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Posso farcela da sola? (023646)

on . Postato in Disturbi alimentari | Letto 83 volte

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Giusy 19

Sono disperata...per favore,rispondetemi...io vorrei farmi aiutare nel risolvere il mio problema,ma non posso farlo...sono bulimica da due anni,da un pò vorrei andare da uno specialista,ma non lavorando non posso permettermelo.Ai miei non posso dir nulla perchè ritengono i bulimici dei pazzi disgustosi dei quali avere compassione per la loro natura di inferiori e malati di mente(non escludo sia così).Quando ho letto che la bulimia può essere addirittura mortale mi sono spaventata a morte,ho pianto a lungo...ho giurato non ci sarei ricaduta--e per qualche giorno è stato così--ma poi...l'incubo è tornato...vorrei solo chiedervi...è possibile che io ne esca da sola?Posso farcela da sola?

Cara Giusy, non ti conosco ma comunque ritengo che tutte le persone abbiano la possibilità di farcela da sole; l'importante è che seguano la strada giusta. Per strada giusta intendo innanzitutto quella strada dove chi soffre di un disturbo alimentare non è da considerarsi né inferiore alle altre persone, né malato di mente. Il disturbo alimentare è come ogni altro disturbo di origine psicologica innanzitutto un segnale, una spia che segnala un disagio psicologico, una sofferenza, che si ripercuote in questo caso sul cibo. Altri disturbi si manifestano in altre parti del corpo, gastriti, coliti, strane malattie della pelle, tachicardie, paralisi, e via dicendo, ce n'è un'infinità. Ma il tuo disagio psicologico si rende visibile attraverso il tuo rapporto col cibo.....e perchè? Ci sarà pure un motivo perchè hai scelto questa piuttosto che un'altra strada per vivere la tua insoddisfazione. Il cibo è legato all'estetica, certamente, dunque al proprio rapporto con il corpo, ma prima ancora è legato alla sopravvivenza e alla trasformazione: il cibo ingerito viene trasformato rendendo utilizzabili le sostanze necessarie alla nostra vita. Quando qualcuno rifiuta questo processo (anoressia) , o è in conflitto con questo processo di sopravvivenza (bulimia), c'è qualcosa che non va a livello vitale, qualcosa che si rifiuta di se stessi e con cui non si riesce a scendere a patti. Insomma, generalmente il conflitto è sull'identità: una profonda incapacità di accettarsi per come si è, un rifiuto di se stessi così come, a volte, del mondo circostante. Bisogna che tu capisca che il problema principale è a livello psicologico, ed è quello sul quale devi intervenire, prima ancora che con diete o questioni che riguardano direttamente l'alimentazione. Il problema è un conflitto con te stessa, non col cibo. Riversandolo sul cibo non puoi che vederlo e dunque fare qualcosa per occupartene.....in questo senso il disturbo è un segnale, un campanello d'allarme. Non tutti i centri che si occupano di psicoterapia o di disturbi alimentari si fanno pagare, o almeno non tutti si fanno pagare grosse cifre: dunque se hai voglia di fare un po' di ricerche ti consiglio di farle e magari riesci a trovare qualcuno che ti dia una mano ad uscirne fuori al più presto. Ma se proprio pensi di non poterlo fare, comprati un po' di libri sull'argomento e inizia, come primo scalino da superare, a cercare di parlarne con le persone di cui ti fidi. Nascondersi fa parte del problema e lo alimenta. Dunque, Giusy, uscire allo scoperto.....prima di tutto dentro casa. Se i tuoi hanno una visione così distorta della cosa, non potranno che modificarla se tu riuscirai a renderli partecipi del tuo problema. E se per caso attraverso la tua "malattia" ti stai vivendo in maniera soffocata e del tutto autopunitiva un conflitto con loro, la comunicazione renderebbe manifesto qualcosa che già c'è e agisce su di te segretamente. Il conflitto aperto fa molti meno danni di un conflitto soffocato e vissuto esclusivamente dentro se stessi.

(risponde la dott.ssa Elisabetta Corberi)

 

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