitutto una considerazione: quando si utilizzano le proprie energie per una questione così importante come un carcinoma da affrontare e sconfiggere, la stanchezza e il calo energetico vengono dopo, alla fine della battaglia. E' come quando ci si ferisce nel corpo, il dolore non lo si sente subito ma dopo un po'.
Questo per farle presente che una situazione attuale di assenza di energie e/o depressiva, può essere “fisiologica” in relazione allo stress affrontato in precedenza. Detto questo, ovviamente non penso che sia tutto qui e credo che lei stia tirando un po' le somme della sua vita, come accade a molte persone intorno ai 40 anni; e certamente con più probabilità a chi ha combattuto per la propria vita.
Insomma, si trova in un momento molto intenso di crisi, o di passaggio se preferisce il termine; e la sua capacità di porsi le domande e la lucidità che dimostra nel parlare di sé non potranno che portarla ad un cambiamento profondo. Perché crisi significa questo, bisogno di cambiare e paura di cambiare; significa opportunità. E' questo il motivo per cui esistono negli umani anche gli stati depressivi, che non sono solo una malattia che cala dall'alto come un virus e che non ci fa più vivere bene come prima.
I momenti depressivi segnalano qualcosa che non va, qualcosa che deve trasformarsi, e il ritiro dal mondo aiuta a guardarsi dentro e a cercare di sciogliere i nodi che impediscono il giusto scorrimento della propria vita. Niente avviene per caso in noi stessi, tutto ha un senso e la sua ragione di essere.
La nostra psiche e il nostro corpo (che non sono affatto due entità separate) si muovono con noi e ci mandano segnali quando c'è bisogno di cambiare rotta.
Dunque, Sira, io credo che lei stia già lavorando nella giusta direzione, vale a dire su di sé, per riuscire a recuperare le energie che cerca. Nonostante si trovi nel momento più nero, dove non si vedono orizzonti né obiettivi, non ha rinunciato a cercare…e questa è una buona notizia.
La direzione da prendere, ovvero su quale aspetto di sé sia meglio lavorare, non è facile a dirsi conoscendola così poco. Ma in linea di massima direi cheè verso di sé che deve andare, nel senso di una realizzazione piena di se stessa cui forse, per una serie di motivi più che validi, ha un po' rinunciato nel passato.
Sebbene fuori di noi ci siano molti stimoli e situazioni e persone che contribuiscono a darci energie, l'unica reale fonte cui far riferimento per dissetarsi siamo noi, noi stessi. E' a quel bacino di acqua più o meno limpida che deve fare affidamento per nutrirsi; nessun altro può sostituirlo. Realizzare se stessi significa vivere la propria verità, senza veti e paure, senza soffocare le proprie emozioni, senza costringersi in confini poco veritieri.
Facendo questo si liberano energie infinite, almeno tutte quelle che generalmente utilizziamo inconsapevolmente per costringerci ad essere altro da quello che siamo e per reprimere. Sciogliere i nodi dell'anima significa confrontarsi con il proprio “nero” (paure, sentimenti di inferiorità, insicurezze, meschinità….), avere il coraggio di affrontarlo, accettarlo e dunque trasformarlo. E' come una discesa agli inferi, ma se affrontata, la risalita è certa.
Lei con tutta probabilità ora si trova nella fase di discesa, e la prego di non considerarla inutile, perché è sul fondo che dovrà cercare e trovare quanto le serve per una veloce risalita oltre i confini precedenti.
Le consiglierei di intraprendere un percorso psicoanalitico, in particolare di approccio junghiano (che è particolarmente indicato per problematiche che appartengono alla seconda metà della vita), per continuare con una guida il percorso intrapreso; le sarebbe molto utile e sicuramente le piacerebbe. Ma non so, con i suoi spostamenti continui, se sia una strada praticabile. Se lo è non indugi, chieda la mano di un terapeuta.
Certi viaggi è meglio farli in due….o con uno specchio davanti a sé che rimandi un'immagine di noi stessi diversa da quella che abbiamo ormai sedimentata nella nostra mente.
Un caro saluto.

( risponde la Dott.ssa Elisabetta Corberi )

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