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Genitori che non ti accettano [1604841682935]

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on . Postato in Relazioni, Coppia, Famiglia | Letto 162 volte

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le risposte dellesperto

alice, 25 anni

domanda

Buongiorno,
scrivo perchè mi trovo in una situazione veramente difficile e ho bisogno di un consiglio. Dalla tarda adolescenza non sono mai andata molto d'accordo con i miei perchè mi sono sempre sentita in una gabbia a casa con loro.

Sono sempre stati molto all'antica su certe cose e sopratutto con certe idee preconcette che nonostante i continui dialoghi sono sempre rimaste le stesse.

Ho sempre avuto pochissima libertà personale e zero privacy essendo in camera con mia sorella e per il fatto che mia mamma è la tipica persona che "fruga dappertutto". In particolare ultimamente risento molto della mancanza di spazio personale che mia mamma ha tante volte violato.

I miei sono sempre stati molto ansiosi e protettivi e in questo periodo lo sono ancora di più causa covid. Alle medie per esempio non ho mai potuto uscire con i miei amici all'aria aperta ma solo due ore il sabato pomeriggio, ai compleanni non potevo uscire dal ristorante ecc perchè i miei avevano paura mi facessi male.

Non ho mai fatto vacanze con le amiche o camposcuola se non a 18 anni inoltrati solo perchè io e le mie sorelle ci siamo imposte. Non mi hanno mai lasciato fare la patente ne lavorare perchè dicevano che toglievo tempo allo studio.

Su alcune cose col tempo ho capito di pensarla in maniera diversa e il mio modo di vivere avventuroso ma sempre con testa è come se fosse schiacciato da loro. Mi sento come se mi avessero tagliato le ali e non riesco ad esprimermi al meglio.

Ho sempre dovuto lottare e scontrarmi tanto con loro per fare quello che volevo io e ho dovuto sopportare molti brutti comportamenti ed offese per questo. A me ed alle mie sorelle hanno sempre dato pochissimi soldi (50 al mese) e da 2 anni non vedo nemmeno quelli. Per questo ho sempre fatto dei piccoli lavoretti per pagarmi le mie cose dato che sono una studentessa universitaria di economia. Sono già laureata in triennale e sto facendo la magistrale in lingua inglese.

I miei si lamentano di tutto quello che faccio e ogni cosa che faccio a loro non va bene ( per es non volevano facessi i lavoretti e dicevano che mi davano loro i soldi ma non me li hanno mai dati quindi si creava un circolo vizioso ed io e le mie sorelle dovevamo mentire per andare a lavorare ecc..).

Fino a quando ho fatto le cose come le volevano loro gli sono andata bene ma appena ho cominciato a ragionare con la mia testa ecc hanno cominciato a non apprezzarmi ed a darmi della poco di buono (per es se uscivo con le mie amiche il sabato sera non ero una brava ragazza mentre le mie sorelle che avevano il moroso e uscivano solo con lui lo erano e dovevo tornare a mezzanotte quando i locali non erano neanche aperti ).

Sono considerata come la pecora nera della famiglia perchè ho fatto dai 17 anni quello che mi faceva stare bene e mi sono svegliata fuori. (Prima non avevo mai dato un bacio ecc) .

Ho sofferto tanto per questo trattamento ma ho sempre avuto il carattere forte e ho vissuto anche da sola un anno e mezzo con altri studenti perchè la situazione era insostenibile( mi chiudevano fuori casa per ore se tornavo magari non per colpa mia mezz'ora dopoecc).

Sto assieme ad un ragazzo da 7 anni e lui mi è sempre stato molto vicino e mi aiutato in tutto e mi ha dato l'amore incondizionato che non mi hanno dato i miei genitori.

Sono dovuta tornare dai miei all'inizio della pandemia per il fatto che lavorando come hostess sono rimasta senza lavoro. Vivere con loro è molto brutto ma senza un lavoro part time non posso andare a vivere da sola e sto vivendo in un ambiente molto tossico.

Per raccontare bene ci vorrebbero ore, riassumo dicendo che sono maltrattata dai miei e pure dalle mie sorelle (i miei nel periodo che sono andata via me le hanno messe contro). E dopo 7 anni sono in crisi anche con il mio ragazzo perchè i miei si sono sempre molto intromessi nella nostra relazione nonostante ho sempre cercato di tenerlo fuori(lo chiamano ecc) e lui si sta stufando di assorbire sempre pianti e litigi giustamente.

Questa cosa mi fa soffrire ancora di più perchè gli voglio un bene dell'anima anche se non sono sicura di amarlo. Abbiamo entrambi una situazione familiare molto diffcile (lui ha perso suo padre e sua mamma prende psicofarmaci).

Adesso durante la pandemia i miei lasciano uscire me e le mie sorelle solo con il moroso ma io non posso perchè lui è andato due mesi in un'altra regione per un corso di lingua. Di conseguenza io devo vederli 24 ore su 24 e loro praticamente neanche mi parlano, sono anni che non ci sono a livello emotivo e fisico poco di più.

