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abuso sessuale (43573)

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on . Postato in Sessualità | Letto 138 volte

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anonimo, 27anni (20.9.2001)

Provo nuovamente a rivolgermi a voi, l'ho fatto verso la fine di luglio ma non ho avuto risposta, credo sia meglio così visto che quando vi ho scritto ero in una delle mie fasi "critiche" e penso di essere stata troppo agitata.
Vivo da sola dall'età di diciotto anni, ho sempre provato l'esigenza di stare sola; con i miei genitori che vivono nella mia stessa città ho un buon rapporto anche se sono consapevole di accusarli di una eccessiva assenza in età adoloscenziale. Lavoro da cinque anni e sto terminando gli studi universitari. Ho avuto una vita affettiva molto intensa, da un anno convivo con un uomo meraviglioso (39 anni), è la prima persona al mondo alla quale sono riuscita a confidare il mio problema, sta cercando di aiutarmi ma non credo possa riuscirci. Ho subito una violenza sessuale all'età di dodici anni da parte di un uomo credo quarantenne, non ho mai passato un giorno della mia vita senza pensare a quanto è accaduto, ho pianto ho urlato, ho pensato più volte di farla finita, non riesco ad accettare quello che è accaduto.
Alterno dei periodi di serenità, come adesso, nei quali riesco a gestire la mia mente, a periodi nei quali perdo il controllo; inizio ad avere paura di cadere in un periodo di crisi e di lì a pochi giorni crollo, può accadere anche ascoltando una notizia in tv, leggendo un titolo di giornale; mi prendono fortissimi dolori all'altezza del cuore ed inizio ad avere paura di tutto, di guidare, di stare in mezzo alle persone, di essere guardata, perdo l'interesse di fare ogni cosa, non riesco ad avere serenamente rapporti sessuali, o meglio, non riesco ad essere desiderosa di sedurre, come se fosse una cosa da non fare. Questo ovviamente crea alterazioni nel mio rapporto di coppia. Credo di vergognarmi profondamente per quello che mi è accaduto, mi considero diversa dalle altre e temo che qualcuno si accorga di questo. Ho sempre vissuto una doppia vita, fingendo, fingendo sempre; il mio fidanzato è diverso da tutti gli altri, è riuscito a darmi la forza per parlare ma non riesco ad andare più in là di chiedergli comprensione.
Lui dice che devo comprendere e digerire l'accaduto, devo andare oltre, non è possibile che viva un giorno di più di dieci anni fa, dice che devo chiedermi perchè sto così male adesso , capire cosa ho costruito sopra quell'episodio perchè è lì che si annida il mio attuale dolore. Io non riesco a capirlo, credo che sottovaluti che cosa provo, questo mi fa rabbia e mi allontana da lui; sò che lo dice perchè mi ama e non sa come aiutarmi. Ha ragione forse lui, come faccio a digerie, a comprendere a dimenticare, a smettere di voler star male? Mi vergogno di parlare di quello che è accaduto, è troppo brutto, privo di ogni rispetto, qundo ricordo riesco solo a stare male, non riesco a parlare, nenache a lui riesco a raccontare l'irraccontabile. Che devo fare, voglio guarire ma è possibile? Abbiamo in progetto di fare un figlio, ma sarò in grado di essere una buona madre, equilibrata, in grado di dare ? Non posso permettermi di avere delle crisi, di pensare di uccidermi. Aiutatemi Grazie.

Cara Anonima, chiunque subisce un abuso si sente solo, triste, disorientato. L'abuso è un lutto, una perdita, muore una parte di noi stessi, ci si sente 'sporchi', 'colpevoli', ma, ahime', non è vero nulla di tutto ciò. L'unico responsabile è sempre e solo l'abusante, che ha approfittato di noi, della nostra buonafede e della nostra debolezza. Ti consiglio di rivolgerti ad un esperto, per poter elaborare questa tua perdita, per poterla metabolizare, per poterla digerire, come dice il tuo compagno, solo così potrai superare questo dolore che ti dilania e raccontare a qualcuno l'irracontabile. Solo quando riuscirai a far rivivere i fantasmi del tuo passato, riuscirai ad allontanare questi spettri dolorosissimi dalla tua anima, ma lo potrai fare solo rivolgendoti ad un esperto, che potrà guidarti nella tua zona d'ombra.

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