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Depressione (81220)

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Maiv, 21 anni

Mi chiamo Maiv, sono una ragazza appartenente ad una famiglia benestante. Ho frequentato le scuole migliori con ottimi risultati, senza mai dare un solo problema. Da ragazzina però spesso la disperazione ma assaliva. Ho avuto due esaurimenti nervosi e sono stata spesso tentata dal suicidio. Ovviamente tutto ciò nessuno lo sapeva. Sono sempre stata in grado di comportarmi nel migliore dei modi. Sempre da ragazzina, mentre frequentavo la scuola, ho cominciato durante le vacanze a lavorare. Prima per guadagnare qualcosa, poi per grandissima passione.
Un lavoro come il mio poche persone lo trovano. E poi ero brava. Così, dopo un anno di università (iniziata per fare un piacere ai miei) feci il grande passo. Lasciai l'universita (non credevo ne sarei stata capace) e ,tra la delusione dei miei genitori (che mi ha tormentato a lungo) mi sono trasferita e ho iniziato a svolgere il mio lavoro a tempo pieno. Nel frattempo mi ero fidanzata con un ragazzo dolce e comprensivo, che piaceva molto alla mia famiglia. Non mi sentivo prorio presa da lui all'inizio, ma mi aveva aiutato in periodi duri e gliene ero riconoscente. Poi pian piano sono riuscita ad innamorarmi. Iniziai alla grande il mio lavoro. Mi impegnai a fondo e in breve riuscii ad assumere un ruolo di responsabilità e di spicco nel mio ambiente. E il tutto con la stima dei miei colleghi e dei miei sottoposti, che mi vogliono un gran bene. Poi la svolta. I miei genitori mi proposero di assumere la direzione di un' attivita all'interno della loro azienda, lasciandomi intendere che se non avessi accettato avrei perso il loro affetto e la loro stima. Il mio fidanzato era d'accordo. Sarei stata vicino a lui e non più lontana. E anche lui mi ha lasciato intendere che se fossi rimasta al mio lavoro non sarebbe durata a lungo fra noi. E così lasciai il mio lavoro, tra lo sconcerto di tutti i miei colleghi. Tornai a casa dai miei, e avviai l'attività. E ora sono sempre triste e disperata. Piango continuamente, non dormo, sono sempre malata. E come se non bastasse devo recitare la parte della figlia e fidanzata che è totalmente appagata. Se in famiglia dico che qualcosa non va si scatena il finimondo.
Continuo a pensare che mi sono gettata via, ma non ho il coraggio di anare contro a questo colosso che ora mi tiene incatenata. E di nuovo mi stanno tornando le sensazioni che provavo da ragazzina, quando volevo suicidarmi.
La mia domanda, dopo questa immensa lettera è: come posso trovare la forza di uscire da questa mia condizione di disperazione? Ho già tentato con una psicologa, ma non trovo il coraggio di parlarle apertamente, così facendo lei sminuisce il tutto in quanto non le racconto mai ogni cosa. Forse è una sorta di vergogna. Dopo tutto sono sempre stata la cosiddetta "perfetta". Grazie dell'ascolto.

E così anche con la psicologa lei è " senza mai dare un solo problema "; questa persona inoltre a sentire lei si accontenta della versione dei fatti che lei presenta : non pensa lei di aver posto la psicologa nella stessa posizione in cui pone le persone della sua famiglia? che cosa può dire di questo? Il consiglio è di parlare con la psicologa proprio di quanto le sto facendo notare adesso ; le dica anche che ha sentito la necessità di scrivere questa lettera ; e provi a lavorare con questa psicologa su questi punti: abbia fiducia nella capacità di questa collega di aiutarla a costruire un posto per il suo desiderio.
E comunque trovi il modo prima di prendere qualunque decisione di parlare apertamente con questa persona o perlomeno di dirle che non riesce a parlarle apertamente.
La perfezione che lei dice di avere costruito su di sé, che le procura oggi guai ma le serve ancora da stampella,o da sintomo, deve essere indagata alla luce del suo rapporto con i genitori. Lei dovrebbe cercare di analizzare i motivi e i plurimi significati di questa costruzione in modo da potersene liberare.

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