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Sessualita-alimentazione (202)

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Martina 20

Salve, sono una ragazza di 20 anni. Da bambina (5-6 anni) ho subito abusi da parte di uno zio (non sono stata violentata, ma solo toccata in maniera eccessiva). Per gran parte della mia vita ho rimosso questo pensiero che è riaffiorato verso l'eta dei 17 anni quando ho cominciato a sentirmi inadeguata nei confronti dei ragazzi ed estremamente timida e timorosa del giudizio degli altri. A quella stessa eta ho cominciato ad essere ossessionata pure dal cibo (ho cominciato ad abbuffarmi), è diventato un modo per colmare il dolore lasciato dalla violenza subita e dal blocco nei confronti dell'altro sesso. Le mie abbuffate ricorrono a periodi...a seconda del mio umore e non mi autoinduco vomito, ma ho solo una sensazione di pienezza da un lato e dall'altro colpevolezza. Premetto che non sono in sovrappeso, ho un BMI di 22-23% però ultimamente queste abbuffate sono ricorrenti e ho paura che la cosa stia peggiorando, perche non ho un ragazzo, sono ancora vergine e questo problema di relazionarmi inizia a pesare. Non so se le 3 cose siano correlate (violenza, alimentazione, sessualita) e vorrei sapere cosa mi consigliate di fare. Vi prego rispondetemi. Grazie

Cara Martina, sicuramente le cose sono collegate, come tu anche srivi. Si rifanno tutte all'inadeguatezza, al senso di colpa, al volersi punire. Purtroppo le violenze non si cancellano, non si dimenticano, i dolori sono sostituiti da altri dolori che ci autoinfliggiamo perchè ci non ci si sente degne. L'unico modo per dare voce alla sofferenza, per far si che questa non ti devasti e prenda forme ogni volta diverse, è rivolgersi ad uno psicologo. Parlando, aprendo la tua sofferenza, dandole un nome ed un volto riuscirai a poter andare avanti. Solo facendo i conti con questa orribile vicenda che ti è capitata puoi imparare a vivere senza sentirne quotidianamente il peso. Non ci sono altri modi, il lasciare che qualcuno ti ascolti e ti aiuti è la maniera per andare avanti. Non lasciare che passi altro tempo. In bocca al lupo

(risponde la dott.ssa Anna Maria Casale)

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