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Come i giovani vivono la masturbazione

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Dott. Sergio Pugelli
Psicologo, Psicoterapeuta, Esperto in Sessuologia Clinica

Da pochi anni abbiamo superato la soglia del duemila, spesse volte ci domandiamo se la nostra cultura, il nostro modo di pensare, di svolgere una relazione e di interagire fra persone, sono abbastanza maturi, evoluti tanto da affrontare con dignità e serenità qualsiasi tipo di problema sociale, morale umano. Dopo un’attenta riflessione e verifica fatta con l’aiuto di molti adolescenti, devo dedurre che molta strada dobbiamo ancora percorrerla per arrivare a traguardi e obiettivi soddisfacenti che possano permetterci di rapportarsi e confrontarsi con altre culture occidentali in particolare quelle dell’Europa settentrionale e orientale.

Noi italiani siamo apprezzati in tutto il mondo per la nostra operosità e creatività, ma quando dobbiamo affrontare argomenti culturali che affrontano temi, problematiche riguardanti la corporeità e la sessualità in particolare affiorano i nostri limiti. Questo perché?
Probabilmente perché divulghiamo questo insegnamento e queste conoscenze ricche di tabù e paure dovuti alla nostra cultura dedita alla censura più ortodossa facendo divenire insormontabili le più elementari nozioni riguardanti l’uomo, il suo corpo, la sua sessualità.
La nostra cultura tanto osannata per i grandi letterati che si sono succeduti, si trasforma in cultura da medioevo se non da terzo mondo, la società, la scuola, la famiglia sono spesso assenti nel parlare di sessualità e troppo spesso è presente la chiesa cattolica con tutti i suoi distinguo e proibizioni che non fanno certamente chiarezza specialmente in una mente adolescenziale.
Per avvallare quest’affermazione trascrivo alcuni momenti vissuti con un gruppo di giovani maschi e femmine, tutti con una preparazione scolastica di media superiore, con una vita sessuale, da loro definita, abbastanza soddisfacente, e già questa definizione mi ha fatto pensare, con un loro modo di ritenersi integrati nel mondo sociale e del lavoro. Questi soggetti, apparentemente aperti e maturi per affrontare dinamiche relazionali di confronto dialettico ed esperienziale, hanno trovato delle grosse difficoltà a parlare e affrontare il tema della masturbazione non solo come tema generale, ma soprattutto come vissuto esperienziale personale, cioè nel cercare di capire cosa e qual è il significato, la sua necessità ciò che è stata la propria esperienza.
Invito dopo la lettura di queste righe, ogni persona a farsi un’autoanalisi per verificare se ciò che hanno provato questi giovani uomini lo provano anch’essi.
La richiesta di esprimere la propria masturbazione sessuale riferita alle prime esperienze di conoscenza ha creato immediatamente uno stato generalizzato d’imbarazzo. Ognuno ha ripensato alle proprie esperienze sia a quelle vissute negativamente sia a quelle positive.
Nel rivivere certe emozioni, nonostante gli inevitabili momenti felici o comunque il trattarsi di avvenimenti ormai trascorsi, la tensione non è riuscita a sbloccarsi, sui loro volti si leggeva la difficoltà nel trattare un argomento, come la masturbazione, tematica che non avevano mai affrontato in un dibattito.
Questo, probabilmente, è dovuto per i tabù che ancora avvolgono questo campo, che lo fa apparire come qualcosa di misterioso, segreto e proibito che comunque deve rimanere tale. Conseguentemente sono condannate, in special modo dal mondo cattolico, le esperienze vissute nonostante il valore attribuitogli come la scoperta del proprio corpo e la sessualità vissuta.
Le prime persone a esprimersi sono state, stranamente, le più silenziose, hanno esposto la propria esperienza con apparente calma indicando in modo piuttosto preciso lo scorrere dei vari avvenimenti. Il loro vissuto sessuale è frequentemente oggetto o lo è stato, di riflessioni, hanno tratto dalle proprie conclusioni, e si sono in qualche modo dati delle risposte ai loro perché. Oggi nonostante i possibili falsi concetti considerano il parlare di sesso come di un argomento in cui sono ben preparati e quindi si sentono pronti per esporre le proprie esperienze con precisione.
Il primo ragazzo inizia raccontando le proprie esperienze e sensazioni provate durante le prime masturbazioni avvenute in seguito all’esempio di ragazzi più grandi di età. Riferisce il fastidio provato alle prime eiaculazioni, che gli impediscono di continuare a letto queste esperienze, per non farsene accorgere dai genitori. I genitori sono assenti in questo suo apprendimento, riesce ad avere delle nozioni di sesso, grazie ai libri o da qualche amico più grande di età o dal passaparola che fra adolescenti è abbastanza usuale. La conoscenza del corpo femminile avviene fin dalla prima infanzia, durante il bagno può osservare senza proibizioni la propria sorella.
