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Cantando al neonato si facilita l'apprendimento

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on . Postato in News di psicologia | Letto 349 volte

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Guardate negli occhi i vostri bambini e cantate. Poi fate una pausa e riprendete. Senza fretta e imbarazzo, rispettando il silenzio, osservate.

Il neonato risponderà con uno sguardo incantato, con un suono, una nota che imita la vostra voce. La comunicazione inizia: un dialogo musicale, senza parole, libero. Lo sa bene Beth Bolton, direttrice del dipartimento Early Childood Music della Temple University di Philadelphia (USA), che da 10 anni è impegnata a diffondere in tutto il mondo la "musica per neonati", che si fonda sulla teoria di apprendimento di Edwin Gordon.

In Italia i primi ad importarla, nel 1998, sono stati i docenti della Scuola Popolare di Musica Donna Olimpia di Roma…

Ne hanno parlato nel convegno "Il bambino attivo" insieme alla Bolton, che spiega: «I bambini sperimentano ogni forma di interazione, con lo sguardo, con un sorriso. Creano un contatto pieno di significati emotivi.

Gli adulti apprendono il linguaggio dei piccoli i quali imitano i loro suoni musicali, esattamente come più tardi impareranno a parlare, scoprendo la propria voce e il ritmo. E’ facile e crea una forma di comunicazione che sembra facilitare l’apprendimento e migliorare il vocabolario».

Tante esperienze con bimbi iperattivi o autistici, ma la Bolton è cauta: «Non possiamo parlare di effetti terapeutici o di prevenzione. Abbiamo però notato che la musica può creare interazione con i bambini autistici e produrre un effetto rilassante sugli iperattivi. Il risultato non è immediato e se normalmente la risposta avviene dopo qualche minuto, con i bimbi con disagi i tempi si dilatano».

Difficoltà con i genitori? «Molti sono timidi e non riescono a lasciarsi andare. Allora insegniamo loro a comunicare musicalmente. Chiunque dovrebbe cantare e ballare e portare i figli ai concerti».

(Articolo tratto da: La Repubblica – 21.11.2002)

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