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Bulimia (065089)

on . Postato in Disturbi alimentari | Letto 138 volte

Elena 23 anni, 21.06.2003

Ciao, mi chiamo Elena e ho 23 anni. Studio all'università e mi ritengo una ragazza fortunata dal momento che ho una famiglia stupenda e tanti amici che mi vogliono bene.
Il mio problema - che giuro non so da dove possa derivare - è un bruttissimo rapporto con il cibo.
Non sono grassa, peso 53 chili e sono alta 1,67, solamente che questi chili sono distribuiti male sul mio corpo, nel senso che ho pochissimo seno, ventre piatto, vita stretta, polpacci praticamente inesistenti, ma cosce e glutei super abbondanti.
Quando mi guardo allo specchio ho come la sensazione che il mio corpo sia composto da parti di corpi diversi che non c'entrano niente tra di loro.
Fatte queste premesse passo al problema: ho fatto una dieta seguita da un dietologo all'età di 18 anni, avevo 67 chili in quel periodo, e con una dieta da 1500 calorie circa sono arrivata a pesare 58 chili nel giro di due mesi.
Ero felicissima, ma il mio fisico con quei 58 Kg rapportato a quello di oggi con 53 non ha confronti: paradossalmente ero molto meglio sei anni fà, non so come sia possibile, probabilmente i chili erano distribuiti meglio. Ho paura che questa "distribuzione sbagliata" sia dovuta a tutti i dimagrimenti e successivi aumenti di peso che ho avuto dai 18 anni ad oggi.
Potrebbe dipendere da questo? Passo infatti da periodi di dieta e palestra, in cui sono arrivata a pesare anche 49 kg, a periodi in cui mi abbuffo per settimane intere, dalla mattina alla sera, depressa e chiusa in casa, riuscendo così a raggiungere nuovamente i 60-65 chili nel giro di poche settimane.
Sto vivendo ora uno di questi periodi terribili e non so come uscirne. E' estate, avrei una voglia matt a di andare al mare, uscire con gli amici, ma mi sento grassa, mi vergogno e non ho vestiti da mettere che mi stiano bene (perchè fino al mese scorso avevo due taglie di meno), insomma, non mi sento bene con me stessa e questo non mi permette di essere me stessa e di fare le cose che vorrei fare. E' come se l'abbuffata con il conseguente senso di sazietà compensasse un mio vuoto interiore.
E così al momento mi sento soddisfatta ma subito dopo piango, e provo schifo per me stessa.
Sto malissimo, ti prego dammi qualche consiglio per bloccarmi prima di aprire il frigo: per esempio, a cosa dovrei pensare in quel momento? Perchè per tutto il giorno mangio normalmente o "da dieta", ma quando giunge l'ora di cena mi va di volta il cervello e non riesco a tenermi lontana da tutti i cibi che trovo in cucina.
Passo dal dolce al salato, dal freddo al caldo, senza distinzioni, e mangio velocissima senza gustare niente di tutto ciò perchè, anche se sono sola a casa, ho paura che qualcuno mi possa ved ere, e perchè se "mi sbrigo" sento meno i sensi di colpa. Ti prego dammi qualche consiglio, non voglio rovinarmi l'estate un'altra volta!! E neppure la salute!! Grazie

Cara Elena, nonostante all'inizio della mail tu sia convinta di non sapere da dove possa derivare il problema con il cibo che ti riguarda, più avanti invece ti rispondi da sola, e correttamente secondo me, quando dici di non sentirti bene con te stessa e dunque di non permetterti di essere te stessa, e quando parli del vuoto che il cibo sembra momentaneamente riempire, per poi invece lasciarlo più vuoto di prima.... questi in effetti sono i motivi che possono indurre problemi con il cibo.
Vale a dire un'insicurezza di fondo, ma un'insicurezza un po' "rabbiosa", perchè accompagnata dal rifiuto di parti di se stessi (e intendo sia sul piano psicologico che fisico, perchè l'uno si traduce nell'altro molto spesso, non si tratta di due entità così separate come immaginiamo); e un senso di vuoto che può avere a che fare con la sensazione di non possedere un'identità o un'identità completa; ma questo vuoto, se lo si guarda bene, se ci si ferma un istante ad ascoltarlo, invece che affrettarsi a soffocarlo, potrebbe anche rivelarsi pieno di contenuti, e forse proprio di quei contenuti che di se stessi non si vuole accettare e vedere, perciò relegati nell'inconscio, messi "sotto vuoto", nascosti insomma, agli altri e anche a se stessi.
Di solito quello che non vogliamo vedere e accettare di noi stessi, e che tanto ci fa paura affrontare, in realtà non riguarda contenuti tanto orrendi e minacciosi.
Quello che li rende così mostruosi e temibili è il nostro stesso timore ... è l'idea che abbiamo di noi stessi, negativa, che li rende sporchi, oscuri, qualcosa di cui vergognarsi...
A volte queste persone hanno un'immagine ideale molto "alta", eccessivamente "alta", irraggiungibile. Così non riescono ad accettare di se stesse tutto ciò che sta invece su un piano più basso, come per es. le emozioni, gli impulsi .... e tutto ciò che di più naturale abbiamo in noi stessi.
Sto cercando di dirti che finchè non accetti il confronto con te stessa per cercarti veramente, e non soltanto per giudicarti e rifiutarti, allora sicuramente avrai fatto un importante passo avanti per risolvere il tuo problema con il cibo.
Perchè non puoi pensare che qualcosa "da fuori" possa riempire il tuo senso di vuoto, se tu stessa sai che si tratta di un vuoto "psicologico".
Perchè un vuoto di questo genere lo puoi riempire soltanto tu, aprendo il sacco che lo contiene e confrontandoti con tutto ciò che vi si trova dentro.
Lì, insieme alle cose che non ti piacciono, ne scoprirai anche tante che invece, insospettatamente, ti piacciono...in ogni caso, sia le une che le altre, sono tue e devi imparare a prenderle in considerazione.
Solo avendo consapevolezza di quello che sei puoi poi eventualmente riuscire a modificare qualcosa. Non ho consigli specifici da darti o tecniche particolari da suggerirti che possano direttamente migliorare il tuo rapporto con il cibo.
Anche perchè ritengo, appunto, che il problema vada risolto alla base, là dove ci sono i conflitti psicologici. Quello che si fa più in superficie è spesso un palliativo. Ma esistono dei libri, tanti, dove puoi trovare suggerimenti specifici per "imbrogliarti" nell'istante in cui sei presa dall'irresitibile impulso di mangiare.
Puoi cercare e vedere se qualcuno fa al caso tuo. Il mio suggerimento è invece quello di fare un lavoro all'interno di te, perchè le capacità le hai, magari con l'aiuto di uno psicoterapeuta che ti dia una mano se da sola non sai che strada prendere. Sicuramente, se intraprendi questo tipo di percorso, cerca di farlo con umiltà e desiderio di ricerca.
Osserva e cerca di capire quello che succede dentro di te, quello che provi, che senti, che pensi..... ma sospendi il giudizio.

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