Mi hanno praticamente abbandonata e lasciata a me stessa l'anno che ho vissuto da sola per farmela pagare di aver voluto l'indipendenza.

Mia mamma e le mie sorelle è come se gioissero delle mie sfortune o insuccessi mentre mio papà anche se ogni tanto parliamo non mi capisce perchè siamo completamente diversi su alcune cose( io solare,parlo con tutti,lui è un tipo timido e poco affettuoso).

Ci tengo a precisare che in tutto questo tempo ho sempre cercato di dare il massimo ed impegnarmi tanto(non sono mai stata una fannullona) a lavorare ,fare sport studiare ecc.

Nell'anno in cui sono stata a vivere da sola mi sono rallentata un po con lo studio perchè lavorando spesso non era semplice gestire il tutto. Uscivo spesso e avevo tantissimi amici e ho fatto anche degli sbagli ma in sostanza mi sentivo felice.

L'unica cosa che mi faceva stare male era la difficoltà economica.

Nell'ultimo anno ho cominciato inoltre a non avere più desiderio sessuale per mio moroso e abbiamo smesso di avere rapporti. Per questo mi è successo di andare a letto con dei tipi a caso solo per delle mancanze da questo punto di vista.

Avrei dovuto mollarlo ma per colpa della mia dipendenza emotiva (e non solo) da lui non ho voluto farlo perchè anche se dovevo rinunciare ad una parte importante della relazione lui conta di più per me,è come se fosse la mia famiglia,è l'unico che ha sempre voluto il mio bene e lo voglio nella mia vita.

In questo momento lui mi ha detto che si sta guardando attorno e ci stiamo riprovando per l'ultima volta. Mi sento come se l'unica mia certezza stesse svanendo ed ho il cuore a pezzi.

Ho paura di aver rovinato io il rapporto anche se adesso ci sto mettendo tutta me stessa per risolvere. Inevitalmente quello che mi è successo sono sicura abbia intaccato anche la mia sfera sentimentale.

Lui dice che vuole che finisco gli studi ecc ma io sento che ci sono dei problemi che devo risolvere per avere la serenità necessaria per mettermi sui libri.

Non capisco perchè mi sento cosi,nel frattempo io voglio laurearmi e poi forse un master o coltivare una passione ecc. Forse non mi amo abbastanza non lo so.

Ho provato in tutti i modi ad andare d'accordo con i miei ma ogni volta che gli davo la mano ,loro si prendevano anche il braccio. Non gli porto più rancore perchè so che sono fatti cosi però non riesco a confidarmi o stare bene assieme.

A mia mamma non dico nulla perchè so che andrebbe a sputtanarmi con parenti amici e con le mie sorelle stesse.

Ringrazio per la risposta in anticipo, sperando di fare ordìne in questo caos

 

 


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risposta

Buongiorno Alice,

provo a riassumere la sua storia in senso storico o per fasi.

Una prima fase dall’infanzia all’università in cui a fronte delle intrusioni, violazioni, costrizioni, e pregiudizi dello stile educativo familiare si trova a dover lottare per preservare la sua privacy, tentare di farsi capire, e sopportare incomprensioni e giudizi negativi della sua famiglia.

Una seconda fase dall’inizio dell’università alla pandemia, in cui può trarre soddisfazione dalle sue scelte, studio, amicizie, lavoretti per avere un po’ di indipendenza economica e sopravvivere in assenza di supporto dei suoi genitori, una relazione affettiva che le ha dato sostegno e certezze nonostante potesse essere destabilizzata dal malumore intercorrente tra Lei e la sua famiglia.

Una terza fase dall’’inizio della pandemia che la vede rientrare in casa. La convivenza riporta in luce vecchi problemi con l’aggravante che non è abituata a dover combattere o cercare il dialogo con i suoi genitori, che le sue sorelle sono più distanti e ostili nei suoi riguardi.

Il rientro inoltre prevede anche il distacco dalle relazioni che aveva costruito fuori, la sospensione dei lavori che l’aiutavano a non dipendere dalla sua famiglia, la difficoltà a continuare a studiare, la separazione dal suo ragazzo.

In questo periodo inoltre perde desiderio sessuale verso il suo ragazzo e comincia a frequentarne altri pensando poi di aver rovinato un rapporto. Afferma: “Avrei dovuto mollarlo ma per colpa della mia dipendenza emotiva (e non solo) da lui non ho voluto farlo perchè anche se dovevo rinunciare ad una parte importante della relazione” –(suppongo che qui si riferisca alla dimensione sessuale)- “lui conta di più per me,è come se fosse la mia famiglia, è l'unico che ha sempre voluto il mio bene e lo voglio nella mia vita.”

Anche se state provando a ricostruire il rapporto sente di aver perso l’unica certezza che aveva.

Dice di seguito che forse non si ama abbastanza e che però vuole laurearsi.

Nonostante tutto, sembra in questa fase tentare di recuperare un dialogo con i suoi, non riuscendo con sua mamma, riuscendoci poco con suo padre.

