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on . Postato in Disturbi alimentari | Letto 151 volte

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Bimba, 17anni (13.4.2002)

Buonasera.Sono una ragazza di 17 anni che dall'eta di 14 soffre di disturbi alimentari.Mi spiego:a 14 anni dopo essere stata lasciata dal mio primo ragazzo ho iniziato a vomitare,ma la cosa nn mi allarmava poiche succedeva saltuariamente.Dopo un successivo abbandono a 16 anni sono nati i primi problemi...ho iniziato una mia dieta:insalata scondita a pranzo e un pesoforma a cena....pesavo 60kg x 168cm di altezza e dopo 2 mesi di dieta pesavo 50 kg per poi pesare 47 kg.La situazione era divenuta insostenibile a causa delle pressioni dei miei genitori,amici e insegnanti ma la cosa nn mi turbava.Se non per il fatto che dopo poco tempo mio fratello ha una crisi di epilessia e io vengo incolpata di essere la causa del suo malessere perche fonte di preoccupazione.I rimorsi mi attanagliavano ma allo stesso tempo nn volevo ingrassare per questo ho pensato di riattuare la vecchia pratica del vomito...da quel giorno e trascorso un anno e qualche mese e solo da pochi giorni ho deciso di gettarmi alle spalle l'orrenda malattia che mi stava uccidendo.So che neanche ora sono guarita perche ho ripreso la dieta dell insalata scondita e alcune volte ricado nelle crisi di bulimia.Le chiedo un aiuto ma La prego di nn consigliarmi uno psicologo perche nn voglio essere un peso per nessuno e soprattutto perche non voglio parlarne con nessuno...mi basta solo una parola di conforto...GRAZIE!

Le parole di conforto non servono a risolvere il problema che è altrettanto serio come l'epilessia di suo fratello. Entrambe le malattie, epilessia e disturbi del comportamento alimentare vanno curate perchè comportano seri rischi per la salute. Perchè non parlarne con nessuno? Non bisogna vergognarsi di chiedere aiuto. Essere in grado di farlo è segno di forza e coraggio. Non vuole essere di peso a nessuno......, allora può informarsi presso la sua ASL a chi può rivolgersi per problemi come il suo. Non sottovaluti la gravità del suo disturbo che può distruggerle la vita.L'unica parla di conforto che posso dirle è che comprendo la sua sofferenza. Un'altra cosa importante è cercare di comprendere che lei non c'entra assolutamente nulla con il disturbo di suo fratello, ma non aspetti e parli, mi dispiace dirglielo con uno psicologo. Intanto può iniziare a leggere il manuale di auto-aiuto "Alle mie pazienti dico" di Riccardo Dalle Grave Ed. Positive Press.

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