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Dipendenza da Gioco (162162)

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on . Postato in Dipendenze e Abusi | Letto 422 volte

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Laura, 32

 

Gentile Dottore,
ho una cognata di 32 anni a cui voglio bene come una sorella. Da meno di 1 anno è sposata con un uomo dipendente da giochi e scommesse online. Lui giocava anche prima di conoscere lei, procurando anche serie perdite economiche alla famiglia di origine. Continua ora con la moglie tra bugie di ogni tipo, promesse di smettere mai mantenute, atteggiamento arrogante. Non si ritiene un malato per cui rifiuta categoricamente di fare una terapia. Non lavora adducendo come scusa la mancanza di offerte lavorative ma sappiamo che ha rifiutato occasioni propostegli e aiuti da persone che avrebbero potuto inserirlo in qualche occupazione solo per continuare ad avere tempo libero per il gioco.
Mia cognata lo mantiene ed è consapevole di tutto; passa da brevi periodi di semi serenità a momenti di disperazione totale quando scopre di essere stata "fregata" di nuovo (è successo anche ad 1 settimana dal matrimonio quando ha dovuto coprirgli un debito di oltre 10.000 euro). Nonostante questo continua a volergli restare accanto, subendo continue umiliazioni, ma affermando che lasciandolo la la sua esistenza sarebbe finita, lei non avrebbe ragione di essere. Dice che vuole provare a "curalo" da sola perchè è come se fosse un malato di cancro che però rifiuta le cure.
Temo abbia paura, dopo una eventuale separazione, di non trovare più un uono che le stia accanto; ha perso ogni autostima pur di stare con una persona che oltre al problema affrontato, a mio avviso, non le da nulla: non aiuta in casa ("sono cose da donne", è risentito perchè lei pretende di guidare l'auto ("è cosa da maschi"), partecipa con difficoltà alle occasioni di riunione tra familiari della moglie, esce solo il sabato sera (durante la settimana è murato in casa 24/24ore) per una pizza a due, è arrogante e presuntuoso. Questa è vita?
La mia richiesta è: come posso aiutare mia cognata a capire che sta rovinando la sua esistenza? La famiglia deve intervenire? E'il caso che lei intraprenda una terapia?
Grazie

Cara Laura,
il suo quadro è assai chiaro, siamo di fronte a due dipendenti: un dipendente da gioco e una dipendenza affettiva. Entrambe (sua cognata e il marito) sono legati l'uno all'altro ed entrambe rinnegano il problema ed il bisogno di aiuto.
Il loro è un tacito sodalizio, l'uno serve psicologicamente all'altro. Non se ne rendono neanche totalmente conto, ma sentono che senza l'altro non potrebbero vivere. Non si rendono conto che non può essere realmente così, anzi che la loro unione alimenta qualcosa di distruttivo, una dipendenza mortifera.
Ricordo infatti che ciò che crea dipendenza non è il tipo di oggetto o droga che crea la dipendenza, bensì il tipo di legame che si instaura con esso, di estremo bisogno, di assoluta necessità, non se ne può fare a meno insomma o si crede che sia così. Per cui, il legame con l'oggetto di bisogno è lo stesso, sia che si tratti di una persona, di una droga, di alcool, di gioco d'azzardo, di shopping compulsivo o altro.
E in ogni forma di dipendenza il primo passo per cambiare e guarire consiste nel rendersi conto di avere un problema e chiedere aiuto, arrendersi alla propria condizione di dipendenza, di incapacità di aiutarsi e farsi aiutare appunto.
Quello che può fare lei è mostrare a sua cognata tutta la sua preoccupazione, ma soprattutto può metterla di fronte la realtà per come è, il suo degrado, l'umiliazione, il permettere al marito qualunque cosa, l'assenza di una vera relazione con lui, l'assenza di ritorno di qualunque tipo, la svalutazione e l'abuso che lui fa e la svalutazione che lei stessa continua a farsi nell'accettare quella condizione, l'assenza di sane motivazioni per dover continuare il legame.
Deve farle vedere che quella non è una relazione, che quello non è amore da parte di nessuno dei due, è solo un insano bisogno d'amore e forse una gran paura della vita.
Lei non può fare niente per cambiare il marito, che del resto era così anche prima di conoscerla, però può fare per cambiare sé, è l'unica cosa che può fare e l'uno obiettivo che può portare a buoni risultati. Può anche farle notare che forse si è legata ad uno così, perché aveva bisogno di essere utile, non sentendosi invece degna di essere importante.
I legami devono essere semplici e leggeri e ciascuno ha diritto ad essere amato senza doversi comprare l'amore. Sua cognata deve imparare a volersi bene e a rispettarsi, di conseguenza a farsi rispettare.
Lei da parte sua Laura, può solo fare questo, può aiutarla a vedere meglio il quadro, ma poi anche lei non può fare altro, se sua cognata, esattamente come il marito, non vuol cambiare, non vuol farsi aiutare, niente le servirà.
Comprendo il suo dispiacere e anche il senso di impotenza, forse è proprio questo senso di impotenza che anche sua cognata sente per il marito, ma ad un certo punto bisogna mollare, è l'unico modo per vincere e stare bene.
Se l'altro non vuol aiutarsi, niente sarà veramente efficace!

 

(Risponde il Dott.ssa Costantini Sabrina)

Pubblicato in data 07/03/2013

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