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Elisa 20

Ho dei problemi nell'approcciarmi al sesso maschile. Ho iniziato ad andare dallo psicologo, perchè ho avuto una brutta esperienza con un signore che faceva massaggi, ha infatti provato a mettermi le mani addosso e in parte c'è riuscito. La cosa che più mi ha spaventato è stato il fatto di provare piacere e questo a distanza di 2 anni, ancora mi mette un pò a disagio quando ci penso. I miei genitori sono separati, io vivo con mio padre da 11 anni insieme a mia sorella. Con lui non ho un buon rapporto, perchè è una persona debole, incapace di fare il padre. Beve e questo mi da veramente fastidio, perchè non è in grado di affrontare le situazioni. Mi fa pena, rabbia e spesso schifo. A volte mi sembra di pensare alla sua sessualità in maniera morbosa, anche perchè non di rado si tocca davanti me e mia sorella. Ho provato a parlarci e a urlargli contro, ma non è servito a nulla. Le mie storie sentimentali non sono quasi mai andate bene, sempre cose brevi. La mia prima volta è stata a 18 anni, poi ho avuto una brevissima storia di letto e basta. Non ho il coraggio di mettermi in gioco, nè dal punto di vista affettivo, nè da quello sessuale. So di avere poca autostima e questo mi blocca. Ho il terrore di essere inibita sessualmente, di essere fredda. Sono una ragazza esteticamente carina e questo negli ultimi 2 anni mi ha creato ancora più insicurezze. Mi da fastidio ora farmi vedere o essere guardata. Prima che succedesse il fatto spiacevole con il signore, ero molto più ingenua e spesso mi divertivo nel creare situazioni in cui il mio ruolo era quello della lolita. Poi di colpo ho preso coscienza e mi sono chiusa a riccio. Ho proprio tanta paura che il mio momento non arrivi e che questa chiusura mi porti a essere sola. Non sono molto brava nel guardare le cose per quello che sono in amore. Ho la sindrome da "barbie raperonzolo" che tante letture femministe non hanno cancellato. La gente ha poi cominciato a insinuare, a volte scherzando a volte no, che io fossi lesbica (perchè, mi dicono, "sei carina, intelligente, simpatica e non hai il ragazzo"..) E così mi è nata la fobia dell'omosessualità. Ne sono incuriosita e spesso penso: "e se lo sono davvero?". Per il resto non ho problemi grossi, le amicizie vanno bene, nello studio ho imparato a credere di più in me e a non sottovalutarmi. Mi piacerebbe sapere come uscire da questa chiusura per mettermi in gioco, capire come si finisce di essere la propria peggiore nemica. Grazie mille.

Cara Elisa, autostima e figura paterna vanno a braccetto. La mancanza di una figura paterna importante è alla base della mancanza di autostima. Un padre su cui poter contare, pronto a dare i giusti rinforzi è quello che rende la donna sicura in tutte le occasioni. La fiducia e il supporto ricevuti, rendono la donna autonoma e consapevole delle proprie capacità e risorse. A te tutto questo è mancato ed in più c'è stato un ribaltamento dei ruoli in cui tu hai dovuto assumerti il ruolo che spettava a lui. Dall'esperienza fatta era inevitabile che una volta adulta il rapporto con l'altro sesso risultasse difficile, ancor più danneggiato dal deplorevole episodio. Per te sarebbe molto utile allontanarti da questa figura, ma se non lo hai ancora fatto molto probabilmente è perché economicamente non puoi permettertelo, non potendo fare altrimenti sarebbe auspicabile un distacco emotivo, questo ti aiuterebbe a mettere le distanze con il tuo passato e a concentrarti sul qui ed ora. Lavorare su te stessa è un grosso impegno ma riuscire a volerti bene e ad aver fiducia nelle tue qualità ti permetterà di interagire con l'altro allo stesso livello. Lo studio è il primo passo, la perseveranza porterà tutto il resto. Auguri.

(risponde la Dott.ssa Maria Assunta Consalvi)

Pubblicato in data 08/11/07

 

 

 

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