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Gigi 27

Salve, mi chiamo Gigi, ho 27 anni e lavoro come programmatore in una città di provincia del centro Italia. Vivo con mio padre, mia madre è deceduta non molto tempo fa (un anno). Scrivo perchè utlimamente, mi sento molto poco sicuro dal punto di vista della mia sessualità. Diciamo, innanzitutto, che non è che sia mai stato un dongiovanni... ho fatto le mie esperienze, ma in generale sulla bilancia pesano di più i due di picche ricevuti. Per un periodo sono anche stato fidanzato (circa 9 mesi) poi però ho lasciato quella ragazza essenzialmente, perchè era una persona troppo rigida, poco affettuosa e sessualmente molto inibita. Io invece mi aspettavo una relazione molto più passionale e emotivamente coinvolta. Inoltre la sua rigidità, conformismo, provincialità, mi aveva fatto venire una specie di depressione... cioè non è che stassi male, però, mi sentivo come vuoto, senza alcuna prospettiva. Quando l'ho lasciata sono stato molto meglio. E' seguito un periodo in cui mi sono dato per lo più all'amicizia. Tuttavia, ripensandoci, mi rendo conto che in tutte le ragazze che incontravo, rivedevo quella rigidità, quella noiosità (non mi viene un termine migliore) che ritrovavo in lei. Oppure, se vedevo in una nuova ragazza anche un tratto in comune, allora sentivo come la paura di essere ritrascinato in quello stato noioso in cui mi aveva cacciato la ex. Per circa 3-4 anni, nonostante abbia conosciuto almeno 3-4 ragazze che mi piacevano molto, quando c'è stato modo di combinare, ho sempre iniziato a sentire una specie di ansia e mi sono sempre tirato indietro. La reazione di queste ragazze è sempre stata che dopo questi periodi di avvicinamento e di allontamento improvviso da parte mia, si dimostravano come insofferenti nei miei confronti, cosa che non mi ha mai fatto piacere. In genere poi, ripensandoci, mi sono sempre chiesto perchè non ci ho mai provato fino in fondo. Anche perchè una di queste, tempo dopo, mi apostrofò dicendomi "Certo che non ti sei mai accorto di me", mentre a me in fondo piaceva, però, come ho già detto, l'idea di intraprendere con lei una relazione, mi provocava una forte ansia, come l'idea di dover entrare in una prigione. Parallelamente ho avuuto qualche rapporto occasionale, non molti comunque, anche perchè non sono molto sciolto e non padroneggio di certo l'arte della conquista. Segue poi un duro periodo familiare. Litigi in famiglia, la malattia di mia madre, ancora litigi, infine, un anno fa, la morte di mia madre. Un periodo triste ma anche interessante. Infatti questa situazione mi ha costretto a tornare nella mia città di origine. Sono passato dall'ambiente accademico e rigoroso nel quale avevo vissuto fino al 2005, ad una situazione di disoccupazione (non ho lavorato per circa un anno e mezzo). In questo periodo, non avendo nulla da fare se non occuparmi di mia madre, ho frequentato molta gente, feste, locali. Dico la verità, da una parte, dopo 6 anni alla grigia facoltà di ingegneria, mi è anche piaciuto. L'ambiente in questi giri in cui mi sono inserito era molto libertino e disinibito. Tuttavia anche in questi casi si manifestava in solito problema. Qui però è aumentata la quantità di situazioni occasionali, che comunque mi davano un po' di soddisfazione. Piano piano, ho iniziato a mettere in discussione i blocchi che avevo nei confronti delle ragazze. Finchè non ho conosciuto una ragazza che mi piaceva veramente molto. Mi sono innamorato di lei in maniera a dir poco folle... Poi però, ero praticamente in preda ad un esaurimento a causa dei problemi in casa, è andato tutto a gambe all'aria. Abbiamo litigato, ci siamo odiati, ora manco ci salutiamo più. Per lei però ero prontissimo ad andare oltre ai miei problemi. Anche se all'inizio era stato come con tutte le altre, cioè dopo una certa attrazione iniziale avevo tirato fuori il solito comportamento infastidito e freddo, poi però avevo pian piano ceduto ed ero diventato pazzo di lei. Non mi succedeva così da anni, praticamente un ritorno adolescenziale. Successivamente è morta mia madre. Per circa 8 mesi, non è che abbia realmente vissuto... più o meno ho indossato una maschera di tranquillità e ho sempre evitato con tutti di mostrare alcun segno di dolore, esclusi i familiari ovviamente (mio padre). In questo periodo ho avuto altri rapporti occasionali, però niente di che. D'altra parte non sentivo voglia di nulla: lavoro, carriera, voglia di vedere il mondo, curiosità, voglia di socializzare... tutto a zero. Poi, verso giugno, ho cominciato a lavorare (anche perchè il divano stava assumendo la mia forma). Col lavoro ho anche rincominciato a fare attività sportiva, insomma a fare una vita un po' più regolare, come quella che facevo prima del brutto periodo che c'era stato. Il portafoglio andava bene, l'autostima cresceva perchè pure sul lavoro ero ok, il fisico si rimettava in forma. Iniziavo a sentirmi un po' più fiducioso in me stesso. L'estate poi è piena di occasioni. Ma ancora una volta ho conosciuto una ragazza che mi piaceva, la dovevo incontrare ad una festa e ho inziato a sentire la solita ansia. Al punto che la sera alla festa non le ho rivolto nemmeno parola. Poi l'estate si è un po' trascinata su se stessa. Il lavoro ha iniziato a diventare stressante, mi è venuta una specie di forma ansiosa. Forse aggravata dal fatto che tutti riuscivano a concludere e io poco e niente. Mi sono capitate altre due occasioni. Una anche molto "facile", in cui mi sono sentito a disagio e mi sono tirato indietro quasi sul più bello. Un'altra idem. E la cosa continua tutt'ora. Le ragazze che ho intorno per la maggiorparte è come se non mi attirassero. Eppure ho voglia di avere accanto qualcuno e di provare qualcosa. Solo che, sembrano interessate tutte solo al sesso. Se vedono che ho un attimo di indecisione, un momento di dubbio, ho l'impressione che non faccia differenza chi sei e subito vanno da qualcun'altro più disponibile. Non capisco cosa possa essere che mi frena. Io invece sono interessato all'opposto, più che al sesso voglio affetto. Però una relazione mi terrorizza, ho paura che mi incateni. Delle volte ho pure avuto il timore di essere gay, ma, cavolo, non sono gay! A me piacciono le donne. Una volta un mio amico, scherzando su questi problemi, mi ha dato dell'omosessuale così per gioco, davanti ad una mia amica e ho sentito l'autentica voglia di picchiarlo con violenza. Il sentire la mia sessualità così messa in discussione mi mette sempre più a disagio e in quel frangente mi ha fatto davvvero salire il sangue alla testa. Io non sono mai stato una persona violenta, ma mite e poco incline agli scatti d'ira! Mi rendo conto che c'è un problema che non riesco a superare, qualcosa che mi blocca, che mi inibisce. Su cosa devo riflettere? Cosa devo analizzare? Andare in analisi non fa per me, preferisco indagare da me i miei problemi. Mi dia un consiglio per favore.

