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Bulimia (015831)

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on . Postato in Disturbi alimentari | Letto 112 volte

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Francesca, 23 anni

Cari Esperti, temo di essere bulimica... inizialmente era soltanto qualche fuoripasto, ma ora la situazione mi sembra incontrollabile. Studio, e quando mi trovo a dover star fuori tutto il giorno nella maggior parte dei caso non sento bisogno del cibo anche se per esempio tornado a casa, per strada pianifico che cosa avrei voglia di mangiare, in genere sono sostanze ipercaloriche.. non sono obesa anche se in lieve sovrappeso e più decido di mettermi a dieta più la situazione precipita, ho la paura di non riuscire ad avere il controllo su me stessa e sento una sensazione di vuoto affettivo nonostante abbia una famiglia accanto (anche se durante la settimana abito da sola) e un ragazzo che mi ama, ma sento comunque che anchi una oarte di me in alcuni momenti e mi viene tristezza.
Mia madre è obesa e mangia fuori pasto a volte senza freno ogni tanto la guardo e ho paura di diventare come lei, e alla fine anzichè migliorare la situazione peggiora. Io non me la sento di rivoglermi direttamente ad un terapeuta e ad un medico, in primo luogo perchè studio medicina e temo andando da uno specialista di incontrare qualche mio collega e anche perchè per pagarlo dovrei rivolgermi ai miei genitori e non me la sento. Potreste darmi una mano per aiutarmi a capire cosa posso fare ora per vincere questa situazione? Vi ringrazio immensamente.

Cara Francesca, per essere precisi, poiché studi medicina, la bulimia prevede anche una condotta di vomito, nonché un peso leggermente minore a quello medio.
Benge eating desorder, è il nome del disturbo che caratterizza molte persone obese o giù di lì.
Spesso la mancanza di soddisfazioni affettive, fa protendere le abitudini alimentari verso una dieta ipercalorica, con particolare predilezione verso cibi ricchi di carboidrati.
Tali cibi poi, a prescindere dall'affettività, inducono spesso un progressivo aumento della fame.
A tal proposito ti consiglio di bilanciare la tua dieta aumentando i cibi proteici e diminuendo sensibilmente quelli ricchi di carboidrati.
Dal punto di vista affattivo e psicologico non è una vergogna andare da un terapeuta solo perché puoi incontrarlo nella pratica clinica.
Forse i medici si lasciano morire perché si vergognano dei colleghi?

( risponde il dott. Vincenzo Di Marco )

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