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Omosessualità (101450)

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Laura 50

Buongiorno, non so da dove cominciare tanto sono frastornata. Ho scoperto da circa un mese che mia figlia di 21 anni è omosessuale. Ha una relazione da circa sei mesi con una donna di 35 anni. Per mio marito e me è stata una scoperta difficile  da accettare e vista la difficoltà ho deciso di andare a colloquio con una psicologa. Questa psicologa ha puntato il dito contro di me, dicendomi che l'omosessualità nasce da un rapporto morboso con la madre. La cosa mi ha lasciata interdetta in quanto non ho mai creduto d'avere un rapporto morboso con mia figlia. Betta è sempre stata una ragazza solare, aperta, piena di amici. Ha viaggiato, pratica sport con impegno. Frequenta l'università lontano da casa e per questo ormai da due anni vive da sola, dividendo la casa con altri tre studenti (in casa sono due ragazze e due ragazzi). Questo lo dico per cercare forse di convincermi che non l'ho tenuta legata a me, ma ho cercato di darle autonomia. ma la dottoressa insiste nel dire che in superficie è così, ma nel profondo la situazione è diversa. Abbiamo ripercorso insieme l'infanzia di Betta. Ha sofferto di enuresi tra gli otto e i dodici anni, voleva spesso, anche da adolescente, dormire nel lettone con noi, e cercava sempre le mie coccole. Sembra che l'affetto che prova per questa donna non sia altro che un trasferimento dell'amore materno. Mio marito ed io abbiamo un rifiuto totale per la donna al quale betta si è legata, e questa nostra presa di posizione scatena spesso accese discussioni con lei. La psicologa ci dice che dobbiamo essere duri perchè c'è il rischio che Betta se assecondata non riesca a riflettere e non si assuma le sue responsabilità. aggiunge inoltre che non dobbiamo parlare assolutamente del problema con lei e se è lei a farlo dobbiamo rifiutarci. In verità non so se sia la scelta giusta, ma al momento è questo il comportamento che stiamo tenendo con lei. In questo periodo si parla spesso in televisione di omosessualità. e quello che si sente dire è che bisogna essere tolleranti e quindi potete immaginare la nostra confusione. Ho consigliato a Betta, subito appena scoperta la cosa di andare da uno psicologo, anche perchè lei per prima ha grosse difficoltà ad accettarsi ed anche la dottoressa è dello stesso avviso. Ma al momento attuale betta ancora non ci è andata. dice che lo farà, ma è infastidita dalla nostra insistenza. Mi piacerebbe avere un vostro parere, capisco che una lettera è un pò poco per fare il quadro della nostra situazione. Ma se possibile, vorrei per sommi capi che mi spiegaste qual' è l'atteggiamento giusto da tenere. Vi ringrazio, Laura.

Cara Laura dalla lettera, se è vero quello che c'è scritto, si evince che esistono colleghi che non conoscono bene ciò che è l'omosessualità, ed invece di aiutare coloro che richiedono spiegazioni aumentano il disagio e lo sconforto e per questo non voglio dilungarmi ulteriormente poichè non condivido l'operato della collega. L'omosessualità, la scoperta in famiglia, pur essendo un attimo di sbigottimento poichè i genitori desiderebbero sempre l'eterosessualità per il proseguimento della famiglia crea un attimo d'imbarazzo, ma ciò è da accettare con serenità e senza aggredire e rifiutare il figlio. Credo che debba cambiare psicoterapeuta e se è anche sessuologo ancora meglio cosi potrà spiegarle cio che è l'omosessualità e come dovete comportarvi in famiglia e vedrà che se è un buon terapeuta agirà diversamente da quello descritto.

(risponde il dott. Sergio Puggelli)

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