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Bulimia nervosa (063213)

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on . Postato in Disturbi alimentari | Letto 137 volte

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Francesca 23 anni, 31.03.2003

Soffro da ormai dieci anni di bulimia nervosa. Questo problema mi ha sempre creato notevoli disagi ad instaurare rapporti sentimentali 'normali'.
Da quasi tre mesi, però finalmente conosco un ragazzo stupendo, bello, intelligente, che dice di volermi bene.
Purtroppo non riesco a lasciarmi andare, non mi sento alla sua 'altezza',ho paura che lui 'scopra' i miei aspetti negativi e si stanchi di me.
Non so cosa fare. Sto cercando di farmi aiutare da uno psicoterapeuta.
Quando sto molto male mi rifiuto di vederlo. Lui vive a duecento kilometri da casa mia e ogni volta che dobbiamo vederci trovo qualche scusa perché mi vergogno di me, non voglio che mi veda sconvolta.
Anche se mi manca tantissimo e vorrei tenerlo sempre fra le mie braccia. Com'è possibile questa ambivalenza?! Lo voglio eppure lo allontano?!

Carissima Francesca, credo che tu ti comporti con il tuo terapeuta un po’ come ti comporti con il tuo ragazzo e anche come ti comporti con te stessa: hai paura che possano entrare in contatto con quelli che TU ritieni essere i tuoi aspetti negativi, e che tieni nascosti dentro di te.
So che non è facile entrare in contatto con le proprie paure e con i propri sentimenti di inferiorità, e ancora più difficile è quindi mostrarli all’esterno. Ma devi fare uno sforzo, almeno con il tuo terapeuta, per permetterti di essere “vera” e tutta intera, così come sei.
Se riesci a mostrargli l’altra faccia di te, riesci anche a mostrarla a te stessa e ad entrarci in contatto. Ed è solo attraversando i territori più oscuri di se stessi che si riesce a conoscerli e a tracciarne una mappa.
Insomma, se hai il coraggio di percorrere le tue zone buie, riuscirai anche ad illuminarle e a renderle non più pericolose per te. I terapeuti sono fatti per questo, per fare da guida negli anfratti oscuri delle persone.
Se non gli permetti di fare questo, si sentono inutili. Cerca di non pretendere sempre da te una perfezione fasulla quanto immaginaria: tutti stanno male, tutti hanno dei momenti in cui si sentono sconvolti.
Accetta la tua realtà umana e abbandonati fra le braccia del tuo terapeuta per consegnargliela: solo così lui potrà aiutarti veramente, e soprattutto tu ti starai veramente aiutando ad uscire fuori dalle tue difficoltà.
L’ambivalenza, Francesca, è qualcosa che connota fortemente tutto il tuo disturbo; è volere e rifiutare, è mangiare e poi provare dolore, è immettere sostanze e poi cacciarle fuori….è aver bisogno di aiuto ma non saperlo chiedere. In questo momento prova a considerarti come una persona in pericolo, molla i tuoi freni inibitori e l’aiuto di cui hai bisogno gridalo, con tutta la voce che hai. Mi raccomando.
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