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Anna, 60

 

Gentile Dottore,
eccomi a Lei per parlarle di noi.
Vorrei prima di tutto raccontarele un po la nostra vita, mia e quella di Giuseppe, certa che Lassu nostro Signore sà tutto, credo anche abbia favorito il nostro incontro, Lui vuole amore.
Vede le parlo di me: donna di 60 anni con una vita pregressa piena di ostacoli fisici e psicologici, la disabilità fisica causata dalla poliomieliite contratta all'età di 2 anni, la conseguente mancata accettazione mia e degli altri, mi ha segnato nel profondo, mi sono sposata con la prima persona che mi ha chiesto in sposa (dentro di me la convinzione dell'impossibilità di trovare altro) ho avuto un figlio(che è la mia vita) sul quale ho riversato tutto il mio amore la mia presenza e disponibilità. Sono caparbia e tenace all'eccesso.La mia vita è stata una lotta, lottavo per essere uguale agli altri, il tutto senza amore.
Giuseppe invece, persona sana, buona, dolce, gentile, realizzata nella vita, si è sposato giovane, in lui mille progetti, tra cui quello naturale di avere rapporti e avere figli... ahimè fin dai primi giorni sua moglie, per impossibilità psicologica, rifiutava di avere rapporti con lui. Hanno tentato (direi poche volte) di andare da un terapeuta che li aiutasse, ma lei rifiutava piangendo. Lui profondamente generoso l'accontentava con la speranza che la loro situazione cambiasse. Gli anni trascorrevano, il loro matrimonio quindi non è mai stato consumato. Lui accanto a lei, si sentiva incompleto come uomo, sentiva la mancanza di una carezza, i figli ambedue adottati gli hanno permesso di vivere una vita apparentemente normale, formando così una famiglia completa, in lui sempre un vuoto.
Poi il destino ha incrociato le nostre strade, siamo diventati amici, confidenti, ci unisce una grande sensibilità, una grande sete di affetto, noi parliamo molto e, la nostra amicizia poco a poco si è trasformata in amore, un amore buono, dolce, bello e pulito, l'amore che solo le persone con un vissuto come il nostro possono avere, un amore che io vorrei vivere pienamente.
Lui molto credente e religioso si sente obbligato e condizionato da quel vincolo matrimoniale, si sente in difetto, non vorrebbe rinunciare a me e all'amore che ci unisce, un amore che lo spaventa per la forza e la crescita, facendolo diventare irrinunciabile al suo cuore e al suo essere, in conflitto con la sua ragione che gli impone di continuare il suo falso ruolo.
Padre ci aiuti, lo aiuti a trovare una ragione, uno scopo, mi riesce difficile concepire di non poter vivere la nostra storia.
La ringrazio
Anna Giuseppe

Cara Anna,
dal racconto non si capisce se si rivolge ad un padre eclesiastico o ad un terapeuta.
La soria è simile a molte altre dove la coppia primaria vive solo per abitudine e spesso sfocia in relazioni extracopniugali. E' pur vero che se si antepone la religione ai desideri non riusciamo mai a esaudirli. Purtroppo la figura maschile spesso non rinuncia alla coppia iniziale e la vita extraconiugale diventa sempre più difficile da mantenere anche perchè aumentano le esigenze.
Consiglio di consultare uno psicologo psicoterapeuta di coppia per verificare fino a che punto la vostra unione può superare gli ostacoli descritti. Auguri

 

(Risponde il Dott.Pugelli Sergio)

Pubblicato in data 29/04/2013

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