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Situazione affettiva (143816)

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on . Postato in Sessualità | Letto 41 volte

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Martina 41

Salve, vi ho contattato perchè vorrei capire come risolvere il mio problema affettivo riguardo alla relazione con gli uomini. Essenzialmente quando incontro, parlo e mi confronto direttamente ma anche a distanza con una persona che mi piace e che vorrei frequentare, cado in una specie di stato ansioso, perdo ogni spontaneità ho paura di commettere errori e soprattutto non so cosa dire e sono molto confusa, e tendo a rimuginare in modo troppo razionale. Questo fa si che dia una impressione di me diversa da come sono; ho capito da poco che la mia esperienza dovrebbe essere in parte dovuta all'educazione oppressiva di mio padre. Quando ero adolescente, lui era molto aggressivo e violento. Infatti, quando uscivo, lui mi seguiva per controllarmi e vedere chi frequentavo e spesso capitava che lui mi trovasse con il fidanzatino dell'epoca e menasse lui e me facendo scenate soprattutto pubblicamente. Mio padre è una persona molto anziana del sud e come molta gente della sua età e della sua educazione (maschilista ed antiquata) molto attenta al giudizio della società e dell'onorabilità, le sue figlie non dovevano in nessun modo dare adito a chiacchere negative sui loro comportamenti. Chiaramente tutto questo ha provocato esperienze negative nel corso della mia vita, ogni volta che entro in relazione con una persona che m'interessa, il meccanismo d' inadeguatezza e frustrazione entra in gioco. Cosa ne pensate e cosa posso fare per venirne fuori? Grazie dell'attenzione.

Cara Martina,che peso le relazioni! Ma capisco bene che entri in ansia, non appena si approccia ad una persona che le interessa! In fin dei conti dalla sua esperienza, sembra proprio pericoloso avere delle relazioni con gli uomini. La rigidità di suo padre, il controllo, il giudizio, la violenza fisica e psicologica, fanno proprio pensare che sia cresciuta pensando, che non fosse adeguato avere relazioni con gli uomini, che non si può fare! Parimenti, lei ha acquisito una modalità altamente controllante, la sua razionalità le impedisce di lasciarsi andare e di correre il rischio di lasciarsi sfuggire qualcosa di “inadeguato”, qualcosa che può far parlare di lei, può suscitare delle chiacchere, come un’emozione, una passione, ecc. Ma in questo modo lei essenzialmente perde una parte di sé, perde la vita e la vitalità che c’è dentro sé. Del resto l’ansia che prova nel dover interagire con l’altro sesso, ci dice proprio che lei vive la situazione come pericolosa, fuori dal controllo, perché non sa cosa possa capitare, da un momento all’altro. In passato, stare col fidanzato, vivere dei momenti piacevoli comportava stare in tensione, in un clima di chi va là, come se in questa situazione, non potesse permettersi di rilassarsi. Giustamente, lei coglie questo legame molto forte fra quanto è capitato nel passato e quanto capita oggi, infatti reagisce agli uomini che incontra, con la stessa ansia e inadeguatezza di allora. Lei ha già una buona visione di sé e della situazione e questo è già un bel punto a suo favore. Per venirne fuori Martina, deve spezzare la catena della ripetizione che la lega a questo modello relazionale interiorizzato, occorre un processo di consapevolezza che la aiuti a discernere ciò che è oggi da ciò che era ieri, ciò che può come adulta da ciò che poteva nella sua infanzia o adolescenza, come minore. Detta così sembra un processo facile e per un certo verso lo è, ciò che complica è la sua interiorizzazione del giudizio ferreo di suo padre. Dentro di sé, si giudica esattamente come faceva lui, sentendosi in colpa e inadeguata per i propri interessi e desideri. Si può sicuramente estromettere una persona fisica dalla propria vita, ma assai più difficile estromettere una persona ormai interiorizzata, che fa parte di noi. Questo non vuol dire che non è possibile, lo è e per la sua tranquillità deve essere fatto. E’ giusto che finalmente sia libera da occhi che la controllano e la fanno sentire sotto un riflettore, come se facesse sempre cose sbagliate. E’ giusto che viva le proprie relazioni, nel massimo della libertà e del godimento. Essendo un processo complesso è necessario che inizi una psicoterapia, che può essere l’unico strumento che l’aiuta a ripristinare un ordine naturale, interrotto tanti anni fa. Deve sperimentare un occhio e orecchio esterno non più giudicante, ma accogliente e accondiscendente, che aiuti a scalzare quello interno assai duro e giudicante. Probabilmente, anche da sola può fare dei passaggi importanti, attraverso un continuo processo di osservazione e consapevolezza, ma tenendo conto che ha 41 anni e che la connessione fra presente e passato è stata fatta solo di recente, forse per una valutazione dei costi-benefici, conviene accelerare il processo e renderlo meno doloroso, grazie alla presenza di un compagno di viaggio alla ricerca di sé! E’ giovane ed è giusto che goda dei cambiamenti ancora da giovane, dove ha molto da dare e prendere. Non di meno, ci sono delle dimensioni più psichiche ed inconsce che richiedono il contributo e l’intervento di un professionista nel settore. Deve cominciare a fidarsi (e so bene che non è facile) e far entrare qualcuno nel suo mondo più ricco ed emotivo. Insomma, ha già fatto dei passi in questo senso, continui per questa strada, l’unica che la porta a Martina, finalmente!

(Risponde la Dott.ssa Sabrina Costantini)

Pubblicato in data 14/04/2010
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