Pubblicità

Anoressia, depressione e problemi in famiglia (163047 )

0
condivisioni

on . Postato in Disturbi alimentari | Letto 204 volte

1 1 1 1 1 Votazione 0.00 (0 Voti)

Maria, 27

 

Gentile Dottore,
Spero di poter ricevere un supporto anche solo morale per affrontare l'inferno in cui la mia famiglia vive da qualche anno. Tutto è iniziato nel 2010 quando sulla nostra famiglia si è abbattuto l'incubo della depressione. Mia sorella è stata lasciata dal fidanzato ed ha iniziato a passare le sue giornate a piangere, stare a letto in apatia, non mangiare, non bere. Prima di questo evento era una persona solare, le piaceva mangiare, era golosa, vivace. Da allora è iniziato l'incubo in famiglia. In famiglia abbiamo reagito diversamente: io, sorella più grande, ho cercato di farla reagire all'apparenza disinteressandomi (stava male, doveva reagire, non avere compassione; dentro di me stavo malissimo, ma vedevo anche che quando stava sola con me un po' mangiava, reagiva); i miei genitori, da subito, hanno invece reagito annientandosi, annullando la loro persona, stando male per lei, insistendo per farla mangiare, dicendole che aveva bisogno di aiuto (aiuto, però, che lei ha sempre rifiutato). Nel giro di qualche mese la depressione è fortunatamente "passata", ha iniziato ad uscire con gli amici, a svagarsi. Il problema del cibo però è rimasto: prima diventando vegetariana, poi nutrendosi di sola frutta e liquidi (concedendosi ogni tanto qualche dolce o pizza). Dopo un po' di tempo ha ritrovato anche l'amore. Un ragazzo all'apparenza tranquillo che sembrava averle fatto tornare un po' la voglia di vivere. Ma si è rivelato essere un ulteriore problema: cultura diversa, a detta di tutti quelli che lo conoscevano era un bugiardo. Ma noi abbiamo sempre cercato di lasciare lei libera di decidere, di sbagliare, di vivere. Abbiamo accolto in casa questo ragazzo come un figlio, nonostante le titubanze e le paure. Il problema del cibo era sempre in agguato però. Qualche mese fa ha avuto problemi di stomaco e finalmente è dovuta rivolgersi ad un medico. Il medico le ha detto che doveva finirla con il mangiare anormale. Per un certo periodo ha iniziato a mangiare il pesce ogni tanto, qualche omogenizzato, qualche pizza, qualche uscita fuori a mangiare. Sembrava finito un incubo. E invece qualche giorno fa è finita pure questa seconda storia con quel ragazzo ed è ripiombato il buio. Ora non mangia, non beve, piange, insulta se qualcuno prova a dirle di reagire. I miei sono di nuovo annientati. E io stavolta non riesco a reagire con apparente strafottenza: sto male, sono stanca di vederla annientarsi, sono stanca di vedere la mia famiglia stare male, ho paura che faccia qualche gesto insano. Di aiuto non ne vuole sapere. Mi sono informata sul TSO, però non mi sembra sia la soluzione ai problemi. Cosa posso fare per aiutarla? E per aiutare i miei che sono completamente annientati? Mia sorella è sola, non ha amici (li ha allontanati tutti perchè l'ultimo ragazzo era molto possessivo e l'ha fatta allontanare da quelle poche amicizie che aveva), non ha stimoli, non lavora (non riesce a trovare lavoro nonostante le continue ricerche). Spero mi possiate indirizzare su quale strada seguire per farla stare meglio, per reagire, per chiudere definitivamente questo incubo. Ho l'impressione che ormai in casa si cerca di sopravvivere e si è smesso di vivere, è come un castello di sabbia che si sta sgretolando. Vi ringrazio anticipatamente e spero in un vostro aiuto!

Caro Maria,
da quanto scrivi sembra che tua sorella abbia delle caratteristiche del disturbo dipendente di personalità. Ipotizzo questo con pochi elementi quindi potrebbe essere del tutto sbagliato tuttavia sembra che riesca a trovare la stabilità solo se affettivamente impegnata quindi nel momento in cui è in relazione con un ragazzo. La mancanza di tale relazione porta con sé depressione forse perchè l'unico senso che può dare alla vita è relativo alla presenza della mente dell'altro. Quando sua sorella sta male poi i genitori le vengono in soccorso annientandosi e sicuramente con nessuna efficacia. L'unica cosa sensata che potrebbero fare in questo momento sarebbe portare sua sorella da uno Psicoterapeuta. Credo che questa situaizione non si risolverà se non a seguito di una psicoterapia. Saluti, Mirko Dai Prà

 

(Risponde la Dott.ssa Filomena DonGiovanni)

Pubblicato in data 08/08/2013

0
condivisioni

Guarda anche...

Pubblicità

Pubblicità

I Sondaggi di Psiconline

Come reagisci allo stress?

Pubblicità

Le Risposte dell'Esperto

Che cos'ho? (1539793185617)

Jules, 26     Sono una persona che se le da fastidio qualcosa si toglie dalla situazione senza rompere troppo le scatole ma se vengo tirata in me...

Ansia, depressione (1539200804…

Marco, 30     Salve, volevo sapere cosa pensa della mia situazione e cosa sia meglio fare. A fine luglio ho fatto una prima donazione di sangue n...

Mi innamoro di persone che non…

Julia, 25     Buongiorno, sono una ragazza che non ha una normale vita sociale di una persona di 25 anni, né un buon rapporto con mio padre. ...

Area Professionale

Il counselling non può essere …

Maria Sellini, Segretario Generale dell'AUPI, ha inviato una lettera al Quotidiano Sanità affrontando il problema del counselling. La riportiamo integralmente, ...

Pazienti che provengono da pre…

Un breve articolo dedicato a psicologi e psicoterapeuti che si trovano a lavorare con pazienti che provengono da precedenti relazioni psicoterapeutiche e/o sono...

Psicologi e psicoterapeuti sem…

La popolazione dei paesi industrializzati si evolve costantemente e continua a diversificarsi ed è importante che psicologi e psicoterapeuti acquisiscano compet...

Le parole della Psicologia

Violenza domestica

La violenza domestica è il comportamento abusante di uno o entrambi i compagni in una relazione intima di coppia, quali il matrimonio e la coabitazione. Second...

Pistantrofobia (paura di fidar…

La pistantrofobia è caratterizzata da una paura irrazionale di costruire una relazione intima e personale con gli altri. Molti di noi hanno sperimentato delusi...

Il pregiudizio

Similare alla connotazione più negativa di uno stereotipo, in psicologia un pregiudizio (dal latino prae, "prima" e iudicium, "giudizio") è un'opinione preconce...

News Letters

0
condivisioni