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Anoressia e bulimia (111052)

on . Postato in Disturbi alimentari | Letto 63 volte

Anna 29

Buongiorno, mi chiamo Anna ho circa 29 anni e da dieci soffro di bulimia. Dopo anni di ricerca fatta dentro di me, sensi di colpa, e brancolamento nel buio, sono arrivata qui! La conclusione? Sposata con una bimba di 7 mesi, verso la quale avverto un senso di colpa enorme, so che sentirmi inadatta a lei come mamma, peggiora solo la situazione, in fondo tante mamme che conosco non sono mamme perfette. In questi ultimi mesi ho cercato di capire il perché. A qualcosa sono arrivata. Il rapporto con mamma. Non che sia particolarmente brutto. In passato, ricordo, provavo un odio per lei e mi sentivo in colpa allo stesso tempo e le volevo tanto di quel bene, un contrasto enorme. La odiavo perché litigavamo sempre, mi ha sempre rimproverato di essere sbagliata perché non mi confidavo con lei, perché non l'abbracciavo mai e non mi facevo abbracciare, ma che ci potevo fare se ero così. Ho sempre litigato con lei, ma da quando sono sposata il rapporto è decisamente migliorato. Ma so perché. Con lei parlo molto di più, forse l'ho fatta felice da questo punto di vista, ma non capisce che parlo dei fatti che accadono, non di quello che provo, di quello che ho dentro. Provo sempre un senso di imbarazzo. Cerco di abbattere queste mie barriere, parlo molto anche con mio marito, anche di questi miei disturbi e lui mi sta vicino, ma più di tanto non può comprendere, so che è difficile. So che il nocciolo della questione è mia mamma. Una piccola vicenda: ero molto piccola, 3 o 4 anni, mio nonno riposava sul divano e mi chiese di avvicinarmi a lui per salutarlo, e mi tocco e si fece accarezzare nelle sue mutande. So che è grave, ma non quanto un abuso, da quel giorno non gli ho dato più il bacetto della buonanotte, abitavamo nello stesso cortile, quindi ci vedevamo ogni giorno. Fuggivo da lui. Quante cose sto ricordando in questo momento. E' possibile che io non voglia ricordare altro. Dentro di me sento sempre qualcosa di brutto, ho paura di andare a scavare dentro. Una mia amica, molto tempo fa, ha detto che devo farlo e che non devo avere paura, perchè ora che sono matura "quei momenti" li affronterò con più consapevolezza e non sarà bruttissimo come prima. Quando vengo in ufficio lascio mia figlia, dai miei ed ho sempre il terrore che mio padre (la persona più buona che io conosca), o mio fratello di 18 anni possano farle del male, perché piango così tanto? Mi sento una s.....a a pensare questo di loro, ma che ci posso fare è più forte di me. Spesso ho paura anche di me. Il mio tesoro che male ha fatto? Quando fuggivo senza salutare mio nonno, mia mamma mi rimproverava, dicendo che dovevo salutarlo che non dovevo comportami così. Ho come il sospetto che io abbia raccontato a lei di questo episodio, e che lei mi abbia detto che non era possibile, si ora ricordo bene, mi disse "nonno voleva solo accarezzarti", possibile che abbia fatto finta di non vedere oltre? Quante spiegazioni mi sto dando. Mai fatto prima. Che bello scrivere. Dopo anni sono riuscita a collegare la bulimia a questo. In questo ultimi dieci giorni non ho molta voglia di alzarmi la mattina, lo faccio perché sono costretta. Ma ho sempre un mal di testa. In questo momento ho capito che devo parlare con mia madre di questo. Sento un impulso che non riesco a frenare. Perché? Sono quasi sicura che non capirà, che si sentirà accusata, cosa che io non voglio fare assolutamente. Si può fare diversamente? Ho come la sensazione di trovarmi di fronte ad un melo, e l'ultimo frutto è molto maturo, sta per cadere! Anche nei confronti della bulimia sono cambiata. Prima quando ci ricascavo cadevo nello sconforto e lo rifacevo sempre, ora no, so che è solo un momento di debolezza, di crisi, il giorno dopo mi rialzo, consapevole della caduta e del fatto che il cammino deve continuare. Molte risposte me le sono già date. Ma con mia madre ci devo parlare per forza? Come devo cominciare? Come farò a farle capire che non voglio accusarla? Grazie anticipatamente!

