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Anoressia ( 017144)

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on . Postato in Disturbi alimentari | Letto 101 volte

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Anonima, 32 anni

Il mio problema è l'ossessione per il cibo. Non so più se il mio problema sia fisico o psichico ma oggi, come per tutti i giorni negli ultimi 6 anni, ho fatto indigestione. E, ora che sono cosciente, mentre mangiavo temevo già che non avrei digerito. In fondo era solo un piatto di riso e una fettina di tacchino. Mangiano così i malati. Perché io dovrei farne indigestione? Ma da dove cominciare? Ci sarà un momento in cui tutto questo è iniziato, e a dire il vero riesco a vederlo chiaramente. Quando ho scoperto che il mio fisico sarebbe potuto cambiare mi è sembrato di essere travolta da un'onda di emozione. Avrei potuto apparire come le modelle dei cartelloni, delle pubblicità. Non mi sembrava vero. Non so descrivere cosa si provi a stare larghi, ogni giorno sempre di più, nei propri abiti. Sembra quasi che si possa scomparire in essi. Mi piaceva lasciare scivolare le mie mani lungo le mie gambe sempre più sottili, sempre meno ingombre. Ingombre e soffocate come forse lo erano i miei pensieri. Mi sembrava che fosse l'unica cosa bella e desiderabile: essere leggera e sottile. Ma per quale motivo mai mi chiedo ancora questo avrebbe dovuto rendermi una persona migliore o più desiderabile di quello che allora ero. Solo che ora non riesco a digerire una fetta di tacchino.credo sia arrivato il momento di tornare ad essere me stessa, per questo vi chiedo aiuto, sono stanca di dipendere dal cibo. Voglio togliermelo dalla testa o almeno sentirlo amico. Grazie

Cara Anonima, che bella la tua lettera! Sei riuscita a far sentire anche a me quell'onda di emozione, e quella grande tristezza e senso di deprivazione che oggi ti attanagliano. Raramente da una mail si riesce a percepire così profondamente lo stato d'animo della persona che scrive.Hai mai pensato di scrivere questi tuoi pensieri, le sensazioni che provi ogni volta che mangi e fai fatica a digerire, ma soprattutto le emozioni che accompagnano i momenti della tua giornata, quelle che magari passano inosservate e poi si traducono automaticamente in gesti, gesti che pian piano diventeranno sempre più controllabili e meno "irrinunciabili". Cerco di spiegarmi meglio: c'è un famoso psicoterapeuta di nome Giorgio Nardone che afferma, nel caso specifico del disturbo alimentare "se te lo concedi potrai rinunciarvi, se non te lo concedi sarà irrinunciabile". Cosa significa? Giustamente tu dici che è assurdo non digerire il riso con una fetta di tacchino, è cibo da ospedale, lo mangiano due volte al giorno gli anziani di 98 anni, e lo digeriscono. Perchè tu no?La risposta non sta a ritroso nel passato, quando è iniziato il disturbo, sarebbe troppo lungo, faresti in tempo a passare il resto della vita a non digerire nemmeno una foglia di lattuga. La possibile risposta e soluzione sta nel presente e nel futuro quello molto vicino: ricorda la frase di Nardone "se te lo concedi......." tu cosa ti concedi? riso bianco e tacchino? Quello non te lo concedi, è la punizione!!!! Per forza ti rimane sullo stomaco!! E' da malati, e tu lo sai, quindi ti consideri malata quando te lo prepari, no? Allora, dato che sei così sensibile e intelligente da scrivere una lettera così bella: Vuoi cominciare a concederti qualche piccolo cibo buono e trasgressivo?Cosa ti piace e sai di non poterlo assolutamente mangiare perchè fa ingrassare orribilmente? la pizza? il gelato? cioccolato? torta di mele? benissimo! Ora al posto del tacchino a pranzo ti mangi una fetta di torta. Poi domani al posto del riso in brodo ti mangi un pezzetto di pizza. Insomma capito "se te lo concedi potrai rinunciarvi, se non te lo concedi sarà irrinunciabile", vuol dire che se ti concedi i cibi proibiti ogni giorno, in piccole quantità, potrai smettere di pensarci in modo ossessivo! Potrai rinunciarci anche, e goderti il tacchino col riso come trasgressione delle trasgressioni!!!! In ogni caso leggiti qualcosa di Nardone, "le prigioni del cibo" ad esempio. Sicuramente è più comprensibile di come posso averlo spiegato io.

(risponde la dott.ssa Camilla Ponti)

 

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