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Abusi infantili (50685)

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on . Postato in Sessualità | Letto 43 volte

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Anita,25 anni, 11.06.02

Buongiorno, innanzi tutto voglio ringraziarla per i chiarimenti che potrà darmi. Ho 25 anni e da qualche mese ho cominciato la psicoterapia dietro consiglio del Dottore che mi ha seguito durante il ricovero in ospedale dopo che avevo tentato di togliermi la vita. Il problema ora non è più la depressione e il senso di vuoto che sentivo quando il mio ragazzo mi ha lasciato e ho compiuto quel gesto, ma l'aver tirato fuori, finalmente, dopo tanti anni l'abuso che ho subito quando avevo circa sei anni, da parte di mio padre. Il mio ricordo è chiaro e nitido e lo è sempre stato durante tutti questi anni in cui lottavo con il disagio di spogliarmi, di "sentire" o vedere il mio corpo nudo ed è sempre stata chiara la sofferenza che mi portava tutto ciò, soprattutto quando cercavo di amare anche con il mio corpo e non ci riuscivo... Per la prima volta leggendo un libro (forse la mia fortuna sono stati i libri e l'amore per la psicologia) mi sono scoperta abusata e per la prima vota mi sono sentita legittimata di tutta la tristezza che c'è sempre stata dentro di me. Ma adesso sento il desiderio di gettarmi tutto alle spalle famiglia mamma e sorella comprese le quali, dopo averle raccontato tutto, mi hanno dato della bugiarda e hanno continuato la loro vita come se niente fosse. Ma non è facile perchè mi rendo conto che tutti i fidanzati che ho avuto assomigliano a mio padre; intendo dire che sembra come se andassi alla ricerca della stessa violenza e indifferenza subita da bambina innamorandomi di uomini incapaci di amare, che sono attratti da me sessualmente, ma che mi lasciano lo stesso vuoto, la stessa fame di amore che avevo da bambina e che mi rendono passiva con la loro aggressività, così come lo sono stata tutta la vita con mio padre. L'ultimo ragazzo con cui sono stata mi lascia ad intervalli regolari di due mesi ed ogni volta torna da me dicendo che è cambiato e io mi sforzo di far funzionare le cose, di essere paziente perchè è come se cercassi una relazione che funzioni per poter finalmente superare quella che non ha funzionato con mio padre. Sento che sono in un circolo vizioso che dipende da me sciogliere, ma non sò da che parte cominciare, soprattutto perchè quando incontro ragazzi dolci e disponibili li avverto come nemici e sono io ad essere aggressiva. Le pongo queste domande perchè la psicologa che mi segue adesso risponde alle mie domande sempre e solo dicendo:" secondo te?". Sò che la psicoanalisi è un processo lento, ma ogni volta che esco da una seduta non riesco a smettere di piangere se non quando mi sento letteralmente sfinita e vorrei solo sapere se è normale che le sedute durino solo mezz'ora e che la Dott.ssa non mi parli mai. Per me è difficile raccontare queste cose, ma sento il desiderio che qualcuno professionalmente preparato mi ascolti e mi possa dare un parere. Grazie. Anita

Cara Anita, il terapeuta a cui ti sei rivolta, utilizza come metodologia d'intervento il non parlare, perchè vuole che 'raccontandoti' trovi in te stessa la chiave di uscita dal 'trauma' subito. Sei stata molto brava ad aver avuto il coraggio di dire quanto avevi subito da piccola. Adesso man mano che ti racconti, giungerai alla consapevolezza che non hai nessuna responsabilita' circa l'accaduto e che i sensi di colpa che in te covano non hanno motivo di esserci. Capirai che non è giusto che paghi tale 'punizione' in eterno e, così facendo, non cercherai piu' uomini simili a tuo padre. Non rimanere sconcertata per le reazioni di tua madre e tua sorella, ricorda è piu' facile 'negare', non ammettere, che confrontarsi con una realtà così dolorosa. Non preoccuparti e continua a lavorare su di te, ogni scalino percorso, nonostante la sofferenza, ti rendera' sempre piu' forte.

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