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Disturbo alimentare o depressione? (065072)

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on . Postato in Disturbi alimentari | Letto 265 volte

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Antonella 31 anni, 20.06.2003

Sono sei anni che prendo antidepressivi e psicofarmaci e mi sono fatta visitare da vari psichiatri. Non ne posso più! L'esordio della mia malattia è iniziato all'età di 25 anni con un attacco di panico prima di un esame universitario.
Ero dimagrita molto: facevo footing la mattina andavo a lezione studiavo e stavo attenta alle calorie. Poi il blocco. A quell'epoca prendevo la pillola quindi non ho avuto amenorrea.
La cosa è stata diagnosticata come panico e poi depressione. Ne sono uscita mi sono laureata con il massimo dei voti sempre però sostenuta da qualche psicofarmaco e sempre con la fissa della dieta. A dicembre di quest'anno dopo aver vinto un corso di specializzazione a numero chiuso un altro blocco.
Sono arrivata a pesare 41 chili(1,63 h) ho avuto amenorrea sono andata da un altro psichiatra che mi ha detto che lì non si parlava di cibo mi ha dato levopraid, anafranil zoloft ecc ho avuto deliri, fasi maniacali e lui ha detto che soffro del disturbo bipolare.
Io non ne posso più! In quel disturbo non mi ci riconosco, mentre quando leggo storie di problemi alimentari mi sembra di vedere il mio ritratto! Non so a chi rivolgermi mi dia lei un consiglio!

Cara Antonella, ti consiglio di rivolgerti innanzitutto ad uno psicoterapeuta, o psicanlalista, se hai deciso veramente di affrontare il tuo disturbo e combatterlo.
Perchè credo tu sappia bene che ci sono problematiche psicologiche particolari che determinano sia i disturbi alimentari che gli stati depressivi, e se si decide di fare qualcosa per venirne fuori, è lì che bisogna andare a vedere.
I farmaci sono naturalmente utili e efficacissimi, ma non aiutano a capire quale sia la natura del problema, e dunque spesso non lo risolvono.
Credo di capire che tu ti sia stufata di diagnosi e di pillole che rendono la tua vita "dipendente"....perciò ti esorto a fare il passo successivo, contattare cioè qualcuno che ti aiuti ad intraprendere un percorso sul piano psicologico. Naturalmente con l'ausilio dei farmaci, almeno fino a quando non riterrai di poterne fare a meno.
P.S. La descrizione che fai di te stessa e della tua patologia fa pensare anche me a tematiche che riguardano i disturbi alimentari, condivido la tua opinone.
Ma non dimenticare che spesso dietro a queste tematiche, o mischiate ad esse, vi sono contenuti depressivi. Una diagnosi è uno strumento orientativo per gli psichiatri e gli psicologi....ma non è una gabbia! Semplicemente descrive, su un piano statistico, delle caratteristiche che appartengono alla persona che soffre di quel tipo di disturbo. Ma il piano statistico, dal punto di vista psicologico, ha un valore molto, molto relativo.
Nel senso che non esiste persona uguale ad un'altra, e dunque le definizioni di questo tipo non calzano perfettamente su nessuno.
Si tratta di una definizione, da cui in certi casi è anche bene tenersi lontani, perchè chi vi si identifica (e malauguratamente chi soffre di disturbi psicologici e di identità facilmente lo fa) finisce col trasformarla nella propria prigione.
Nel senso che finirà col rifiutare o non valutare, di se stesso, tutto ciò che esce fuori dalle strette maglie di quella definizione, magari letta su un libro di psichiatria. E dunque col non vedere tutto ciò che c'è veramente dentro di sé e non darsi nessuna possibilità di uscita. Ovvero di crescita e di cambiamento.
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