Mi colpiscono due cose dal suo racconto.

La prima è quando dice in merito al suo ragazzo che, dopo aver preso il desiderio sessuale e avere frequentato altri ragazzi, avrebbe dovuto lasciare il suo compagno non riuscendoci per colpa della sua dipendenza emotiva da lui.

E’ chiaro che il vostro rapporto le abbia restituito quel senso di accettazione e rispetto e libertà che in famiglia non ha ricevuto, ed è possibile per questo che si sia nutrito di dipendenza emotiva reciproca.

Lei in lui ha trovato una famiglia, la sicurezza, la protezione la certezza la valorizzazione di cui abbiamo tutti bisogno inizialmente per procedere poi in modo autonomo.

Lui, avendo perso suo padre e avendo una madre con difficoltà psichiatriche , sentendosi quindi plausibilmente erede delle responsabilità paterne e al contempo impotente di aiutare sua madre ( come spesso succede ai figli di genitori psichiatrici) ha trovato in lei la condizione migliore per realizzare un desiderio di cura e responsabilità sentendosi anche lui come lei meno solo.

Il problema è che sebbene questo rapporto abbia un grande valore umano assistendo a bisogni di accoglienza, sicurezza, stima, potrebbe aver esaurito la dimensione più intima, sessuale, che lo distinguerebbe da qualunque altro tipo di rapporto ugualmente accogliente, protettivo, valorizzante.

Rimanere con lui per dipendenza, o perché è stato finora quanto di più certo abbia avuto, potrebbe portarla ad un altro tipo di costrizione e non libertà di scelta e credo che questo possa alla fine determinare il suo dubbio di non amarsi abbastanza.

In fondo i problemi con i suoi genitori ci sono sempre stati ma la reazione non è mai stata di disamore verso se stessa, anzi ha mostrato di avere molto amor proprio, coraggio, lucidità, responsabilità..come quando dice di non essere mai stata una fannullona.

E quando lei ha iniziato a lottare il suo fidanzato non c’era ancora, perché non ha iniziato 7 anni fa a lottare, quando avete iniziato a stare insieme, ha iniziato prima. Inoltre, e oltre alla Sua forza, ancora adesso Lei sa cosa desidera e cioè andare all’Università.

Il secondo aspetto che mi colpisce è quando parla di suo padre ed afferma che un po’ ci parla ma alla fine non si sente capita da lui perchè avete caratteri diversi, lei solare lui timido.

La mia percezione è che il suo problema in questo momento si configuri come un problema di solitudine e sospensione delle sue attività, ma non come usura delle sue principali risorse che rimangono la forza, la ricerca di relazione e la rappresentazione di un obbiettivo verso cui è motivata cioè la laurea, a prescindere dalla storia col suo ragazzo.

Approfondirei il dialogo con suo padre, dove vedo un margine di riuscita.

Essere timidi potrebbe voler dire sentirsi incapaci, insicuri di riuscire ad iniziare un dialogo e portarlo avanti. D’altra parte non è sempre necessario capirsi per iniziare un dialogo ma trovare ascolto è ancora più importante almeno all’inizio.

Cerchi da suo padre di ottenere ascolto prima che comprensione, trovi cioè uno spazio ed un tempo in cui possiate condividere qualcosa anche relativamente ai temi non personali, un tema di attualità, un confronto su cose di vita quotidiana, un acquisto fatto, un film visto insieme..un piatto cucinato..provi così ad incrementare i tempi di comunicazione con suo padre. Credo ne potrà trarre beneficio.

Cercherei rispetto al suo compagno di non dare per scontato che senza non possa andare avanti, di valutare meglio le cause della perdita di desiderio sessuale, non solo in rapporto ai suoi stress personali familiari, ma anche in relazione alla qualità e natura del rapporto in sé, che non sia un surrogato di una famiglia mancata, che abbia anche del mistero in cui accettare pure l’apparente calo del desiderio e vedere se il rapporto si riformula diversamente, accettando che possa trasformarsi attraverso la crisi.

In altri termini il mio consiglio è di lasciare a questo rapporto il tempo di evolversi e rivelarsi sotto altre spinte, senza obbligarsi a trattenerlo o lasciarlo.

Ma soprattutto il mio consiglio è di fidarsi di se stessa, di quella forza che è stata sicuramente spenta a seguito del rientro a casa e del periodo Covid.

Abbia presente ciò che vuole, laurearsi. Parta da questo, faccia le lezioni online, se sono online, si concentri sullo studio fidandosi di sé, delle sue inclinazioni anche alla relazione. Per il sostentamento economico, anche questo, se riesce a trovare un lavoretto da fare, lo faccia anche se a casa non approveranno. Non ci badi. Eviti le discussioni che avvieranno. Studi e trovi un angolo di confidenza con se stessa. Però ritenti con suo padre…

Un caro saluto, in bocca al lupo per tutto.

 

 

dott.ssa Liuva Capezzani

 

Pubblicato in data 24/11/2020

 

 


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