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Atteggiamento del partner verso il vaginismo (74698)

on . Postato in Sessualità | Letto 6 volte

Fabrizio, 32 anni

Gentile Dottoressa/Dottore,
Sono sposato da ormai 2 mesi con una ragazza di 30 anni (io ne ho 32) che ha voluto fortemente arrivare vergine al matrimonio; lei motivava questa scelta con argomentazioni di tipo morale e di educazione ricevuta, io avevo motivo di sospettare che tale scelta fosse dettata innanzitutto da una forte dose di paura ma, confidando che comunque il tempo e, in seguito, il matrimonio avrebbero risolto spontaneamente il problema, ho cercato di mostrarmi comprensivo e ho accettato la cosa di buon grado.
In ogni caso , penetrazione a parte, avevamo una discreta vita sessuale, lei è molto reattiva e ha sempre accettato con entusiasmo le "variazioni" che proponevo, anche se a patto che prevedessero per lei un ruolo sostanzialmente passivo (immagine di se ?) e, soprattutto, che non prevedessero alcuna forma di penetrazione.
Contrariamente alle mie previsioni dopo il matrimonio la perdita della verginità si è però rivelata un problema: lei accusava forti dolori, aveva un atteggiamento che definirei di panico (senso di opressione, mancanza d'aria, tremori), fortissima tensione muscolare in tutto il corpo, scatti di "fuga" incontrollabili. >Confidando che il problema fosse la verginità e alternando comprensione e rimproveri siamo riusciti ad avere le prime penetrazioni, in ogni caso solo parziali, ma il problema non accenna a risolversi; i dolori rimangono, sia all'atto della penetrazione che durante le spinte (più profondi e accompagnati da un senso di "occlusione"), il panico sembra non essere scomparso ma solamente controllato, la tensione muscolare permane, solo gli scatti paiono essere spariti.
Tenendo c onto di alcuni aspetti del carattere di mia moglie quali fortissima paura del dolore fisico, paura dei medici, tendenza a voler vedere se stessa come una bambina o comunque un essere puro e innocente (a dispetto di una determinazione invidiabile e una buona vita sociale e professionale) e rifiuto di un ruolo attivo nella sessualità, sarei a questo punto propenso a pensare a un caso di vaginismo primario.
Mi rendo conto che il suo primo consiglio non può che essere di consultare un ginecologo (mia moglie non ha mai fatto alcuna visita medica di alcun tipo) e un sessuologo, tuttavia convincere mia moglie di questa necessità potrebbe essere una cosa molto complicata, lunga e costosa in termini di rapporto di coppia (solo consigliarle di consultare un medico mi rende ai suoi occhi un aguzzino; non ho mai provato a consigliarle uno psicologo... ma considerando che per definizione è il medico dei pazzi...)
Le chiedo dunque quale dbba essere il mio atteggiamento: Devo essere determinat o al limite della crudeltà (temo mi riesca piuttosto male) nel cercare di portarla da un esperto al più presto o devo convincerla con delicatezza e lentamente di questa necessità, con il rischio magari di non riuscirvi mai o che il tempo cronicizzi il problema ?
E ancora, nel tempo che impiegherò a convincerla, quale deve essere il mio atteggiamento nei confronti del sesso ?
Devo evitare di cercare di avere rapporti? Ma in tal caso lei sentirebbe che qualche cosa non và, probabilmente si sentirebbe rifiutata o magari riuscirebbe a ignorare il problema (cosa che tende a fare quando qualche cosa le fà paura).
Devo simulare ottimismo in una soluzione spontanea del problema e continuare a provare con regolarità con il rischio di cementare l'associazione rapporto-dolore.
Potrebbe essere di qualche utilità tentare posizioni che le garantiscano maggior controllo della situazione in modo che possa essere lei a procedere dosando la penetrazione in base al suo sentire? In ogni caso è utile cercare insieme queste terapie fatte in casa?
Infine, pensa che di tanto in tanto ricorrere a sistemi clitoridei per darle un pò di soddisfazione sessuale (il desiderio comunque rimane) possa essere utile in quanto le ricorda che il sesso può essere piacevole o dannoso per il conseguente calo di desiderio?
La ringrazio anticipatamente e porgo cordiali saluti.

Gentile Fabrizio, la  diagnosi di vaginismo primario di sua moglie sembra esatta, infatti dai sintomi di cui mi parla e dai particolari che mi riporta questo sembra essere il suo caso.
Il vaginismo è nella maggior parte dei casi un disturbo psicologico legato a traumi infantili-adolescenziali, al tipo di educazione ricevuta e a tutta una serie di fattori che portano la donna ad un completo atteggiamento di chiusura verso la penetrazione, ma non per la sessualità in generale che spesso non è compromessa, ecco perchè il problema rischia di "stagnare" portando ai cosiddetti matrimoni bianchi come nel suo caso.
Senz'altro dovreste rivolgervi ad uno psico-sessuologo che successivamente invierà sua moglie da un ginecologo, anche per accertare che non vi siano disturbi di carattere organico, (ma non si preoccupi in questo caso la visita non sarà invasiva e dolorosa per sua moglie essendo ancora vergine).
Questo iter è molto importante  e prevederà un momento in coppia e da sola per sua moglie, una parte di esercizi in cui sua moglie prima da sola e poi con il suo aiuto comincerà a "familiarizzare" con il suo corpo.
Penso che troverà le risposte a tutte le sue domande una volta iniziata la terapia, in questo momento il suo sforzo maggiore dovrà essere quello di convincere sua moglie, per il bene di tutti e due, ad iniziare questo percorso che non sarà semplice ma che se fatto insieme vi aiuterà sicuramente. Le terapie del vaginismo hanno infatti molto spesso un'alta percentuale di riuscita. 
Le sconsiglio vivamente le "terapie fatte in casa", che rischierebbero solo di complicare una situazione già di per sè difficile senza portare dei benefici nel lungo termine.
Buona fortuna! 

 

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