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on . Postato in Sessualità | Letto 5 volte

Daniela, 23 anni

Salve, Vi scrivo per richiedervi una consulenza riguardo un problema che mi riguarda di riflesso e nel quale già mi sono trovata"invischiata" nelle storie più importanti della mia vita.
Giungo subito al punto: sono una ragazza siciliana e sono lesbica, ho sempre vissuto benissimo il mio orientamento sessuale anche se ho dovuto affrontare la mia famiglia a tal riguardo, ma avendo sempre avuto un carattere molto deciso e sincero ho evitato di dire falsità ammettendo il mio orientamento appena lo hanno"scoperto". Il problema riguarda la mia ex fidanzata della quale son ancora innamorata e lei lo è ancora di me. Ha 26 anni, appartiene ad una famiglia non "rigorosamente cattolica" ma di una elevata estrazione sociale, corrispondente con uno standard tradizionale, primo punto tra tutti, Matrimonio con un uomo della stessa estrazione (per via della società soprattutto).
Lei ha avuto una relazione dai 14 ai 23 anni con un ragazzo ben visto dalla sua famiglia, con il quale si trova abbastanza bene caratterialmente e che frequenta ancora per via dello stesso lavoro, nel frattempo ha avuto diverse storie con donne e non per trasgressione tengo a precisare. Successivamente decise di lasciare quest'uomo ed ebbe una storia con una donna durata un anno prima di incontrare me. Siamo state un anno insieme e poi son stata lasciata. Sin dal giorno stesso ha preso a telefonarmi con la stessa assiduità di sempre e dice ancora di amarmi, ma al tempo stesso di non voler tornare insieme perchè vede la nostra storia come "senza un futuro" (per es. I figli son molto importanti per lei). Ammette di essere lesbica e non bisex ma al tempo stesso vive questo suo stato in un modo disperato che sicuramente esisteva anche prima della nostra rottura ma che era molto celato o non viveva in modo così conflittuale. Dalla fine della storia non si è "avvicinata" a nessuno/a per una eventuale relazione ma è come bloccata nei miei confronti. Io le son stata sempre molto vicina, cercando di tranquillizzarla ma appena parlo seriamente di un "nostro ritorno" piange in modo straziante. Spesso ripete che sta facendo un cammino interiore che la porterà a scegliere se crearsi una famiglia, anche se non vorrebbe un uomo accanto, ma vede il matrimonio come l'unico modo di dare un ambiente sereno a dei figli e "stare bene" nella società (senza vivere la relazione clandestinamente) o scegliere la vita gay (quella che realmente sarebbe più sua). Questo cammino dopo 7 mesi non ha portato a nessun frutto anzi la vedo ancora più in conflitto con se stessa ed ancora più confusa. Cosa potrei fare per aiutarla oltre che continuare a starle accanto come ho sempre fatto? Mi scuso per l'esser stata tanto prolissa.

Gentile Daniela, stare accanto a questa persona e' importante, ma e' ancora piu' importante che questa persona riesca a trovare la sua vera identita', provi a proporgli un oercorso terapeutico in modo da riuscire a riflettere su quello che vuole lei realmente e non soltanto cosa e' meglio o socialmente riconosciuto come tale. Ci sono molti psicoterapeuti esperti in queste problematiche anche in sicilia. Buona fortuna.

( risponde la dott.ssa Benedetta Mattei )

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