Carissima Anna78, effettivamente sembra proprio che il tuo problema possa riguardare la relazione con mamma. Al di là di quello che è giusto o meno fare ora, salta agli occhi che la tua preoccupazione principale è quella di non deludere questa mamma, ovvero non farla arrabbiare, non accusarla, non darle fastidio. E quando le cose stanno così, solitamente c'è una problematica irrisolta nel rapporto, e un tuo sentirti perennemente in colpa, o sbagliata, o inadeguata... Che sono poi le tematiche alla base di comportamenti bulimici verso il cibo. E' probabile (ovviamente non ti conosco e so poco di te, dunque prendi quello che dico come spunto di riflessione e non come oro colato) che la situazione con nonno abbia avuto una certa importanza, sebbene non penso sia determinante rispetto all'idea che ti sei fatta di te e alla tua tendenza a svalutarti. Sembra comunque che ci sia della rabbia nei confronti di tua madre, rabbia probabilmente mai espressa.... e questo può essere alla base della tua profonda paura che le tue parole possano essere interpretate come accuse. E' probabile che tu abbia, effettivamente, delle accuse da farle... Se fossi in te rifletterei su questo, cercando di far tacere i sensi di colpa che ti paralizzano e impediscono una reale comprensione delle cose. Detto sinceramente, se fossi in te andrei a parlare con uno psicotrapeuta per affrontare correttamente un'esplorazione profonda, di cui hai bisogno, del tuo mondo interiore. Lo so che lo stai già facendo, ma con l'aiuto di qualcuno è più semplice e non si rischia di raccontarsi sempre le stesse verità (o falsità). Inoltre sei probabilmente arrivata al momento in cui devi fare qualcosa per te... Tutti questi ricordi che vengono a galla, il desiderio di affrontare tua madre, la sensazione che l'ultimo frutto dell'albero stia per cadere.... Sono tutti elementi che fanno pensare che tu sia arrivata ad un momento di svolta che, con tutta probabilità, se affrontato nel giusto modo ti porterà anche a risolvere i tuoi problemi con il cibo. Ma, credimi, è bene se percorri questa fase con l'aiuto di qualcuno. In ogni caso, Anna, se hai questo impulso forte a parlare con mamma, fallo. Non vedo perchè non farlo: qualsiasi passo ti porti verso la verità, va affrontato. Solo un'ultima precisazione: i sensi di colpa sono delle bruttissime bestie, e rendono la vita impossibile. Il fatto che ci siano, però, non significa che abbiano motivo di esserci: voglio dire che non sempre se esiste un senso di colpa significa che ho fatto qualcosa che non andava. Il più delle volte i sensi di colpa (e dunque la sensazione di essere sbagliati, inadeguati, imbarazzati ecc.) nascono quando siamo bambini, e se si insinuano in tenera età possono essere legati a qualcosa che non ci è stato dato, o che ci è stato fatto, piuttosto che a qualcosa che abbiamo fatto di sbagliato. Per essere più chiara, se una mamma è depressa e non può dare amore al figlio perchè sta tutto il giorno a letto imbottita di farmaci, questo figlio finirà col soffrire di sentimenti di colpa, considerandosi sbagliato e colpevole. Questo perchè l'egocentrismo del bambino lo costringe a ritenersi la causa del malumore di mamma, dunque il responsabile principale (e unico) del suo non riuscire ad amarlo o dargli affetto... e anche del suo stare male a letto. Anche un approccio di tipo sessuale da un nonno potrebbe provocare forti sensi di colpa.... per gli stessi motivi. Soprattutto se mamma ha sminuito la cosa, in un certo senso "accusandoti" di aver detto o pensato qualcosa che non corrispondeva a verità. I bambini che subiscono abusi sessuali da adulti di riferimento, soffrono principalmente di sensi di colpa, per intenderci. E sono quelli a corroderli da dentro e a creare il disagio principale, non tanto la violenza subita in sé. Un bambino, che per sua natura è dipendente dall'adulto, non può mettere in dubbio il mondo dell'adulto da cui dipende; metterà in dubbio il proprio di mondo, piuttosto, considerandosi un essere spregevole, che ha meritato quanto gli è accaduto. Tutto questo per cercare di aiutarti a mettere da parte i sensi di colpa e fare i conti con le tue verità interiori. Cerca di credere a quello che senti e che provi.

(risponde la Dott.ssa Elisabetta Corberi)

Pubblicato in data 11/02/08

 

 

 

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