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Bulimia (018)

on . Postato in Disturbi alimentari | Letto 137 volte

Elena, 18 anni, 22.11.2002

Boh! E' che adesso forse mi pesa troppo. Perchè è l'ultimo anno e ci tengo a non buttare all'aria la fatica dei quattro passati. Ma ogni volta le parole non mi vogliono uscire. So le cose e non le dico come mi dicono che parlo sempre a voce bassa.
E' che ci sono alcune situazione che sono veramente difficili da gestire per me, anche molto stupide come rispondere a una telefonata. E tutti si chiedono perchè, perchè sono piena di amici e persone che mi stimano; perchè l'anno scorso non mangiavo e perchè quest'anno mangio e vomito.
Ed è bello e triste, ma bello, all'inizio. E sono stufa, profondamenrte stanca e stufa, di nascondermi, di piangere, di controllare le calorie, di sognare troppo, forse. E di ricordare quei 7 kg persi in pochissimo l'anno scorso che adesso sento tanto, quando faccio gli esercizi a danza, quando mi guardo allo specchio quando.. adesso sono quello che le tabelle, le amiche, i genitori dicono giustissima, ma che per me non è così....e allora si continua sempre.

Elena, hai 18 anni e forse è arrivato il momento di prendere in mano la tua vita e di cercare di non dipendere più tanto dalle altre persone.
E’ con te stessa che devi iniziare a confrontarti, seriamente, perché quello che sei “fuori” dipende da quello che hai “dentro”, e se non inizi ad interessarti un po’ dei tuoi conflitti interni, non potrai che trasferirli sulla parte più esterna di te e più evidente, quella che tutti vedono, il tuo corpo… Se ti senti “brutta” dentro, non potrai mai riuscire a vederti “bella” dal punto di vista estetico. E l’immagine di bellezza che hai, probabilmente, corrisponde ad un modello di perfezione che nella realtà forse non esiste nemmeno, ma non c’è nulla di più efficace per sentirsi perennemente “non all’altezza” che crearsi dei modelli assolutamente irraggiungibili, distanti da noi, infinitamente distanti.
Come mai sei così severa con te stessa? Perché non provi a confrontarti con la realtà, con quello che hai e che sei, invece di confrontarti con sogni o modelli troppo idealizzati? Se sei un giudice così severo con te stessa, ogni volta che affronti qualcosa o qualcuno diventa un esame da superare, perché ti aspetti che gli altri siano come te, giudici severi e intransigenti, che ti mettono un voto ogni volta che fai o dici qualcosa. Un eterno esame, che rende ogni cosa pesante e troppo grande da vivere. E così si finisce con l’evitare i confronti, che significa anche rinunciare a “crescere” e isolarsi dal mondo.
Ma questo mondo che ti fa tanta paura lo crei tu, è una visione tutta tua della realtà; il mondo potrebbe essere anche molto più piccolo di come tu lo vedi e molto più all tua portata. Sicuramente molto meno perfetto di come tu lo immagini o lo desideri. Perché gli umani sono umani, splendide creature, ma per loro stessa natura “imperfette”, il che significa che hanno delle paure, dei sentimenti difficili da gestire, conflitti, incongruenze, male e bene mescolati insieme. Bisogna confrontarsi con tutti gli aspetti che ci appartengono, bianchi o neri che siano, perché sono nostri. Soltanto poi si può riuscire a cambiare.
Cerca di guardare a te stessa per quello che sei, e così riuscirai anche a vedere le persone intorno a te per quello che sono. Fai in modo che il tuo corpo possa diventare un’espressione di te, un luogo di comunicazione con l’esterno dunque, e non una barriera difensiva, che impedisce agli altri di vederti veramente, vederti “dentro”. Perché quella barriera impedisce anche a te di guardare il mondo e di comunicare con l’esterno, dunque oltre ad essere difensiva questa barriera può diventare anche offensiva, farti cioè del male. E non credo che tu voglia questo. Credo invece che tu voglia crescere e per proseguire su questa strada devi accettare il confronto e cercare le risposte alle domande che ti stai ponendo su di te, su chi sei e cosa fai su questo mondo. E facendo questo prova a non indossare le vesti del giudice, ma di chi sta studiando e indagando su del materiale prezioso: la propria identità.

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