Caro Gigi, credo sia la prima volta che leggo di un uomo che si lamenta dell’atteggiamento troppo disinibito delle donne riguardo al sesso, di solito è il contrario. Ma immagino, da quello che mi scrive, che non sia il sesso il suo problema, né ciò che attualmente lei desidera di più. Anche se lo scatto di ira che lei ha avuto, mi sembra possa indicare anche qualche dubbio riguardo alla sua identità sessuale; se un etero sicuro di questo viene apostrofato come omosessuale (posto che, ovviamente, non si tratta di un’offesa, semmai di un fraintendimento), non se la prende di certo. Mi sembra che, oltre alle esperienze di vita certamente durissime che ha dovuto affrontare nell’ultimo periodo, lei sia rimasto in qualche modo segnato dalla storia con la sua ex, tanto da avvertire un senso di prigionia non appena si avvicina una ragazza. Probabilmente lei avrebbe bisogno di prestare molta attenzione a ciò che le succede dentro un attimo prima che le scatti l’istinto di fuggire, di chiudersi. Non so se questo sia un compito facile, da solo; ci vuole una grande quota di consapevolezza. Non è necessario che lei vada in analisi, ci sono tantissimi tipi di terapie diversi, non necessariamente così onerosi; ma un lavoro su sé stesso fatto con un professionista secondo me le gioverebbe molto; a volte si crede di conoscersi, ma ci sono delle cose di sé che da soli proprio non si riesce a vedere, ed un occhio esterno, ed esperto, può essere molto utile in tal caso. Coraggio.

(risponde la Dott.ssa Serena Leone)

Pubblicato in data 13/02/08

 

 

 

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