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on . Postato in Disturbi alimentari | Letto 180 volte

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Maria Antonia, 43

 

Buona sera,
Ho scritto già tempo fa' ma capisco le innumerevoli richieste a cui dovete far fronte.Spero fra le tante gentili e professionali risposte di trovare anche la mia.
Vi scrivo perche' particolarmente disperata. Da cinque lunghi anni combatto con quel maledetto cibo. Ho vissuto per quattro anni con un peso superiore ai cento chili in particolare sono arrivata a pesare 110 chili.L'anno scorso a giugno il peso era di 106 chili,mi sono decisa di dimagrire non guardando più in faccia il cibo fino ad odiarlo,ad oggi ho perso 25 chili,eppure non mi basta.
Da un paio di mesi ho ripreso con le abbuffate anche notturne... ora non lo odio più il cibo ma è il mio compagno di tristezze, ansie, solitudine... e tanto altro... mi riempie fino a star male.
Sono stata in psicoterapia per i primi tre anni senza concludere nulla, ho assunto antidepressivi prescritti da uno psichiatra,volevano indirizzarmi in un centro per disturbi alimentari, ma non ho mai accettato perchè non mi ritengo malata fino a quel punto.
Mi chiedo se mai potrò concludere questo mio problema che mi esaspera...è una continua lotta tra massimo controllo per ciò che mangio,oppure non controllo più e parto con le mie abbuffate... vorrei tanto trovare un equilibrio per vivere tranquillamente il "cibo"... ma la vivo come una via senza uscita... sono stanca perchè non mi accetto... sono tranquilla con mè stessa solo quando mangio poco come dico io...ma è un periodo in cui non riesco più,oppure riesco per un giorno e poi ricado nelle abbuffate perchè non ho costanza... per cui nervosa con mè e con il mondo che mi circonda...a volte non sopporto più nessuno compresa mè stessa.
Grazie.
In attesa di risposta porgo distinti saluti

Gentile utente,
intanto le rispondo dicendole che sono dispiaciuto che non abbia avuto risposta.
Per quanto riguarda il problema che lei ha evidenziato le abbuffate rispondono ad un disagio emotivo, già il fatto che abbia chiaro questo, come si evince dalle sue parole, è buon punto di partenza.
Capisco anche la sua sfiducia riguardo l'intervento Psicotarapeutico, non avendo avuto risposte adeguate è difficile pensare di poter essere aiutata.
Mi piacerebbe sapere quale approccio seguisse lo/la Psicoterapeuta che l'ha seguita: l'unico approccio che si è dimostrato efficace nel trattamento dei disturbi alimentari è quello cognitivo-comportamentale. Se non ha seguito un modello di questo tipo è evidente che non ha avuto dei risultati.
L'intervento per la gestione dei disturbi alimentari è molto rigido, per questo motivo sono nati molti centri che si occupano di questo problema, non perchè chi va in clinica sia un caso particolarmente grave. Alcuni pacchetti di intervento prevedono solo la frequenza diurna senza il ricovero. Io ci penserei.
Se invece crede di poter essere efficace autonomamente le consiglio di osservare bene quali emozioni producono l'abbuffata e quali eventi producono queste emozioni. A questo punto ci sono principalmente 2 tipi di intervento che può mettere in atto: cercare di evitare gli eventi o agire in modo diverso in modo da accettare l'emozione. A questo proposito le consigliodi leggere il volume "la trappola della felicità" che la aiuterà a convivere con l'emozione senza che si attivino quei comportamenti (le abbuffate) che la fanno sentire peggio.
Saluti

 

(Risponde la Dott. Dai Prà Mirko)

Pubblicato in data 03/07/2012

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