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Amelie, 23 anni

Vorrei confrontarmi con qualcuno che ha più o meno i miei stessi problemi.
Più di un mese fa, ho conosciuto una persona per me importantissima, erano anni che aspettavo di incontrarlo e non mi sembrava vero che lui condividesse i miei stessi sentimenti.
Ci siamo messi insieme ed è un uomo che mi ama davvero tantissimo, tra di noi c'è una straordinaria empatia.
Qualche settimana dopo il nostro primoincontro, lui dovette andare via per lavoro ...un distacco breve, solo una settimana.
In quei giorni stavo preparando il mio penultimo esame di laurea ma pensavo a tutto tranne che a studiare. L'esame non mi piaceva, pensavo sempre a lui...lo stress emotivo fu tanto ma alla fine riuscii a superare brillantemente anche questa prova.
Passarono due tre giorni..ero la persona più felice del mondo, la vita mi sorrideva....
Una mattina esco per andare a sbrigare delle faccende all'univeristà e, tornata a casa il mio mondo felice si era frantumato : una paura inspiegabile si era impossessata di me, avevo paura di essere omosessuale.
Da quel giorno, iniziai ad evitare tutte le mie amiche perchè quando mi trovavo in loro presenza una terribile ansia si impadroniva di me e mi venivano in mente avanches sessuali nei loro confronti che mi facevano inorridire e mi creavano una profonda angoscia alimentando in me questo dubbio patologico.
Premetto che non ho mai provato sentimenti- a parte l'amicizia- nei confronti di altre donne, mi sono sempre innamorata di uomini e soprattutto amo tantissimo il mio attuale ragazzo.
Il problema si estese dalle mie amiche a tutto il genere femminile tanto che per strada provo terrore nel guardare le altre donne ma contemporaneamente sono spinta a guardarle, soprattutto alcune parti del corpo, per tranquillizzarmi ma ciò non mi tranquillizza affatto, anzi aumenta l'angoscia, il dubbio, questi pensieri che mi fanno male e che rifiuto , non per intolleranza, ma perchè sento che non fanno e non hanno mai fatto parte di me.

Cara Amelie, da come mi hai descritto la situazione il tuo problema sembra avere alla base una struttura fobico-ossessiva. Ti assicuro che questi problemi sono abbastanza diffusi (nonostante non se ne parli molto in giro): ciò che cambia sono i rituali che le persone eseguono; i rituali possono essere azioni tra le più disparate e talvolta creative oppure pensieri o immagini mentali da ripetere o da organizzare in specifiche sequenze. Non c'è limite alla fantasia umana, pertanto non c'è limite alle forme di ritualizzazione patologica. Mi è capitato così di aiutare diverse persone con rituali molto bizzarri. La formazione della patologia, nella maggioranza dei casi, prende avvio da dubbi o eventi minimali ai quali la persona cerca di reagire con la ripetizione di controlli o d'azioni tese alla rassicurazione, che poi gradatamente si amplificano sino a diventare irrefrenabili compulsioni. Ma questa tipologia di disturbo può essere suddivisa in due fondamentali classi sulla base dello scopo verso il quale sono orientati i rituali compulsivi: la prima è rappresentata dalla esecuzione di azioni o pensieri che debbano proteggere da qualcosa che potrebbe essere accaduto (ad esempio lavarsi ripetutamente le mani inizialmente come tentativo di eliminare lo sporco rimasto addosso); la seconda è rappresentata da quel tipo di rituali compulsivi eseguiti per evitare che accada qualcosa (ad esempio eseguire particolari movimenti in sequenza prima di uscire di casa per evitare incidenti o perché le cose vadano bene). Rilevare la differenza sostanziale tra i due ruoli di un disturbo compulsivo, quello protettivo o quello propiziatorio, è estremamente importante per la terapia poiché le manovre terapeutiche devono calzare alla struttura della patologia in quanto la logica di persistenza del problema è diversa. Una patologia fobico-ossessiva (come tutte le patologie fobiche) si supera del tutto solo quando si cambiano le nostre percezioni di realtà minacciose e di conseguenza a ciò cambiano anche le nostre reazioni e le nostre cognizioni. Tieni presente che la mente umana, nonostante quello che si pensa comunemente, funziona spesso per paradossi e non per logica. Così se ti sforzi di controllare un sintomo spesso questo sintomo si aggrava, più lo combatti e più si aggrava. Oscar Wilde diceva che "l'unico modo per resistere alle tentazioni e cedervi" ed è proprio questo il senso.

Ti racconto una storia zen che spero ti possa essere di aiuto: "Ci sono due monaci che devono attraversare un fiume, mentre si incamminano incontrano sulla sponda una donna molto bella che ha paura dell'acqua.Il più giovane dei due, ligio alla regola di non esporsi a pensieri impuri, cerca di evitare la donna, ma vede con stupore che il monaco più anziano la prende in spalla e la traghetta al di là del fiume. Proseguendo il cammino, di nuovo soli, il più giovane rimprovera l'altro di essersi esposto alla tentazione e quello risponde: "Io ho portato sulle spalle la donna solo per alcuni minuti, mentre tu la stai ancora portando con te nel pensiero" . Spero di esserti stato un po' di aiuto. Un saluto e auguri di buone feste.


( risponde il dott. Fabio Gherardelli )

 

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