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Anoressia e bulimia (112695)

on . Postato in Disturbi alimentari | Letto 60 volte

Lylly 18

E' difficile dire queste cose, però, sento molto il bisogno di essere aiutata, perchè non ce la faccio più a vivere così e non so cosa potrei fare se continuassi così. Comunque... allora, i miei problemi con il cibo sono iniziati circa 6 anni fa. Ho iniziato a dimagire con una dieta normale, poi, però, è diventata una cosa ossessiva il dimagrire sempre più e il continuare, comunque a vedermi grassa. Sono arrivata a pesare 38 chili e non ho avuto il ciclo mestruale per 4 anni, ma non mangiavo nulla. Ero arrivata a pensare che perfino l'acqua mi facesse ingrassare ed ero anche ossessionata nel fare sempre sport per bruciare tutto ciò che mangiavo, seppur poco, e dall'essere comunque sempre attiva... Poi una mattina ho cominciato a mangiare ma tanto tanto e da lì iniziai ad alternare un giorno di abbuffata a giorni di digiuno completo. Questa cosa è andata avanti per qualche mese, poi un giorno ho iniziato a vomitare... abbuffata e vomito tutti i giorni... ero sfinita, esausta, ma è andata avanti così per altri mesi, finchè un giorno ho iniziato anche a pensare al suicidio e a farmi dei tagli sulle braccia. Un giorno, nella disperazione, sola come sempre a casa, piangendo chiamo mia madre a lavoro, la prego di tornare e le racconto tutto chiedendole aiuto. Lei era terrorizzata, ma mi disse: "Ora ce la facciamo, ti aiuto", ma non cambiò nulla, anzi andava peggio, perchè ora mi sentivo in colpa di averglielo detto. Alla fine vengo portata da una dottoressa che mi prescrive dei farmaci, che prendo solo per poco tempo, perchè li ritenevo inutili ed anche mio padre lo vedevo infastidito... poi passa del tempo ed io peggioro, così chiedo di andare in un centro. Andiamo e qui vengo seguita da un medico e da una psicologa con cui, però, non riesco subito a sfogarmi bene... però, dopo mesi, sembrava andare un po meglio, finchè ho un incidente stradale, devo essere operata e sto a letto per 4 mesi. Cado in una profonda depressione, non tanto all'inizio, ma verso la metà della degenza. Non sono ancora guarita del tutto dalll'incidente, ma ora con il cibo è una lotta; non vomito più, ma mi abbuffo continuamente e mi odio tantissimo; penso continuamente al suicidio ed ho paura di cosa sarà di me. Ci sono giorni calmi, giorni in cui non mangio nulla, perchè sono stufa, ma tutto cade in pochi giorni e mi abbuffo. Ora, sono ingrassata tantissimo, peso 80 chili, un pò per via dell'inicidente, perchè non potevo camminare e poi perchè mangio troppo, ma dentro di me voglio tornare com'ero prima, magra non anoressica. Mi sono rinchiusa in casa, non esco più, non mi guardo allo specchio e mi schifa perfino toccarmi quando mi vesto. Nella mia mente continuo a dire di voler dimagrire, ma ingrasso soltanto. Cosa devo fare? Non ce la faccio più ed ho paura di chiedere di nuovo aiuto ai miei genitori.

Lylly, come saprai sicuramente il problema con il cibo è l'espressione di un problema legato alla propria identità, o meglio alla ricerca della propria identità. L'assunzione esagerata di cibo o l'esagerata rinuncia, sono soltanto modalità attraverso cui si cerca di stabilire dei limiti o di travalicarli, in cui si vive l'accettazione o il rifiuto di se stessi..... e, ovviamente, sono il modo per trovare conferme al piacersi o al non piacersi. Quando ci si lascia andare al desiderio, si mangia e si ingrassa.... e ci si fa schifo. Quando si riesce ad imporsi sulle proprie emozioni e addirittura sul proprio istinto, a volte tanto da morirne dunque vincendo la natura, allora non si mangia e ci si piace. Ovviamente questa è una lotta del tutto interiore, un conflitto che si esprime attraverso il cibo (che simbolicamente ha un valore potente) e che riguarda una profonda difficoltà ad "essere" e ad accettarsi così come si é. Inoltre, per inciso, il problema spesso ha una componente familiare, nel senso che per es. il modello femminile in famiglia è molto forte, o vissuto come troppo distante da sé e idealizzato... Non so come sia tua mamma e nemmeno come sia il rapporto con lei... alle volte si tratta di donne con una certa rigidità sul piano affettivo, dalle quali per esempio si ha difficoltà a sentirsi amate. Ci sono molte cose da valutare e, naturalmente, ti consiglio vivamente di riprendere un percorso psicoterapeutico serio, possibilmente senza l'ausilio dei farmaci, perchè il vero obiettivo è quello di trovarti, trovare quello che sei e quello che hai dentro di te.....separandoti da modelli tanto ideali quanto schiaccianti, rispetto a cui risulti inevitabilmente perdente. Non parlo necessariamente di modelli esistenti, ma di quelli che ti sei formata dentro di te, così rigidi, giudicanti e irraggiungibili! Il modello di te stessa sei tu, prima di tutto, ed è di questo modello che devi occuparti innanzitutto. Devi scoprire chi sei e smettere di giudicarti. Solo così troverai un equilibrio, dentro di te come con il cibo e con il tuo peso. Le diete, le pillole, l'esercizio fisico, possono aiutare, ma non sono assolutamente determinanti. Ciò che determina il disturbo è il conflitto interiore, è una questione psicologica, e dunque ciò che può risolvere il disturbo è un lavoro sulla psiche. Il passo che hai fatto, di parlare con mamma, è stato una grande cosa, sebbene non sembri aver portato risultati, o non così eclatanti. Ma è stata una buona mossa, coraggiosa (di solito è molto difficile uscire dal silenzio in queste situazioni, e soprattutto a casa). Sei riuscita a formulare una richiesta di aiuto, alle persone che sono sicuramente le più adeguate per potertelo dare.... oltre ad essere in qualche modo coinvolte e "responsabili" (senza colpevolizzazioni e senza giudizi, naturalmente). E anche scrivendoci stai aiutandoti a tirare fuori il problema e a gridare la tua disperazione. Magari gridare proprio no, per ora la comunichi timidamente e con voce bassa, ma è già un buon passo. Ora devi darti da fare, appena potrai, per trovare (con l'aiuto dei tuoi genitori) un terapeuta o una terapeuta che possa aiutarti. Mi raccomando, bisogna che tu ti senta in sintonia con questa persona, perciò riservati di non accontentarti del primo o della prima che vedi. Eventualmente permettiti di fare più di un primo colloquio, e scegli. Poi, naturalmente, non sarà facile per te accettare la figura del tuo terapeuta, tenderai a squalificarlo o vivrai dei momenti in cui non ti sentirari capita o amata..... ma questo può far parte di quello che si chiama "transfert" ovvero vivrai verso di lui/lei quello che generalmente vivi nei tuoi stessi confronti o nei confronti di persone a te vicine. Insomma, cerca di scegliere, e se durante il percorso dovessi viverti momenti negativi con la persona che ti segue, tieni conto di quanto ti sto dicendo e, soprattutto, parlane con lui/lei. Sei molto giovane e sebbene siano diversi anni che soffri di disturbi alimentari, hai buonissime possibilità di venirne fuori. Ma datti da fare, ora, senza perdere tempo.

(risponde la Dott.ssa Elisabetta Corberi)

Pubblicato in data 12/03/08

 

 

 

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