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Bulimia (133281)

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on . Postato in Disturbi alimentari | Letto 144 volte

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Silvia 16

Buonasera, scrivo qui perchè ho davvero bisogno di aiuto, ma non posso recarmi da uno psicologo per non creare problemi in famiglia. Comincio parlando dell'anno scorso, quando dal gennaio del 2008 ho iniziato a sentirmi grassa (pesavo 47 kg x 155), dopo che mio fratello aveva avuto problemi con il cibo, rischiando di diventare anoressico. Così pianificavo le mie giornate, scrivendo tutto quello che mangiavo, cioè pochissimo a colazione, pranzo e cena. Dopo soli quattro mesi sono dimagrita di 7 chili arrivando a pesarne 40 e finalmente mi sentivo felice, ma assumevo circa 500 kcal al giorno. Vedutami dimagrita, mia madre iniziò a preoccuparsi e stava attenta a farmi mangiare bene (per me sinonimo di mangiare tantissimo, anche perchè avevo eliminato pane, pasta e dolciumi). Poi, con l'estate e la riscoperta di tutti i sapori del cibo, iniziai a mangiare normalmente e arrivai a 44 chili, che per me erano tantissimi! A poco a poco, cominciata la scuola, ogni volta che tornavo a casa dopo le 5 faticose ore, mangiavo tutto quello che trovavo, forse anche perchè ero sola a casa. Appena assaggiavo ad esempio una piccola porzione di cioccolato, o biscotti, o qualsiasi altra cosa ipercalorica che ci fosse in casa, non riuscivo a smettere di fermarmi e finito tutto il pacco. Arrivavo a mangiare per 2 ore di seguito! Questa situazione è continuata fino ad oggi, nonostante io provi a smettere di abbuffarmi, e adesso peso per 52 chili. Mi sento grassissima e ogni giorno mi dico di cominciare la dieta ma è sempre peggio! Non so come fare, temo di essere bulimica anche se non vomito. Aiutatemi, vi prego!

Silvia, so che non vorresti creare problemi in famiglia, ma il tuo problema è probabilmente proprio questo (non essere di disturbo, non far sentire la tua voce, insicurezza, relazione con la mamma, rabbia, mancanza di identità e/o rifiuto di parti di te stessa, ecc.). Il disturbo dell’alimentazione ha a che fare con un disagio psicologico interiore, non con il cibo in sé e nemmeno con l’immagine esteriore di sé. Semplicemente l’immagine esteriore diventa il ricettacolo di ciò che non si accetta interiormente, e allora un disturbo che ha le proprie radici nell’accettazione della propria identità, diventa un disturbo nella modalità di alimentarsi. Le diete servono a poco. Serve molto di più parlarne in famiglia, sviscerare ciò che non va, e comunque dirigere le proprie attenzioni sul piano interiore piuttosto che su quello fisico-corporeo. Faresti molto bene a rivolgerti ad uno/una psicoterapeuta, perché sei giovane e puoi molto velocemente risolvere le tue insicurezze e i tuoi conflitti (e ovviamente di conseguenza anche stabilizzare senza fatica il tuo peso) prima che si cronicizzino. Prova a fare lo sforzo di buttare fuori quello che hai da dire e da chiedere, prima ancora di ritrovarti a vomitare il cibo che ingerisci. Fai uno sforzo comunicativo in famiglia, ti aiuterà. E comunque lavora su di te, dentro di te, cerca di capire chi sei, cosa desideri, cosa rifiuti, quali modelli insegui, quanto sono distanti dalle tue umane possibilità, com’è il tuo rapporto con mamma, se ci sia qualcosa lì che non va. Avvia un dialogo interiore, non ti fare depistare dal falso problema dell’aspetto fisico. Quello, ripeto, non è la causa, ma la conseguenza di un disagio più profondo e più intimo.

(Risponde la Dott.ssa Elisabetta Corberi)

Pubblicato in data 02/07/09
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