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Disturdo di identità di genere (131688)

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Chris 31

Buongorno ho quasi 31 anni sono nata biologicamente donna e mi sono sempre sentita un maschio. Ho avuto un'infanzia difficilissima in quanto avevo anche pesanti sintomi di una nevrosi ossesivo-coatta, che adesso riesco per fortuna a tener sotto controllo. Ho vissuto tutta l'infanzia e l'adolescenza identificandomi con figure maschili. Quando ho avuto la mia prima mestruazione non potevo credere che la cosa stesse succedendo a me. Ho rifiutato per anni di indossare assorbenti (usavo l'ovatta) e di portare il reggiseno. Sono sopravvisuta all'adolescenza vivendo una specie di doppia vita, sentendomi un uomo dentro di me, creando il mio piccolo mondo, mentre all'esterno fingevo che non ci fossero problemi, per beneficio dei miei genitori. Praticamente vivendo in uno stato schizoide, credo. Tutto ciò con pochissimi contatti con i miei coetanei, posso dire di non aver avuto praticamente nessuna amicizia dagli 11 ai 19 anni. Devo aggiungere che, come ciliegia sulla torta, oltre a sentirni un maschio, sono sempre stata sessualmente attrata maggiormente dagli uomini, sebbene lo sia in misura minore anche dalle donne. Può capire dunque il mio totale senso di estraneità dalle altre persone, la mia difficoltà nel vivere i rapporti personali. Attorno ai 20 anni sono entata in psicoterapia. Credo di non essere capitata in buone mani. La mia psicoterapista ha cercato di mettermi in confidenza con la mia femminilità, anche attraverso immagini indotte in stato para-ipnotico credo. Dai 20 anni fino ad ora ho mantenuto un aspetto femminile, truccandomi ecc., ma sempre avendo questo disagio come rumore di sottofondo della mia vita quotidiana. Ho vissuto così per non essere divera e per non dover affrontare un problema più grande di me. Ora, a trent'anni, ho raggiunto il culmine. La molla che mi ha fatto scattare è che sono venuta a conoscenza di tre casi simili ai miei, in particolare di una persona che ha affrontato l'operazione ed ora vive come un uomo omosessuale. So anche di trans MTF che sono invece in relazione con rispettive compagne. Ho realizzato così di non essere l'unico caso al mondo ma di rientrare in una tipologia, per quanto ristretta. Aggiungo che sono in relazione con un ragazzo bisessuale da molti anni, che conosce in parte i miei problemi. Nella vita sessuale non ho nessun problema a raggiungere l'orgasmo tramite stimolazione del clitoride, cosa che "sapevo fare" fin dall'età di tredici anni. Scusate questo particolare grafico, ma la mia terapeuta pensava che la mia mancata identificazione al femminile procedesse da un rifiuto/chiusura della sessualità fisica (stabilendo questo a priori, immagino). Grazie per l'eventuale interesse.

Cara Chris, la storia raccontata è abbastanza drammatica non per la tua situazione di disturbo di identità di genere, ma da come colleghi cercano di indurre e non capire di cosa si tratta psicologicamente la questione. Per arrivare al punto di sottoporsi ad un operazione per attribuire la identità sentita, ooccore fare una psicoterapia che certifiche le vere tue identità, poi quella medica per certificare la fisiologia endocrinologica, dopo di che se tutto ha un suo riscontro il giudice può dare l'autorizzazione a procedere. Più che un supporto psicologico occorre una psicoterapia che gratuitamente la puoi trovare presso la ASL della tua città, sperando che fra i colleghi ci sia uno specializzato in sessuologia. Auguri.

(risponde il Dott. Sergio Puggellii )

Pubblicato in data 19/03/09
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