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Abusi (064419)

on . Postato in Sessualità | Letto 6 volte

Anna 29 anni, 21.05.2003

Ho ventinove anni, sono sposata felicemente da tre.
All'età di 7 anni ho subito ripetuti abusi sessuali da parte di uno zio materno, all'epoca quattordicenne; dopo parecchi rifiuti miei iniziali, non sono più stata capace di dirgli di no, e una volta cominciato lui mi ricattava dicendomi che se non l'avessi più fatto sarei andata all'inferno (e nella mia mente di bambina questo era terribile), che era una cosa normale e che tutti la facevano, anche i miei genitori..; apparentemente lui non mi forzava, nel senso che non me l'ha mai imposto con la forza fisica.
Nessuno si è mai accorto di niente, benché io abbia dei ricordi tristissimi di quel periodo e del periodo successivo; ero sempre triste, mi sentivo responsabile di una cosa terribile e il senso di vergogna mi atterriva; per tanto tempo non ho saputo perdonarmi il fatto di non essere stata più forte, di essere stata in qualche modo "complice" di una cosa che mi ha rovinato, se non la vita, tutta l'infanzia e che mi porto dentro ancora oggi, con crisi di pianto e un dolore fortissimo, un senso di perdita, di vergogna e di impotenza ogni volta che mi tornano in mente certe immagini che non riesco a cancellare, con una nitidezza tale che in quei momenti io non mi sento la persona equilibrata e serena di adesso ma torno ad essere la bambina impaurita e sola dei miei sette anni, è quasi come se mi sdoppiassi e non riuscissi più a tenere sotto controllo le mie emozioni, che mi stremano.
In verità ero riuscita, dagli ultimi anni delle elementari in poi, a rimuovere "il fatto", ci pensavo pochissimo, riuscivo quasi sempre ad "aggirare l'ostacolo" dei ricordi.
A 20 anni, per la prima volta, ne ho parlato con il mio ragazzo, che ora è mio marito; in lui ho trovato un appoggio enorme, temevo che non capisse o che magari mi condannasse, invece mi è sempre stato vicino anche se non so se è stato giusto dargli questo dolore.
Con questo zio, ora sposato (senza figli. forse è un bene.) e con una vita normale, ho rapporti normali, nel senso che le poche volte che lo vedo fingo indifferenza, mi chiedo cosa pensa lui, cosa prova e poi penso che per lui sarà stata una bravata da adolescente, e che per stare tranquillo con la sua coscienza si sarà raccontato che non è stato niente di "grave" e che in fondo io non gli ho detto di no. e che quindi ci stavo. Provo tanta rabbia.
Dai miei nonni e genitori questa persona è sempre stata vista come un ragazzo modello, e questo in passato mi faceva star male, mi chiedevo come potevano non accorgersi che in realtà era diverso da come loro lo vedevano.
A volte ho pensato che sarebbe stato giusto che i miei sapessero. Mi ha sempre frenato la vergogna, la paura di non essere creduta e quella di dare un dolore enorme ai miei genitori, di sconquassare la mia famiglia.
A volte avrei voluto parlarne a qualche mia amica, ma mi sembra di dar loro un dolore troppo grande. E forse non servirebbe a niente.
A volte credo di essere a un buon punto, di avere elaborato la cosa e un po' di averla "accettata". ma in altri momenti cado in un abisso di ricordi dolorosissimi che mi fanno ripiombare nella situazione della mia infanzia.
Non sempre parlarne (con mio marito, che è a tutt'oggi l'unico che conosce la storia.) mi fa bene, nel senso che poi piango per delle ore.e non mi fa stare meglio. Mi chiedo se sarebbe necessario un periodo di terapia, ma la cosa mi spaventa (anche dal punto di vista economico).
Mi chiedo, ora che io e mio marito vorremmo avere un figlio, se saprò essere una buona madre, perché penso che potrei sospettare di chiunque. come fa un genitore a tutelare i suoi figli da certe esperienze devastanti, se spesso il "male" veste i panni di un parente "insospettabile"?
Ho rimandato a lungo la stesura di questa lettera, temendo che riaffiorassero di nuovo le immagini di 22 anni fa. Vi chiedo un parere, un consiglio (posso uscirci da sola? E' normale che dopo tanto tempo abbia ancora di queste "ricadute"? me le potrerò dietro per sempre?...). e vi ringrazio del servizio davvero prezioso che offrite.

Comincio subito a rispondere dicendoti grazie per il racconto della tua esperienza perchè può aiutare chi legge a rivedere le proprie storie e a liberarsi.
Lo sfogo (e lo sforzo) che hai vissuto nel raccontare le tue vicende probabilmente ti può aiutare nella elaborazione del distacco da tutti i brutti ricordi che ogni tanto riaffiorano.
Certamente saprai essere una buona madre, una madre attenta e affettuosa, soprattutto protettiva e comprensiva verso gli stati d'animo (specialmente di dolore) di tuo figlio. Perchè hai conosciuto il dolore e la sofferenza.
Puoi riuscirci da sola, anche se qualche colloquio di terapia potrebbe aiutarti a chiudere definitivamente la tua esperienza negativa, anche perchè credo ti sei spesso colpevolizzata per quello che è accaduto mentre in realtà non hai mai avuto nessun tipo di colpa. Accettare (forse perdonare) la persona che ha compiuto tanta crudeltà può rappresentare un modo per liberarti del passato.
E anche liberarsi della paura, della rabbia e della vergogna. Cerca di trovare delle spiegazioni plausibili per i fatti accaduti, cerca di inquadrarli nel contesto del tempo e dell'età che avevi.
La rimozione dei fatti (ovvero, tentare di dimenticare) non è sempre la strada più praticabile. Sei riuscita a sopravvivere al dolore per quanto ti è accaduto, sei maturata e ora la tua vita si sta aprendo a nuove realtà: questo è ciò che conta perchè il passato non si ripete più. Apprezza tutto quello che sei riuscita a fare di positivo, dopo quella brutta avventura.

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