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Problemi con figlio adolescente (150160)

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Melinda 46

Buon giorno, ho due figli uno di 17 anni a gennaio e uno di 13 a dicembre. Problema: gelosia fortissima da sempre del primo nei confronti del secondo che ancora adesso si manifesta. Il primo fa veramente dannare:non ha voglia di studiare, ore sui libri per una resa insufficiente, sempre chiuso nella sua camera...del resto le volte che esce è per tormentare il fratello con risatine stupide o scherzi. Anche a tavola non c'è dialogo che si possa sostenere...non racconta, non parla....difficoltà anche di relazione con gli altri ragazzi. Ne frequenta un paio ma per giocare alla play station....eppure all'apparenza sembra sereno, allegro....canta,....ma discutiamo in continuo e non riusciamo a suscitare in lui qualche "voglia" o "interesse"....a volte neghiamo qualcosa a volte diamo....non sappiano come comportarci...

 

Cara Melinda, essere genitori è difficile ed esserlo di due figli adolescenti lo è ancora di più! Comprendo bene il disorientamento, la fatica e persino la rabbia. Non è facile fare una lettura della situazione, perché mancano una serie di elementi che permetterebbero di capire meglio cosa passa nel mondo interno di vostro figlio. I comportamenti esterni descritti, potrebbero essere imputabili a più motivazioni sottostanti. Proviamo a fare delle ipotesi. Intanto cominciamo col fatto che 17 anni è un’età difficile, perché sempre più vicina ai 18 anni, l’età della “maturità”, almeno quella presunta, dove ci si approssima a delle scelte significative per la propria vita, come il proseguimento degli studi, il lavoro, le relazioni, ecc. E da come lo descrive, suo figlio sembra molto lontano da tutto ciò, ovvero, sembra più infantile dell’età che possiede e questo mi fa presumere che debba essere estremamente spaventato. La paura fa chiudere molto in sé e fa aggrappare a poche cose, più o meno significative,per chi guarda dall’esterno. Lei parla di enorme gelosia per il fratello minore, a tutt’oggi. Bhe, capita spesso che con la nascita di un fratello minore, si acceleri la crescita del primo figlio o comunque di quello precedente. Il bambino infatti, che fino ad allora era il piccolo di casa, diventa improvvisamente quello grande. In continuazione gli si chiede di essere grande, gli si chiede di essere ragionevole e paziente, in virtù del fatto di essere quello grande. Se ci pensiamo bene, è un vero choc per lui ritrovarsi improvvisamente “grande”. Visto poi le tante richieste che arrivano da tutte le parti, non appare un gran vantaggio esserlo. Ancor di più, nei momenti difficili, dove le circostanze o le persone spingono a decisioni e responsabilità, appare desiderabile essere più piccoli, perché essere piccoli comporta essere liberi da responsabilità e doveri. Anche se non lo dice chiaramente, da come descrive la situazione emerge che il fratello, è considerato quello bravo, diligente e sereno, mentre lui è quello svogliato, dispettoso, non efficiente, ecc. Insomma, se proviamo a metterci nei suoi panni, non sono dei bei panni. Non c’è da sentirsene in colpa, non è colpa di nessuno, le cose capitano per un insieme di fattori e tutti vi contribuiscono in responsabilità. In ogni caso, serve a poco andare a vedere chi più ha responsabilità in questo, quello che conta è capire cosa potete fare. Non è facile trovare una strategia vincente, bisogna fare vari tentativi, perché il ragazzo è già grande e ha strutturato una sua personalità e dei suoi meccanismi. Di sicuro non c’è un prontuario che ci dice come dovete comportarvi. La prima cosa che dovete fare è provare a mettervi nei suoi panni, a cercare di capire cosa sta vivendo lui, senza dare giudizi ma semplicemente stare nelle sue vesti. Entrando nel suo punto di vista, si può comprendere meglio cosa vive e cosa chiede. Tenete conto che la sua condotta, l’aggressività verso il fratello, la svogliatezza, l’assenza di desideri, la mancata prestazione scolastica, è un modo per comunicarvi qualcosa. Di primo acchito si evince che aggredisce e scappa, si ritira nella sua tana dove sta tutto il tempo, vi esce solo per aggredire, per far capire che è molto arrabbiato,per ritornare nuovamente lì in quel luogo protetto. E se c’è tanta rabbia c’è anche tanta paura. Allora dovete rivolgervi sia alla sua rabbia che alla sua paura. Prima di tutto la rabbia che esce con aggressività, è una richiesta di contenimento. Vostro figlio ha bisogno di essere contenuto e limitato, perché lui non ci riesce, quindi dovete dargli dei confini e delle regole: primo fra tutti il divieto di aggredire il fratello, voi e chiunque altro, così via con altre regole e condotte, che voi ritenete importanti. Se voi come coniugi siete uniti e mettete congiuntamente un po’ di energia nel far rispettare queste regole con delle punizioni, decise in anticipo, vedrete che funzionerà. Secondariamente, dovete rivolgervi alla sua paura, cercare di rassicurarlo e di contenerlo emotivamente. Il primo modo per farlo è verbalizzare al posto suo ciò che gli sta capitando, perché lui non sa ancora farlo. Voi non sapete cosa passa nel suo mondo, potete solo presumerlo, per cui verbalizzerete delle cose che non sapete se sono esattamente così e lo espliciterete. Ovvero, direte che spesso alla sua età ci sono tante paure, ci sono dei passaggi, c’è il timore delle aspettative genitoriali, ecc. Nel fare ciò, può aiutarvi molto cercare di ricordare cos’è successo a voi nell’adolescenza, quali erano i vostri timori, come hanno gestito ciò i genitori e cosa invece voi avreste voluto. Poi potete chiedere a lui, conferma di quanto dite e presumete. Chiedetegli cosa prova, chiedetegli di aiutarvi ad aiutarlo. E’ anche importante che voi riconosciate apertamente a voi e a lui, le sue risorse. Avete parlato solo di limiti, ma sicuramente ha delle risorse e delle capacità sue e solo sue, mettetele in evidenza, aiutandolo a visualizzare la strada alternativa al ritiro e all’aggressività. Sicuramente tutto questo processo non è semplice, non vi scoraggiate vedrete che una volta iniziato poi sarà più facile di quanto crediate. Chiaramente, se trovate più ostacoli di quanti sentite di poter far fronte, potete chiede l’aiuto di un professionista che vi guidi, almeno nelle fasi iniziali. Capisco che tutto questo possa fare paura, ma vedrete che sarà fonte di cambiamento e soddisfazione per tutta la famiglia, richiede un po’ di forza e di coraggio iniziale. Ma del resto, di energia ce ne state già mettendo molta, si tratta solo di direzionarla nel verso giusto. Allora coraggio, fidatevi di voi e del fatto che siete buoni genitori!

(Risponde la Dott.ssa Sabrina Costantini)

Pubblicato in data 08/02/2011
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