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Bissesualità e complesso di inferiorità nel rapporto con uomini e donne (162809)

on . Postato in Sessualità | Letto 10 volte


Michele, 30

 

Gentile Dottore,
salve, mi chiamo Mic., sono un ragazzo di 30 anni che abita in una città di medie dimensioni del nord Italia, vi scrivo questa lettera per potere comunicare a qualcuno il profondo disagio che sto vivendo e chiedervi sostegno e aiuto.
Sono sempre stato un ragazzo timido, chiuso e introverso, con grandi difficoltà relazionali, e nonostante la situazione negli anni sia migliorata e oggi io sia maggiormente in grado di interagire con altre persone, non riesco a trasformare le mie rare conoscenze occasionali in rapporti di amicizia, tanto che vivo una vita molto riservata e piena di solitudine, da sempre. Vivo tutt'ora coi miei genitori, due persone semplici e buone: mio padre è un uomo molto dolce e per nulla autoritario, mia madre è molto fragile e possessiva nei miei confronti. Non ho un lavoro né una autonomia finanziaria, anzi sono ancora uno studente universitario che sta faticosamente cercando di ottenere una laurea (nella quale non crede più da tempo) solo per lasciare alle spalle il doloroso capitolo degli studi, pieno frustrazioni, di sogni abbandonati e traguardi non raggiunti. Fino al termine del liceo sono stato uno studente piuttosto meritevole, con riconosciute doti in campo umanistico, ma poi la scelta della facoltà universitaria (architettura) non si rivelò felice: possedevo interesse ma non talento e là dentro mi sentivo l'ultimo tra gli ultimi, uno stupido.
Per anni mi sono interrogato sul mio orientamento sessuale, poiché sono sempre stato attratto dai ragazzi e quasi per nulla dalle ragazze, ma ho sempre represso le mie pulsioni e solo recentemente ho cominciato ad accettare l'idea che possa essere gay, o forse un bisex "sbilanciato" sul gay.
Ho avuto un paio di cotte per due ragazzi (verso i 16 e i 23 anni, non confessate né ricambiate), ma non ho mai avuto relazioni sentimentali (cioè fidanzate): solo un "rapporto speciale" con una amica, verso i 23/24 anni, con la quale ho avuto anche i miei primi e unici rapporti sessuali etero. C'era affetto ma non amore, e da parte mia c'era una attrazione sessuale contenuta, anche se quelle esperienze sessuali mi piacevano e soprattutto mi facevano sentire uomo, adulto, normale.
Da allora ho passato molti anni sublimando l'aspetto sessuale solo attraverso la pornografia (soprattutto omosessuale, sognando di potere avere esperienze sessuali con ragazzi, oppure eterosessuale, identificandomi con il partner maschile, dominatore)
Due mesi fa è accaduto l'imprevisto: ho conosciuto su un sito web un ragazzo di 26 anni, anche lui attratto dai ragazzi ma che non aveva mai vissuto il proprio lato "omo", come me. In chat sembrava molto perbene, c'era interesse reciproco e ho deciso di buttarmi e conoscerlo (fu la prima volta, sono un ragazzo timoroso, non mi ero mai buttato in nulla).
Ne è nata una frequentazione clandestina, nascosti agli occhi del mondo, la prima relazione omossessuale per entrambi. Da subito c'è stata grande intesa, anche affettiva, reciproca: lui in effetti è un ragazzo molto serio, perbene e in gamba, e paradossalmente il problema è proprio questo. Lo è troppo, e io mi sento inadeguato. In difetto. Inferiore. Lui è di buona famiglia borghese (io provengo dal ceto medio-basso) è carino, gentile, colto, dolce e sensibile; sa fare moltissime cose che io non so fare, veramente di tutto, e tutto gli riesce bene: è uno stimato medico laureato con successo a 25 anni, volontario fin da ragazzino (salva la vita alla gente morente e si accolla la responsabilità della loro sopravvivenza, o stringe la mano a chi se ne va per sempre: io ho paura della morte, del dolore e del sangue, e non mi sono mai assunto vere responsabilità), ha un coraggio da leone che io non possiedo (scala montagne, si cala dagli elicotteri), sembra non avere paura