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disturbo alimentare (47112)

on . Postato in Disturbi alimentari | Letto 129 volte

Manuela, 24anni (8.1.2002)

Salve, sono una studente al quarto anno di psicologia e Le scrivo poichè vorrei chiederLe un consiglio relativo alla problematica che il mio fidanzato ha e che qui di seguito Le illustro. Non mangia (e non ha mai mangiato da che ne ha memoria) nessun tipo di frutta e verdura, il solo pensiero lo infastidisce e dice che i motivi per cui si rifiuta di ingerire questi cibi sono:
1) non gli piace il sapore
2) gli da fastidio la consistenza
Queste motivazioni sono a mio parere relative in quanto mi sembra strano che possano abbracciare una così vasta gamma di alimenti (dall'oliva al cocomero, dalla pera alla carota.....) che hanno peraltro sapori e consistenza assai diversi l'uno dall'altro.
Ha provato più volte a costringersi ad assaggiare uno di questi alimenti con la conseguenza di provare un forte senso di nausea con conseguenti veri e propri conati di vomito.Ci sono poi delle pietanze che contengono ortaggi e verdure (come la lasagna, la pizza bianca con il rosmarino, la passata di pomodoro o le patatine fritte) che mangia senza nessuna difficoltà. Il suo problema è quindi palesemente psicologico, ha fatto inoltre delle prove allergiche con esito ovviamente totalmente negativo.
Questa situazione gli provoca disagio e vergogna nel momento in cui si trova a dover pranzare o cenare in presenza di amici, ma tende comunque a sdrammatizzarla scherzandoci sopra.Non ama inoltre mangiare cibi a lui nuovi (fino a due giorni fa non aveva mai assaggiato nemmeno la ploenta), ma preferisce attenersi a pietanze semplici, tradizionali e a lui ben conosciute a costo di mangiare tutti i giorni le stesse cose.
La causa che lui attribuisce a questa situazione è collegata alla madre: "non mangiavo nemmeno da piccolo questi cibi, e mia madre che è una persona che non va a fondo nelle cose, non si è mai preoccupata di questo mio rifiuto, si è rassegnata ai miei gusti senza preoccuparsene troppo e così non ha isistito nel farmeli mangiare. Probabilmente non avendone mai mangiati ora nemmeno ne ho voglia".
Lui ha 39 anni, vive da solo e non ha un bel rapporto con entrambi i genitori, in particolare con il padre verso il quale ha sentimenti di rabbia e rancore. Dice che non ha mai fatto nulla per lui se non ostacolarlo (questa opinione si è aggravata anni fa quando ha lasciato il suo impiego, di cui tra l'altro era soddisfatto, per aprire una attività con il padre, ma a suo parere ha subito un grave tradimento da parte di quest'ultimo che "si è comportato in modo vile e certamente non da padre" . Dopo questa delusione avvenuta nel contesto lavorativo e quindi per soldi, i rapporti tra i due si sono gelati ulteriormente e per un anno non si sono nemmeno parlati; ora si comunicano lo stretto necessario). Marco afferma che il padre non si preoccupa in nessun modo della sua felicità e che le uniche volte che si avvicina a lui sono mirate a chiarimenti economici. Questo ragazzo è indipendente economicamente dalla famiglia da quando aveva circa 18 anni.
Ora prova un grosso risentimento nei confronti del padre e dopo una lunga autoesplorazione guidata ha rivelato di essere dispiaciuto e di star male a causa di questa situazione. Inizialmente negava con durezza questi suoi sentimenti dicendo che non provava nessuna emozione verso il padre se non odio.Attribuisce la causa scatenante dei comportamenti negativi del padre nei suoi confronti alla competitività che il padre ha sviluppato nei suoi confronti conseguentemente alla poca differenza di età che li separa.Con la madre ha un rapporto migliore anche se non la stima poichè non avendo un carattere forte ed indipendente è succube del marito (questa donna ha anche accettato dei tradimenti coniugali).Marco è cresciuto prevalentemente con i nonni materni a cui era molto affezzionato (il nonno è morto anni fà e la nonna la settimana scorsa). I genitori infatti essendo molto giovani al momento della sua nascita hanno creduto opportuno "farsi aiutare" dai nonni.
Marco ha una sorella di 24 anni con cui ha buoni rapporti.Mi ha parlato di tutto questo spontaneamente dicendomi che non aveva mai affrontato l'argomento con nessuno e che probabilmente non aveva mai ammesso tutto ciò nemmeno a se stesso. Per un paio di giorni è rimasto piacevolmente stupefatto dall'essere riuscito ad esprimere tutto ciò. La conversazione è terminata più o meno bruscamente: ha affermato di non sentirsela più ad andare avanti nel racconto, almeno per il momento, si stava per mettere a piangere mentre diceva che non amava parlare di queste cose poichè gli procurano sofferenza. Tengo a chiarire che è una persona molto chiusa. In seguito comunque si è sciolto maggiormente sull'argomento parlandomene di tanto in tanto con maggiore tranquillità.