Il secondo ragazzo ha preso contatto con il mondo femminile giocando ai dottori con bambine, molto presto ha cominciato a vedere di nascosto i giornaletti pornografici, apprendendo una cattiva educazione sessuale, infatti, egli ha fatto le sue prime esperienze con conoscenze e nozioni contorte non confacenti con la realtà. Osservando i giornaletti si è fatto un’idea che il maschio fosse un superuomo e la donna solo una preda da conquistare, tali concetti, come riferisce, gli sono stati confermati anche dai comportamenti all’interno della famiglia. Poi la sua insicurezza a emulare il superuomo, anche sulla base delle oggettive impossibilità, gli ha creato una serie di difficoltà ad affrontare il mondo femminile. Queste difficoltà ancor oggi si propongono. Racconta la sua prima eiaculazione, come di un momento molto positivo, di grande gioia da condividere con un amico fidato. Riferisce, con evidente orgoglio la sua precocità nel prendere contatto col mondo della sessualità, concetto che è poi proposto anche da un altro ragazzo, confermando quindi un'altra opinione generalizzata e cioè che far sesso sia, di là dal momento in cui si fa, un elemento di grande valore. Quest’opinione, maschile, non è altrettanto applicata al mondo femminile, la conoscenza della masturbazione, come riferisce la prima ragazza, non è appresa da coetanee, ma casualmente e soggettivamente. La sua esperienza non avviene però come scoperta del proprio corpo, perché avviene molto presto, ma come fuga da un ambiente, in particolare la scuola che le trasmette una forte ansia.
La masturbazione rappresenta quindi una gratificazione e, infatti, l’eccitamento coincide sempre con i momenti in cui prova maggior difficoltà o incapacità. L’eccitamento che ha provato nella prima adolescenza rimane legato a momenti d’incapacità e difficoltà, ancor oggi non riesce a provare un ugual eccitamento e piacere durante il rapporto eterosessuale. La ragazza riferisce che i genitori sono stati assenti nella sua formazione, ha appreso le nozioni di base tramite la scuola e i libri, e per questo non è rimasta particolarmente stupita delle trasformazioni del proprio corpo, e ha accettato con naturalezza la prima mestruazione, come cambiamento fisiologico, nonostante le difficoltà avute a parlare di un tale argomento considerato tabù, con la propria madre.
Il terzo ragazzo mostra particolari difficoltà nell’esprimersi, prende molto alla larga l’argomento sessuale, per allontanare il più possibile il momento di riferire in modo preciso le proprie esperienze. Inizia il racconto partendo dall’infanzia e dai primi giochi di gruppo fra i due sessi, è in questo periodo che inizia a conoscere il mondo femminile con fini di sola curiosità e gioco. Anch’esso è molto orgoglioso della propria precocità e di essere cercato costantemente dalle bambine. Nonostante questa soddisfazione nell’approcciarsi al sesso così precocemente riferisce che inizialmente la masturbazione avviene solo come fatto meccanico, solo in un secondo tempo con i consigli di un amico, giunge alla prima eiaculazione, che ancor oggi ricorda come un bellissimo momento, pratica ancor oggi, la masturbazione come momento di ritrovata sicurezza, poiché rivive questi momenti la gioia e la sicurezza del passato, inoltre rimane stupito che anche le ragazze abbiano esperienze di masturbazione.
La seconda ragazza cerca una fuga dall’esprimersi già dall’inizio, chiedendo a cosa è utile tal esperienza. Riferisce dei suoi primi giochi tra coetanei sia maschili sia femminili, i primi piaceri provati in questi momenti nonostante i sensi di colpa indottigli da una famiglia che non accetta tali scoperte. Questo racconto dimostra come in famiglia non si affrontano argomenti riguardanti la sessualità, ma si cerca di evitare di parlarne con il silenzio. La ragazza presenta un forte dispiacere per le punizioni annunciate, dai suoi genitori, per i suoi comportamenti proibiti, ma mai eseguite. Lamenta la mancanza di comunicazione, specialmente con la madre, che avrebbe dovuto iniziarla al sesso senza nessun timore, ma come un’esperienza naturale. La mestruazione non ha rappresentato per lei il passaggio all’età adulta, al divenire donna, poiché la madre aveva trasmesso questo avvenimento più per timore di eventuali gravidanze che per informazione dell’avvenuto passaggio da bambina a signorina. La masturbazione è stata scoperta in un secondo tempo, quando liberata da vecchi preconcetti di peccato, ha cominciato ad accettare il proprio corpo come fonte di piacere naturale e ha provato la sensazione emotiva nello scoprirlo.
Come si può costatare da una così breve ma indicativa relazione, come i giovani del gruppo, preso in esame, vivono il loro vissuto esperienziale costellato da timori e tabù. Le motivazioni possono essere di varia natura, non è questa la relazione per descriverle, secondo il mio parere il tutto è riconducibile a una disinformazione”voluta” e qui chiamo in causa degli organi predisposti e competenti i quali devono prendere conoscenza e affrontare il problema della corporeità e della sessualità fin dalla scuola media in maniera laicista senza lasciare nei giovani il dubbio.
Alla famiglia si devono fornire gli strumenti perché affrontino questi temi al loro interno, solo così si può vivere la sessualità per nostra libera scelta attraverso il desiderio e non per l’accesa curiosità di provare o di sentirsi adulti, perché si cadrebbero nell’errore di apprendere una sessualità falsata, creando così dei problemi che con il tempo possono recare vari disturbi anche di grave entità.





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