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Depressione/Disturbi alimentari (163047 )

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on . Postato in Disturbi alimentari | Letto 434 volte

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Gianluca, 36

 

Gentile Dottore,
le scrivo non a nome mio ma di mio padre. Lui è un uomo di 71 anni che è correntemente ricoverato in ospedale e quindi non può scriverle lui stesso. Vado per ordine. Un anno fa gli fu scoperto un carcinoma maligno alla lingua. Essendo ipocondriaco, aveva la quasi certezza della morte e iniziò a mangiare di meno e controvoglia, causa anche il forte dolore che avvertiva alla lingua. Operatosi l'Agosto scorso, tutto andò bene e il carcinoma fu completamente rimosso. In seguito effettuò anche 2 mesi di radioterapia, con pochi o nulli disturbi e controindicazioni (nausea e bruciore alla bocca ma nulla di più). Finita questa, a Dicembre dell'anno scorso, iniziò il lento recupero della capacità di mangiare ciò che più gli piaceva. Nel corso dell'intervento e radioterapia, dai 102kg che era dimagrì fino a 85kg. Non potendo mangiare più pasta, formaggi, carni e pane, andava avanti a brodo, pastina, formaggi freschi e molli e dolci. Essendo sempre stato un gran mangione, chiaramente ne soffriva ma senza lamentarsene troppo. La sua unica grande lamentela era che impiegava troppo tempo a mangiare, sminuzzando tutto e masticando molto lentamente, e questo lo irritava non poco. Noi in famiglia lo consolavamo e invitavamo a mangiare comunque, anche se poco era di suo gusto. Devo aggiungere che nel mese intercorso dalle dimissioni dall'ospedale post-intervento e l'inizio della radioterapia, aveva ripreso a mangiare con gusto e maggior entusiasmo. Immagino io che l'alterazione dei sapori dovuta alla radioterapia abbia causato il peggioramento che seguì. Da Dicembre, fine radioterapia, a inizio Maggio scorso, mio padre ebbe sempre meno voglia di mangiare. Un po' di pastina in brodo e una fetta di mozzarella erano spesso tutto ciò che accettava, specie la sera. L'unico pasto che continuava ad effettuare con regolarità era la colazione, con caffe e latte e svariati biscotti imbevuti in quest ultimo. Un po' causa l'intervento, un po' causa mancanza di stimoli suoi (non ha amici, è pensionato ed è decisamente introverso, taciturno e poco incline a stringere contatto con estranei), mio padre iniziò ad uscire sempre meno, fino a passare intere giornate a casa sul divano a guardare la tv. Nemmeno comprare i giornali, che ha sempre letto, erano una motivazione sufficiente a farlo uscire. I piccoli lavoretti di giardinaggio e bricolage che usava fare li faceva con sempre meno regolarità e dedicandovi meno tempo, fino a non compierli più del tutto. A Maggio poi la situazione precipitò: iniziò a sentire fortissimi dolori, del nervo, ci dissero poi i medici, allo stesso lato dove fu operato, vicino alla mandibola sinistra. Non poteva dormire la notte, le difficoltà a mangiare si decuplicarono e iniziò a passare ore e ore della giornata steso sul fianco sinistro, unica posizione a suo dire in cui il dolore era sopportabile. Gli antidolorifici che gli furono prescritti li prese con molta riluttanza, convinto della loro inefficacia. Aumentandone la dose, e sotto le pressioni di tutta la famiglia, li iniziò a prendere con una certa regolarità e il dolore parve migliorare. Ma lui no. Continuava a stare inerte tutto il giorno steso su un fianco, mangiava il latte a colazione e poi pranzo e cena erano un calvario: spesso inghiottiva 40-50g di carne macinata e niente più, spesso anche meno e sempre di più saltava completamente uno più pasti. Preparammo frullati di vario tipo e lo rimpinzammo di gelati, che adora, ma non ne prendeva mai più di una modica quantità, quando si decideva a farlo (o, a suo dire, il dolore si acquietava abbastanza da sopportare di mangiare). Da inizio Maggio a inizio Giugno scorsi perse 7-8kg fino a scendere a 77kg. Devo dire che a parole mio padre sembrava volersi alimentare di più. Spesso ci provava a mangiare ma il dolore glielo impediva. Ci chiedeva di frequente che cosa potesse mangiare ma rifiutava ogni nostro suggerimento. Quando mangiava però lo faceva velocemente, anche più di me che son ben più giovane, e senza lamentarsi, dando l'impressione a tutti che se si fosse impegnato di più il dolore fosse assolutamente sopportabile. A metà Giugno, disperati, dopo che nemmeno 5 flebo a casa lo risollevarono e dopo ripetuti svenimenti per debolezza (anche da seduto), lo convincemmo a farsi ricoverare per farsi alimentare. Purtroppo all'ospedale scoprirono che l'alimentazione per via giugulare e per via nasale tramite sondino non potevano essere effettuate per dei trombi nelle vene e per il restringimento dell'esofago. Fu quindi messo a letto con 2 flebo ogni giorno e quel pochissimo latte che riusciva a bere (nemmeno 200ml al giorno). Iniziò pian piano a rifiutare anche quello. Nonostante a suo stesso dire il dolore, grazie a più potenti antidolorifici, sia quasi del tutto scomparso. Arriviamo infine a questi ultimi giorni. Mio padre ha continuato a dimagrire, nonostante le flebo, ha preso una bronco-polmonite ed è catatonico, non parla, non sembra a volte nè vederci nè riconoscerci e rifiuta quasi ogni tipo di alimentazione per bocca, anche l'acqua. È visibilmente dimagrito a livelli preoccupantissimi e non ha più la forza di alzarsi nè sedersi sul letto. I pochi esami medici che è riuscito a sostenere nelle sue condizioni non hanno riscontrato alcun problema serio, nè un ritorno del tumore nè altre mancanze gravi che potessero causare il dolore o le difficoltà a mangiare. I medici l'hanno considerata una sua scelta quella di non volersi alimentare e il dolore una semplice conseguenza dell'operazione e successiva radioterapia. Ora sono preoccupati che nelle sue condizioni di estrema debolezza la bronco-polmonite possa ucciderlo. Nonostante gli abbia parlato più volte nei mesi scorsi, ho ricevuto pochissime risposte sul perchè si rifiutasse di mangiare, anche ben prima che sopraggiungesse il dolore alla mandibola. Ora ogni risposta è purtroppo impossibile. Quindi le volevo domandare: come possiamo noi come famiglia aiutarlo a riprendere fiducia e ad alimentarsi, anche solo in forma liquida? Ci è stato suggerito da amici di cercare di coinvolgerlo sensorialmente, con odori, sapori e musiche che a lui piacciono, proprio come si fa con una persona in stato comatoso. Lei cosa mi può suggerire di fare? Grazie mille, buona giornata

Caro Gianluca,
capisco bene l'inaccettabilità della situazione che vi pone di fronte ad una scelta molto importante da parte di suo padre. Non so sinceramente esserle d'aiuto, l'unica cosa che posso consigliare è cercare di parlare del passato, dei ricodi e di tutte le cose che ancora potreste fare in futuro. Provi anche a stimolare suo padre con richieste di nutrirsi spiegando quanta sofferenza sta causanda a lei alla sua famiglia. Oltre a questo non posso consigliarla, consideri che alla fine ognuno di noi ha diritto ad una scelta e che tutto quello che possiamo fare è solo cercare di consigliare. Sentiti saluti, Mirko Dai Prà

 

(Risponde la Dott.ssa Mirko Dai Prà)

Pubblicato in data 08/08/2013

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