Marco ha molti amici, ha sempre avuto successo con le donne. Ha avuto 2 storie importanti ed è stato molto segnato dalla seconda: doveva sposarsi, ma la breve convivenza ha segnato la fine del rapporto caratterizzato nell'ultimo periodo da tradimenti da parte di entrambi. Dice di essere stato molto innamorato, ma che la fidanzata non ricambiava l'amore in egual misura e che non poteva accettare questo scambio di sentimenti non equo. Giustifica i suoi tradimenti dicendo che erano conseguenza di quelli subiti (anche se non ne ha prove certe). Al termine della relazione si è sottoposto alla terapia psicologica per due anni poichè era distrutto.Negli anni seguenti si è limitato a relazioni molto superficiali più che altro avventure di pochi giorni o talvolta di poche ore. Ha poi avuto una nuova storia coinvolgente ma che è durata appena 2 mesi poichè la ragazza si è poi rivelata già fidanzata da diversi anni, come facilmente immaginabile ne è uscito nuovamente deluso e segnato.
A questo punto ha ricominciato ad avere solamente relazioni molto brevi.
Si è poi legato ad una ragazza per tre anni di cui non è mai stato innamorato ma che gli dava la sicurezza di cui aveva bisogno. A questo riguardo mi ha detto "se non tieni veramente ad una persona ci sono meno rischi di soffrire", ma poi rendendosi conto di non essere appagato dal rapporto la ha lasciata.Tiene a sottolineare che con lei è sempre stato sincero riguardo a ciò che provava, "non gli ha mai detto di amarla" ed ha sempre rifiutato la convivenza. La ha tradita svariate volte, e la ha sempre tenuta a distanza evitando tra l'altro di non vederla quotidianamente e lasciandola al di fuori del suo mondo lavorativo (al quale tiene moltissimo).
Ora stiamo insieme da 2 mesi, è molto preso, mi ha detto "Ti amo" più volte e vorrebbe che andassimo a convivere anche se consapevole che la nostra relazione è ancora molto giovane. Nei miei confronti è abbastanza insicuro e cerca continue conferme. Mi ha reso partecipe volontariamente e attivamente del suo lavoro, me ne parla molto spesso e insiste nel vedermi ogni qualvolta ho del tempo a disposizione, chiedendomi magari di passare in ufficio da lui ed aiutarlo nel lavoro. Ha il terrore che io possa lasciarlo e nello stesso tempo molto entusiasmo rispetto alla nostra storia sentimentale.Mi ha chiesto di aiutarlo ad affrontare la suddetta problematica "alimentare" nonchè quella relativa ai suoi rapporti interpersonali, al non riuscire ad esprimere ciò che prova. Ha inoltre proposto di informarmi con qualche mio professore universitario su come sarebbe stato opportuno procedere; vorrebbe intraprendere questo percorso accanto a me.
Le sarei grata se potesse consigliarmi sul da farsi; mi piacerebbe poterlo aiutare in prima persona o comunque stargli accanto mentre tenterà di affrontare tutto questo. Spero di averLe dato informazioni utili per poterLe permettere di farsi un'idea sufficientemente chiara del caso, anche se mi rendo conto che dei colloqui con il diretto interessato sarebbero stati preferibili. Spero ad ogni modo che possa aiutarmi a farmi un'idea più limpida della situazione in modo da potermi comportare nel modo più corretto possibile.
Attendendo una Sua risposta La ringrazio anticipatamente e Le invio cordiali saluti
Manuela

Come psicologa, credo sappia il rischio che corre intraprendendo una relazione in cui l'amore può essere condizionato dal bisogno dell'altro di essere capito, accettato e compreso toutcourt per le sue difficoltà. Lei è partecipe di questo rapporto in una condizione di squilibrio. Il rischio possibile è che sia chiamata ad essere più psicologa che compagna. Psicologa nel senso di saper aspettare, di dare sempre conferme di essere più comprensiva o più disponibile di una qualunque altra compagna che non sia psicologa. Credo, sia molto utile, per questo,chiarire le sue aspettative in merito all'aiuto che ha chiesto e che si aspetta. Potrebbero non coincidere con le sue e, a tal proposito, è importante che anche lei faccia chiarezza su cosa si aspetta da un rapporto in cui le viene chiesto aiuto e in cui, per ovvi motivi, potrebbero non essere soddisfatti nè i suoi bisogni nè le sue aspettative . Lei cosa ne pensa della situazione emotiva del suo fidanzato o, meglio come la vive? E come pensa di poterlo aiutare senza per questo sacrificare aspetti importanti di sè?

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