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Anoressia (012859)

on . Postato in Disturbi alimentari | Letto 59 volte

Francesca 25 anni

Sono stata anoressica dai 13 ai 18 anni più o meno, ne sono uscita da sola nel senso che nessuno in famiglia nè a scuola si è accorto di cosa stava succedendo,penso perchè fosse un periodo di forti cambiamenti fisici e io comunque ero già magrissima e poi perchè sono sempre stata molto introversa,insomma non davo segni di malessere,a scuola andavo benissimo.Nonostante tutti mi dicessero sempre che ero brava,che ero intelligente,che ero matura,io mi sono sempre sentita una nullità e oggi mi rendo conto di quanto mi odio.Prima che comparisse l'anoressia c'è stato un periodo di autolesionismo,anche di questo non si è accorto nessuno.La mia famiglia è apparentemente normalissima,in realtà la comunicazione tra me,mio padre mia madre e mio fratello è inesistente.Mio padre è totalmente anaffettivo e incapace di comunicare,e ha risolto questo problema ignorando completamente me e mio fratello al di là dei nostri bisogni materiali,pur vivendo in famiglia.Non mi guarda in faccia ne
anche per sbaglio,e mi rivolge appena la parola,e solo per criticare qualcosa.Fa così anche con mio fratello,mentre con mia madre è più normale.Mia madre è la classica mamma chioccia,che ha lasciato il lavoro per dedicarsi completamente a soddisfare tutti i più stupidi bisogni di tutta la famiglia,di tutti tranne i suoi visto che ogni 6 anni circa ha una gravissima crisi depressiva che cura con i farmaci.Lei mi guarda ma non mi vede, nel senso che non ha mai dato un valore "psicologico"ai miei disagi.E' il tipo che da piccola quando mi vedeva depressa mi faceva fare le cure di vitamine,senza chiedermi se ero triste per qualcosa.Il periodo di anoressia è passato,ma sono sicura che non ho risolto i problemi che l'hanno causata.Non mi sento affatto normale,non mi sento mai serena,non mi sento a mio agio con le persone,non faccio nessun progetto per il futuro,mi sento totalmente apatica,non riesco neanche più a studiare,sono 2 anni che trascino la tesi di laurea senza impegno,tra le critiche e la delusione dei miei genitori (che mi dicono che sono pigra e viziata anche se fino a due anni fa ho sempre studiato con impegno e con ottimi risultati)non provo entusiasmo per niente,solo paura paura paura di tutto.Ho un ragazzo da moltissimi anni a cui mi sono appoggiata in modo spropositato,delegandogli tutte le decisioni,i rapporti con gli amici,tutta la mia vita.Ma non abbiamo mai avuto rapporti sessuali,io non desidero niente al di là delle coccole e anche lui probabilmente ha dei problemi,se sta con una come me.Ho provato a rivolgermi ad uno psicologo, ma dopo poche sedute ho rinunciato perchè non riuscivo a parlare e neanche a sopportare di essere guardata in faccia.Mi sento sempre più sola e impaurita.Spero di avere una risposta.

Cara Francesca, la tua lettera mi ha molto colpita. Dici che ti odi, che hai paura di tutto. Scrivere a noi è un gesto di grande coraggio, non è da poco. Denunci una situazione familiare molto difficile, ma, credimi, altrettanto diffusa. La non comunicazione tra membri della stessa famiglia è, direi, la causa prima e principale dei disagi che oggi si riscontrano nelle giovani generazioni, i disturbi alimentari e i disturbi d'ansia ne sono il termometro, sempre più diffusi.
Però tu stai denunciando questo a noi, a me, e in qualche modo a tutti i lettori di questa rubrica..hai cominciato ad uscire dal silenzio, che è la malattia peggiore.
Vorrei citare una scrittrice che ho adorato, che molto ha scritto sulla condizione femminile: da "il secondo sesso" di Simone de Beauvoir
"la donna appariva in tal modo come l'inessenziale, come l'Altro in assoluto, senza reciprocità. Secondo la leggenda della genesi, Eva non è stata formata insieme all'uomo; nel formarla non si usò nè una materia diversa nè la stessa creta che era servita a modellare Adamo. Ella fu estratta dal fianco del primo maschio.
Nemmeno la sua nascita è stata autonoma, Dio non ha scelto spontaneamente di crearla per un fine proprio, autonomo, limitato a lei sola. L'ha destinata all'uomo. L'ha regalata ad Adamo per salvarlo dalla solitudine. Lei nel suo sposo ha principio e fine. Lei è il suo complemento. E' la natura innalzata alla lucidità della coscienza, è una coscienza naturalmente sottomessa.
Ed è questa la meravigliosa speranza che l'uomo spesso pone nella donna: egli spera di compiersi come essere nel possesso carnale di un essere, facendosi nel contempo confermare nella propria libertà da una docile libertà altrui. Nessun uomo acconsentirebbe ad essere una donna ma tutti si rallegrano che vi siano delle donne. "la natura è buona perchè ha donato all'uomo la donna"
Nella donna s'incarna positivamente il vuoto che l'esistente porta nel cuore, e l'uomo spera di realizzarsi cercando di raggiungersi attraverso lei."
La Beauvoir scriveva queste parole nel 1946. A questo saggio sono seguiti numerosi altri scritti, più maturi, ma sempre centrati sull'argomento "femminile".
Già allora vi era il seme di quello che negli ultimi trent'anni è diventata la malattia per eccellenza delle giovani donne: l'anoressia.
L'anoressia, il rifiuto del cibo, il dimagrimento al limite, e spesso oltre il limite, è una denuncia, un grido disperato, una rivolta contro questa funzione di contenitore (sia metaforico che fisico) di senso per l'uomo (infatti parli di tua madre che in qualche modo ha fatto da contenitore dei vostri "stupidi" bisogni, svuotandosi lei, di tuo padre totalmente anaffettivo...). Come potresti avere lei come modello di donna a cui aspirare? Ma il modello c'è, cara Francesca, lo devi cercare ancora, hai già cominciato questo difficile percorso da sola, ora chiedi aiuto, a noi. Chiedilo anche in modo più "consistente", accetta lo sguardo altrui su di te. E' lo sguardo di chi ti apprezza e ti ammira, solo per il coraggio che dimostri nel chiedere aiuto. Sul sito trovi l'elenco dei professionisti nella tua regione e città. Un bacio

( risponde la dott.ssa Camilla Ponti )

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