Pubblicità

sofferenza e sentimenti (41935)

0
condivisioni

on . Postato in Depressione | Letto 324 volte

1 1 1 1 1 Votazione 0.00 (0 Voti)

Rosita, 28anni (12.8.2001)

Vi scrivo per avere un dei consigli inerenti al mio stato d'ansia e leggera depressione che mi affliggono da quasi un anno. Tutto è cominciato al temine dei miei esami inizio tesi, nonostante le paure e la confusione sono riuscita a portare a termine la tesi.Inizialmente quando si è manifestata l'ansia non riuscivo più a capire chi ero, mi sentivo come divisa in due e avevo paura di uscire, di star male. Ho intrapreso un dialogo con uno psicologo, e siamo giunti alla conclusione che il mio problema è evolutivo,(distacco dalla famiglia, emancipazione) a questo si aggiungono i miei sentimenti per il mio ragazzo che frequento da 6 anni, rapporto sempre ostacolato dai miei, in particolare da mia madre. In me si è creato un vero conflitto, perchè pur amando il mio ragazzo ho sempre sofferto pensando che come diceva mia madre non mi sarei sentita protetta con lui, a causa del suo lavoro da operaio e per il fatto che vive a Milano, e io abitando a genova, questo implicherebbe un mio trasferimento. Da quando ho questi disturbi ( ansia, tensioni, respiro affanoso, peso sul petto, testa intorpidita, mal di pancia)mi sento come di non amare più, non so se amo il mio ragazzo. Il mio psicologo dice che semplicememte i miei sintomi sono perchè non amo più e devo prendere una scelta. Ma a me sembra tanto assurdo dover lasciare il mio ragazzo, e per quale motivo? boh un motivo che non so neanche io..
Il fatto è anche che quando esco mi capita di guardare altri ragazzi e provo confusione, perchè dico ..magari se conoscerò un'altro ragazzo più simile a me come percorso di vita ( studi, interessi)mi passerebbe tutto. Il bisogno che sento è quello di non continuare a vivere con i miei, vorrei costruire qualcosa nella mia vita, essere io a gestire la mia casa, prendere decisioni, quando mi capita di essere sola e decidere io mi sento meglio infatti. Il dubbio che ho è questo: con il mio ragazzo abbiamo sempre fatto avuto una vita difficile, lontananza,( ci vedevamo al fine settimana e spesso solo il sabato) poi spesso eravamo in contrasto perchè io avrei voluto vivere come tutti i fidanzati, vedersi divertirsi, andare a ballare; non vivere già come dei vecchi. Lui mi ha chiuso molto, mi diceva sempre "non ho voglia" e forse io ho inziato a soffrire, volevo certe cose che in lui non trovavo.
Ora ci continuiamo a vedere così, lui si mostra cambiato, però io ho tanta paura di fare il salto, cioè tornare a casa sua e tornare fidanzati. Non capisco se il mio malessere è dovuto al fatto che realmente non sono più innamorata e però non lo ammetto e voglio a tutti i costi realizzare il grande sogno con il mio ragazzo, o se si tratta di una fase di passaggio, che magari staremo veramente bene solo frequentandoci, vivendo più esperienze insieme e crescendo insieme. Inoltre abbiamo anche problemi legati alla sfera sessuale, perchè forse io ho molti tabù dentro di me, inculcati da mia madre.
Ultima cosa anche il rappporto con mia madre è sempre stato conflittuoso, già da quando sono piccola, non so perchè, so che non riuscivo a coglire il suo affetto, per lo meno come lo avrei voluto. Anche nei miei sogni, mia madre è spesso presente, è sempre insieme a me e io mi sento sempre legata.
La prego mi dia un consiglio, non so proprio come fare, anche perchè ho l'impressione che il mio psicologo non si addentri nei miei sentimenti. Gli ho parlato di mia madre, del mio ragazzo ma forse i discorsi sono sempre in superficie. Poi non gli ho parlato dei problemi legati alla sessualità, perchè ho vergogna, e poi non so magari in genere bisogna parlarne con un psicologo sessuologo.
Grazie molte
Rosita Cara Rosita,
diventare grandi è spesso un qualcosa che non avviene in maniera serena e graduale, ma piuttosto è una trasformazione, che emerge dopo forti scossoni e momenti di grave conflitto e tensione.I legami che si stabiliscono devono essere capaci di crescere ed evolversi con noi, e non sempre questo riesce a realizzarsi. Non peoccuparti, comunque, perchè le riflessioni che già operi sono una buona piattaforma di miglioramento; certo dovrai iniziare quell'indispensabile processo di separazione - individuazione dalla figura materna, che rende credibile il passaggio all'età adulta.
Con il tuo fidanzato credo che la cosa migliore sia "prendere tempo"; il tempo e la distanza ti renderanno, infatti, più lucida e consapevole, e quindi più adeguata a prendere la giusta decisione.
0
condivisioni

Guarda anche...

Pubblicità

Pubblicità

I Sondaggi di Psiconline

Cosa fare di fronte alla crisi?

Pubblicità

Le Risposte dell'Esperto

Genitore inadeguato [15992344…

DEDDA, 47 anni   Buongiorno, mia figlia 15enne soffre di blocchi emotivi a scuola. Quando deve fare un'interrogazione si chiude in se stessa, terror...

Come imparare ad andare [1599…

mar, 29 anni Ho avuto una relazione di 5 anni finita per motivi banali, incomprensioni, caratteri opposti e contrastanti. La storia é finita quasi tre anni...

MARITO DEPRESSO DA 3 MESI [159…

blu, 43 anni Buongiorno, non riesco a capire come poter aiutare mio marito che oramai sono 3 mesi che è depresso soprattutto la mattina appena sveglio e l...

Area Professionale

Funzionamento cognitivo in sog…

Recenti ricerche suggeriscono che le persone che presentano esperienze psicotiche, ma nessuna diagnosi di malattia psicotica, presentano un'alterazione del funz...

Il "potere" nella re…

Nonostante si possa pensare che vi sia uno squilibrio di potere all'interno della relazione terapeutica, in realtà lo psicoterapeuta non esercita un maggiore po...

Disfunzioni sessuali dopo la s…

L'11 giugno 2019 l'European Medicines Agency (EMA) ha formalmente dichiarato di riconoscere la disfunzione sessuale post-SSRI (Post-SSRI Sexual Dysfunction, PSS...

Le parole della Psicologia

Disturbo Esplosivo Intermitten…

Disturbo del comportamento caratterizzato da espressioni estreme di rabbia, spesso incontrollabili e sproporzionate rispetto alla situazione L’IED (Intermitten...

Claustrofobia

La claustrofobia (dal latino claustrum, luogo chiuso, e phobia, dal greco, paura) è la paura di luoghi chiusi e ristretti come camerini, ascensori, sotterranei...

Sindrome di Stoccolma

Con l'espressione Sindrome di Stoccolma si intende un particolare stato di dipendenza psicologica e/o affettiva che si manifesta in alcuni casi in vittime di ep...

News Letters

0
condivisioni