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Disturbi alimentari e autolesionismo (2823)

on . Postato in Disturbi alimentari | Letto 88 volte

Amrita, 24 anni

E' buffo, starno e insolito dopo anni di psicologi, psichiatri, consulenze familiari, ritrovarsi a buttare l'amaro che si ha dentro in un p.c. Sto per compiere 24 anni, uso uno pseudonimo (è il titolo del mio libro preferito) e mi ritrovo ad avere le stesse insicurezze e paure di quando ne avevo 15. Non so da dove iniziare: da ora, dall'infanzia, dall'adolescenza?
Ora, beh, ora sono una bella ragazza, mi sto per laureare e mi presento alla discussione con la media del 29,7, sono innamorata, molto, molto, di un angelo che mi aiuta a crescere giorno dopo giorno. Oggettivamente dovrei essere felice. Eppure ho quel male dentro, quel non essere mai all'altezza di cio che vorrei, di un ideale di perfezione che mi sono imposta o che forse mi è stato imposto... Ho iniziato a vomitare a 15 anni: ero magra, iniziavo a sbocciare come donna e non lo accettavo. Ho una madre bellissima, straniera, che non mi ha mai concesso di fare il bis a tavola. Sono cresciuta con lei, perchè mio padre viveva all'estero per lavoro; lei adorava mio fratello, di 7anni piu piccolo, trascurando me. Per gioco inizio una dieta, per gioco inizio a vomitare. E mi altero il metabolismo... passo 3 interminabili anni alternando momenti di digiuno a altri di vomito autoindotto con frequenza imbarazzante: anche 3 /4 volte al giorno. Mi reputavo indegna. Non bella come mia madre. Lei diceva "io ho partorito 2 figli e la mia pancia non è come la tua!", e io mi sentivo brutta, grassa. Allora mi buttavo giu, mi tagliavo, piangevo. Poi gli antidepressivi, una new entry, perche risalgono a 2 anni e mezzo fa, quando in seguito all'abbandono del mio ragazzo ho trangugiato farmaci innocui. Mi rendo conto di quanto incasinato e atemporale sia il mio racconro, ma la bulimia, l'anoressia, l'autolesionismo, non nascono da atteggiamenti razionali nei confronti della vita... nascono da un turbinio arazionale interiore.
Oggi sono una persona all'apparenza sicura; mi guardo allo specchio e mi piaccio abbastanza, ma basta che non evacui (soffro di una forte stipsi, non facilmente curabile), che mi guardo quella pancia e me la vorrei tagliare, vorrei vomitare, mi vorrei picchiare. Basta quello, dico, perchè io mi butti giu: e piango, non esco di casa, mi demoralizzo e mi insulto. E poi c'è quel sadico orgoglio del saltare i pasti, del non mangiare carboidrati per poi abbuffarsi la notte e vomitare. E il terrore che qualcuno mi dica "ti vedo ingrassata".
Insomma, trasformo il peso, la linea, il cibo in vere ossessioni e psicosi, che non mi consentono di vivere bene e di godere della vita appieno. Come superare cio?
A volte spero che dopo una gravidanza (ho un enorme desiderio di maternità, da soddisfare però non prima di 3 anni) il mio metabolismo cambi. Ogni gennaio mi riprometto di fare una super dieta cosi d'estate sarò orgogliosa di me. Non riesco e mi sento uno schifo. Mangio poco, ma penso sia che davvero il mio metabolismo sia lento, rovinato, danneggiato. Come guarire? Mah... appena mi alureo e guadagno, voglio entrare in analisi. Penso di avere tanto, tanto ordine da fare. Tanto. Sono un casino. Ora non posso; non ho soldi e non voglio gravare sui miei genitori. Guariro prima o poi? La smettero con l'essere egomaniaca e che i problemi siano questi? Riuscirò ad accettarmi per come sono? A smettere di cercare l'approvazione negli altri? Diventero una persona normale? Oggi ho vomitato.... quella pancia riflessa allo specchio mi ha fatto pensare: "è estate, tutte sono belle e magre e tu... tu non sei mai all'altezza".
Grazie a chi leggerà il mio noioso e intricato sfogo. Grazie a chi mi capirà senza giudicare. Grazie...

Cara Amrita, lei è molto giovane ancora, è normale che abbia, in alcuni momenti, le stesse paure e insicurezze di quando era bambina. Mi sembra che lei si trovi, in questo momento, di fronte ad una svolta importante: si laurea, è fidanzata e innamorata, desidera la maternità. Dunque prima o poi dovrà scegliere: crescere, accettare di essere una donna, "sbocciare" davvero con tutti gli aspetti belli e spaventosi che questo comporta (penso alla vita a due, alla professione, alla gravidanza..), oppure rimanere bambina, con la pancia gonfia di chi digiuna e poi mangia e vomita (tipica caratteristica fisica della bulimica), rimanere a vivere all'ombra di una madre "troppo" bella e perfetta, "buttando" la sua vita nel gabinetto (in senso reale e metaforico) per continuare questa eterna vendetta contro quella madre che l'ha offesa profondamente svalutandola nei momenti difficili. Ha ragione, è davvero dura rinunciare a questa guerra, tantopiù se la possibilità di fargliela pagare è così a portata di mano, le basta rovinarsi la vita per renderla infelice.
Invece l'idea di prendersi le sue soddisfazioni non la alletta per niente, ha ottimi voti, è bella, è amata, ma è più forte la spinta verso l'infanzia, sempre all'ombra di un'altra donna...e se invece accettasse di diventare donna rischiando di essere felice? Pensa che sua madre non lo accetterebbe?
Concludo con una domanda: secondo lei l'autonomia viene concessa ai figli dai genitori o sono loro che ad un certo punto se la prendono?
Trovo ottima l'idea di una psicoanalisi! In bocca al lupo!

( risponde la dott.ssa Camilla Ponti )

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