di nulla, ha molte amicizie e conoscenze, uno splendido modo di fare, grande forza di volontà, un grande senso del dovere e dell'etica, è socievole, garbato, determinato. Ma soprattutto, piace alle donne, giovani e meno giovani. Lo desiderano sessualmente. Ha avuto un paio di lunghe relazioni, altre avventure occasionali, molte pretendenti. E questa cosa mi distrugge. Provo una invidia feroce, lancinante, mista a gelosia, che mina il mio affetto per lui e mi logora (se le donne se ne innamorassero e basta senza desiderarlo sessualmente l'intensità dell'invidia sarebbe molto minore). E' paradossale e non riesco a venirne a capo: io non sono attratto dalle donne, ma vorrei che le donne mi desiderassero sessualmente, come fanno con lui. Vorrei che cercassero le mie attenzioni, che mi invitassero ad accompagnarle a casa per poi chiedermi di salire, come fanno con lui. Invece io, pur essendo un ragazzo piacente, per le donne sono invisibile, e quando non mi riservano totale indifferenza al massimo provano un senso di simpatia e materna tenerezza, come fossi un bambino, e tale mi fanno sentire: un bambino.
Prima di conoscerlo mi ritenevo un apprezzabile bravo ragazzo, con qualche abilità nella scrittura e nella recitazione a livello amatoriale (unici pregi che mi riconoscevo), ma il confronto con lui è veramente impari. Ora mi sento solo un uomo mancato, un adulto mancato, un ridicolo e immaturo bambino di 30 anni, che non ha combinato nulla nella vita e non ha un serio progetto per il futuro.
Tra me e lui inizialmente c'era una bella intesa anche sessuale (una reciproca scoperta), ma ora ogni volta che lo stringo e lo bacio e facciamo l'amore non riesco a non pensarlo avvinghiato al corpo di una delle donne che ha avuto (ho spiato le foto su facebook), e li immagino mentre fanno sesso e lei lo implora di essere posseduta virilmente. In quel momento io mi trovo al posto di quella donna, e allora mi raggelo, l'eccitazione svanisce e monta una cieca disperazione a cui non so dar nome (invidia e gelosia di certo) e che non so spiegargli. Pur desiderandolo e pur sapendo che mi desidera, mi sento trattato come una femmina e umiliato in quanto maschio.
In tutto questo turbine di violenti sentimenti, io sento che gli voglio molto bene e che se lo perdessi mi sentirei perduto, e lui stesso fino a qualche giorno fa diceva di amarmi, sinceramente. Ma le mie incomprensibili reazioni lo stanno allontanando, e ora sta riflettendo sulla sua bisessualità, dicendomi che ci tiene a me ma non è sicuro di voler passare la vita accanto a un uomo, visto che farlo con una donna gli consentirebbe di vivere alla luce del sole e farsi una famiglia, secondo i suoi progetti. Io stesso mi sto interrogando sulla natura della mia bisessualità: mi chiedo se in effetti mi piacciono i ragazzi o semplicemente li idolatro prendendoli a modelli di riferimento di una virilità e maturità a cui aspiro ma non riesco a esprimere e che le donne non mi riconoscono; mi chiedo se davvero non mi piacciono le donne o se solo non mi ritengo alla loro altezza per potermi permettere di provare attrazione e affetto.
Spero che voi possiate illuminarmi e darmi un consiglio,
vi saluto ringraziandovi anticipatamente per l'aiuto che saprete darmi,
M.

Caro Michele,
la tua lunga illustrazione dei tuoi sentimenti, emozioni, comportamenti, relazioni, credo che necessiti di un ulteriore approfondimento che non si può certo fare via mail.
Secondo il mio pensiero ci sono molte cose da analizzare come il comportamento e orientamento sessuale, la non crescita, la non indipendenza ect...
Quindi prima di esprimere una diagnosi occorre un percorso psicoterapeutico per darne le giuste coordinate esistenziali.
Consiglio di consultare uno psicologo psicoteeapeuta psicodinamico che può aiutarti ad uscire dal labirinto in cui ti sei andato ad infilare.
Auguri

 

(Risponde il Dott. Sergio Pugelli)

Pubblicato in data 09/07/2013

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