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morte di un fratello (42216)

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on . Postato in Relazioni, Coppia, Famiglia | Letto 320 volte

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Pina, 46anni (21.8.2001)

Un mese fa circa è morto mio fratello di 49 anni schiacciato da una ruspa. La tragedia è stata grande.. è normale, i primi giorni mi sembrava di impazzire, pensavo che non l'avrei rivisto più e questo non mi dava pace. Da un pò però ho un pensiero costante e che mi turba profondamente, mi sembra di essere cinica e cattiva, egoista e una gran brutta persona, penso a una cifra che ci lascia in eredità e questo pensiero si insinua anche se non ci voglio pensare e mi dico che preferivo mio fratello vivo a quei soldi. C'è qualcosa di patologico? E se fosse un fregarsene della morte altrui? Sono veramente addolorata e questi pensieri mi fanno stare peggio, soprattutto perchè non ho bisogno di quel denaro.

Pina

Le vorrei rispondere che è normale che nell'animo umano si alternino e si sovrappongano sentimenti contrastanti, con apparente cinismo ma in realtà secondo leggi psichiche naturali che travalicano i criteri morali correnti. Il pensiero dei soldi in se stesso le appare allettante, come il pensiero della perdita le appare terrificante. Tuttavia nessuno di questi due pensieri ha, ovviamente, il potere di interferire con i fatti passati, e dunque si tratta solo di reazioni che si svolgono nell'intimo.

Se lei avesse desiderato la morte di un suo congiunto o parente per i soldi che ne sarebbero potuti derivare, avrebbe ragione a sentirsi in difetto. Ma lei sta riflettendo su ciò che è già avvenuto e dunque è molto più normale che ciascuna delle conseguenze dell'evento le causi reazioni. Che cosa significa "fregarsene della morte altrui"? Rimanere indifferenti? Ma lei non rimane indifferente, se è vero che ne è molto addolorata. Non fare nulla per evitarla? Ma non si può più fare nulla. Riuscire a gioire ancora ad onta degli eventi? Ma questo è quanto si auspicano coloro che hanno a cuore i vivi, coloro che rimangono. Pensi che in alcune culture del passato (ma tracce ne rimangono ancora) la morte veniva celebrata con feste funebri e banchetti offerti dal defunto o dalla sua famiglia, in suo onore.

La morte non può paralizzare la vita, così come i vivi non devono ignorare la morte. I morti si onorano in vari modi, ma non paralizzando le proprie reazioni vitali. Ad esempio: con una parte dell'eredità potrebbe fare della beneficenza, per condividere con altri i benefici dell'evento luttuoso. Questo sarebbe nobile. Ma qualunque cosa lei decida di fare, non ritengo debba umiliarsi per una reazione spontanea anche se sorprendente.

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