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Sessualità (139907)

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Mario 34

Penultimo di sette figli, sono nato e cresciuto in un paesino della Sardegna, da una famiglia di modeste condizioni socio-economiche e da qualche anno mi sono trasferito a Cagliari dove vivo e lavoro. Durante l'infanzia ho odiato mio padre e il mio fratello maggiore: il primo perché capitava che tornasse a casa ubriaco e fosse violento, soprattutto con mia madre, con la quale le discussioni erano frequenti; il secondo perché mi costringeva con la forza a fargli dei favori. Nonostante provassi disprezzo per loro, ricordo che sognavo di essere sottomesso sessualmente da entrambi: non ricordo esattamente se si trattava di sogni o di fantasie. Crescendo ho avuto numerose esperienze con diverse ragazze, con le quali ho avuto anche relazioni relativamente lunghe, eppure c'era qualcosa che non andava perché, nonostante la mia vita sessuale con loro fosse soddisfacente, continuavo ad avere fantasie omosessuali, che sfogavo con la pornografia gay e con la masturbazione, di cui ho sempre fatto largo uso.
Dopo aver chiuso l'ultima relazione con una ragazza con cui sono stato insieme per due anni e dopo essermi trasferito a Cagliari, alla soglia dei trent'anni ho deciso di buttarmi alle spalle timori e incertezze e provare a vivere la mia omosessualità: ho iniziato a frequentare i battages e i luoghi d'incontro gay della mia città; in questi tre anni e mezzo ho avuto molte avventure e tre relazioni un po' più serie, l'ultima delle quali durata due anni e chiusa da pochi giorni. In tutte queste esperienze ho notato una costante: provo piacere principalmente nell'essere dominato sessualmente, nonostante sia versatile e non disdegni il ruolo attivo, e ho notato che inizio a perdere interesse per il mio compagno quando la storia si fa seria e dalla passione si passa al sentimento: a quel punto ricomincio a provare interesse per la masturbazione, la pornografia e il tradimento. Sono anche entrato in crisi diverse volte, pensando che forse questa non sia la mia strada, anche perché le donne non hanno mai smesso di piacermi del tutto. La mia domanda è questa: sono realmente gay oppure sto vivendo una conseguenza delle mie esperienze infantili? Grazie per l'attenzione, attendo risposta.

 

Caro Mario, comprendo bene le sue domande, i dubbi e tutte le ansie ad esse legate. Credo che ci sia una vita di incertezze e disorientamenti, ma anche di rabbia e di dolore. Lei parla di odio, l’odio è un sentimento forte, fatto di rabbia macerata e acutizzata da una ripetizione infinita, che rende impotenti e inermi. E si capisce bene il perché, lei ci fa intravedere un’infanzia veramente dura,piena di esperienze traumatiche, soprattutto di esperienze ripetutamente traumatiche. Traumi che arrivano proprio dalla famiglia, quell’ambiente che dovrebbe proteggere e crescere nel modo più amorevole possibile. Questo non può che disturbare una sana crescita e la formazione di un senso d’identità equilibrato e stabile. Sicuramente Mario, le tue esperienze familiari hanno influito sui tuoi problemi relazionali. Perché credo che non ci siano dei problemi più propriamente sessuali, ma più propriamente relazionali e legati a questi, una confusione sull’identità in genere. Infatti, mi sembra che ci siano problemi sia con gli uomini che con le donne. Con gli uomini non ci sono relazioni lunghe, quando la cosa si stringe e diventa più emotiva lei se ne va, scappa via nella masturbazione e nel tradimento. Con le donne, anche se la relazione è lunga e sessualmente soddisfacente, vive sempre come se mancasse qualcosa. In realtà, il problema è Mario, è la sua capacità di provare fiducia in sé e negli altri, è il senso di sicurezza che vacilla continuamente, è il pericolo che si nasconde dietro ogni relazione, dietro ogni richiesta, aspettativa o pensiero. Questo rende instabile e incerto il suo campo di scambi umani. Quello che si percepisce infatti è una confusione dei termini relazionali, lei parla di sesso ma mai di amore, di tenerezza, di emotività e ciò è frutto di quanto le è successo: le è stato dato del sesso, in modo inadeguato, in modo precoce e da persone inappropriate, al posto della tenerezza, dell’amore e della protezione. E la masturbazione, scoperta troppo precocemente e in modo traumatico, costituisce una sorta di via di fuga, un terreno di “eccitazione”, di vitalità, uno spazio tutto privato, privo di pericoli, ma anche inanimato, privo di affettività e colmo di confusione. Quella confusione che si è creata fin da ragazzino, immaginando di essere sottomesso sessualmente a suo fratello e a suo padre. Si sono sovrapposti molti livelli: quello di gerarchia familiare, quello di dovere genitoriale, quello affettivo e relazionale, quello sessuale, ecc. Questa bagare è nata, perché non si sono rispettati ruoli, doveri, affetti, età e legami. E lei, nelle relazioni omosessuali sembra ripetere questa condizione di confusione e di sottomissione, come per riproporre la situazione traumatica e poterla finalmente controllare. Sì, lei sta ripetendo per poter gestire emotivamente, qualcosa che è stato incomprensibile ed inaccettabile. L’eccitazione che lei vive nelle situazioni o fantasie di sottomissioni, confondono oltremodo circa l’origine di quest’esperienza e nascono le altre emozioni, generate originariamente, quali rabbia, dolore, tristezza. In considerazione di questo, non c’è spazio per rispondere alla domanda se è gay o meno, prima ancora viene la domanda: “Chi è Mario?” “Di cosa ha bisogno?”, “Cosa sente Mario?” C’è bisogno di recuperare quell’infanzia depauperata e persa, recuperando quelle parti di sé troppo importanti per lasciarle marcire fra le macerie. Il piccolo Mario è ancora lì immerso in tanta tristezza e aspetta, aspetta un po’ d’amore, un po’ di protezione e aspetta di comprendere perché a lui, perché è successo a lui, cosa c’è che non va in lui! Penso che sia importante che lei vada a ripescare quel bambino, per dargli tutto ciò che non ha avuto. Per fare ciò, è importante che lei si rivolga ad un terapeuta che possa accompagnarla  in questo difficile percorso. Se non lo fa, potrebbe essere destinato a passare da un partner ad un altro, uomo o donna che sia, senza sentirsi mai completo e compreso. Per quanto scappi dalla sua famiglia esterna, si porterà sempre dietro la loro rappresentazione. E’ necessario, che attui un lavoro su questa sua famiglia interna, come unica possibilità di comprensione e liberazione, da un copione antico. Mi auguro proprio che trovi questa forza e si regali un futuro, migliore del passato!

 

(Risponde la Dott.ssa Costantini Sabrina)

Pubblicato in data 18/11/09
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