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Bulimia (06101961)

on . Postato in Disturbi alimentari | Letto 67 volte

Marianne1984 22

Buongiorno, sono una ragazza di 22 anni che dai 18 soffre di bulimia. Inizialmente ero anoressica, ho iniziato a rifiutare i pasti ed ero arrivata al peso si 43 Kg, per 1,58 d'altezza. In seguito agli incoraggimenti di mia madre (ovviamente in buona fede, ho iniziato a mangiare, ma non sopportando il cibo, si sono subito verificati dei casi di vomito autoindotto. Inizialmente non erano molto frequenti, ma in seguito, ho iniziato ad "abbuffarmi" nel vero senso della parola e a vomitare incontrollatamente. Di conseguenza, sono arrivata al peso di 56-57 Kg. Per i miei genitori, la situazione non era normale, ovviamente, perchè in un lasso di tempo relativamente breve, sparivano enormi quantità di cibo... allorchè messa alle strette da quest'ultimi, ho "confessato" tutto. Hanno deciso di portarmi da uno psicologo, questo accade l'estate scorsa, ma ho rifiutato la terapia, perchè non riuscivo a parlare dei miei problemi con un estraneo, mi sentivo "osservata/giudicata". Così, promisi ai miei genitori che sarei stata in grado di uscire dalla malattia da sola. Sono riuscita a non vomitare per 11 mesi... nel frattempo ho conosciuto un ragazzo, ho ripreso a frequentare l'università (poichè fino ad allora rifiutavo qualsiasi contatto sociale, ho ritrovato le mie amiche... insomma, sentivo di farcela. Persino in famiglia, ero una persina diversa, ho ricostruito il bellissimo rapporto di dialogo che avevo con mia madre, con mio fratello (12 anni) è rimasto immutato, persino durante la mia "chiusura" (era l'unica persona con cui parlavo volemtieri), sono tornata la persona di un tempo... sensibile, comprensiva, dolce una buona ascoltatrice... (o almeno è quello che dicono di me), anche il rapporto con mio padre sembrava essere mutato. Forse sarebbe il caso di parlare di quest'ultimo e del mio rapporto con lui. Mio padre, è una persona, violenta e aggressiva, si può parlare con lui solo quando è tranquillo, ma quand'è arrabbiato è meglio lasciarlo perdere, perchè sarebbe capace di alzare le mani. Con noi figli, lo ha fatto poco o niente, in particolar modo nei miei confronti, perchè ho un carattere calmo e non lo rispondo mai... ma con mio fratello le cose cambiano... perchè sono aggressivi entrambi. Fin da bambina (quando ancora mio fratello non era nato), ho notato che il rapporto tra i miei genotori non era speciale, litigavano in continuazione, perchè papà è geloso, pignolo e aggressivo, ma litigavano in particolar modo per questioni di sesso... mio padre è "ossessionato" dal sesso, anche ora che sono grande, a volte "butta" la battuta di andare a dormire perchè è tardi e devono andare ad dormire. Da bambina, odiavo il rumore della porta della loro camera, quando si chiudeva, perchè era allora che iniziava tutto. Papà che urlava ed imprecava contro mamma e quest'ultima che piangeva. A volte "scappava" dal letto... e me la ritrovavo in camera a dormire sull'altro lettino, allora vuoto. A volte, si chiudeva a chiave in altre camere e perdeva conoscenza. Ho sempre cercato di starle vicino, ma ho fallito nel mio ruolo di figlia. Ho un carattere chiuso, credo nei veri valori della vita, sto con una persona solo se la amo sul serio, non mi drogo, non bevo e non fumo, non sto fuori casa fino a tarda ora e sono una ragazza tradizionale. Questo mio carattere,"sincero", col crescere, ho notato che non va bene nella società del giorno d'oggi, tant'è vero che all'età di 17 anni mi sono messa con un ragazzo e ci sono stata per 2 anni, nonostante avesse alcuni difetti, ma ero pronta ad accettarlo com'era. Lui, non ha fatto lo stesso con me... si è allontanato perchè diceva che io volevo un ragazzo laureato, e con una buona posizione ( il chè non è affatto vero). Non ha voluto parlarmi e non ha fatto altro che "scacciarmi" anche dalla ex-nostra comitiva... Questa è stata la scintilla che ha fatto scoccare in me il meccanismo anoressia-bulimia. Pensavo di essere sbagliata e tutt'ora ho paura di somigliare a mio padre.... una persona difficile da amare.Ho continuato a chiudermi nel mio mondo per 4 anni, finchè non mi sono resa conto che insieme a me, stava "morendo" anche mamma e così ho smesso... poi ho incontrato un altro ragazzo con il quale inizialmente ci siamo sentiti solo per telefono e poi abbiamo iniziato ad uscire insieme... anche con lui, però è finita male. Pensavo che lui mi accettasse per quella che sono una ragazza non facile che va con il primo che incontra... e invece, mi ha lasciata per un'altra"facile". Ed ora, sono sola... circa 2 mesi fa ho vomitato solo un'altra volta e me ne sono pentita subito, sinceramente, perchè sono venuta meno alla promessa che avevo fatto a mia madre. Ora, lei non sa assolutamente niente, di questo, io sono nervosissima, considerando che devo dare 4 esami il mese prossimo, non ho voglia di studiare e il cuore mi fa male da morire. Credo che lei sospetti qualcosa però, perchè tutti i miei problemi si riscontrano con la mancanta volontà di studiare. Ultimamente, poi, è successa un'altra cosa...mamma ha delle forti artriti e non usa bene le mani e poi, ha un sacco di nei fibromatosi e dei valori delle analisi alti... non vorrei si trattasse di t..... non riesco nemmeno a scriverne la parola... che sia tutta colpa mia? Perchè non riesco ad affrontare la vita come lei? Anche lei non ha avuto una vita facile (un papà aggressivo, una mamma con cui non poteva parlare, un marito costretta a sposare ed una figlia come me), perchè non sono come lei? Perchè non posso far nulla per aiutarla? Che devo fare? E' lei che incute coraggio a me... ma perchè io non riesco a fare il contrario? Se solo riuscissi ad essere dversa sarebbe tutto più semplice.. magari riuscissi a laurearmi...

Gentile Marianne, ho letto la sua lettera e mi sono resa conto quanto è difficile e pesante emotivamente la sua vita. Comprendo la voglia di farcela da sola, ci ha anche provato, ma come vede riesce a fare piccoli pezzi di strada e poi la situazione diventa di volta in volta più pesanete e più difficile da gestire. Non crede che sia giunto davvero il momen to di farsi aiutare e sostenere da un esperto? Abbandoni la resistenza del sentirsi giudicata, uno psicoterapeuta ha il solo obiettivo di aiutarla a fare chiarezza nel tentativo di evitare che situazioni difficli possano ripresentarsi. Il fatto stesso che lei ha fatto una richiesta di aiuto rivolgendosi a psiconline mi induce a ritenere che forse sono pronti i suoi tempi per farsi aiutare. D'altra parte non può portare sulle sue spalle il peso delle difficoltà di tutta la famiglia, lo ha già fatto per molto tempo con costi emotivi davvero alti. Si rivolga magari anche al consultorio della sua zona sicuramente un esperto l'aiuterà ad intraprendere un percorso psicoterapeutico.

(risponde La dott.ssa Tiziana Liccardo)

Pubblicato in data 20/07/07

 

 

 

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